Elezioni 2015, dai territori cambiano i confini della politica

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Ad Albano Laziale la tomba degli Orazi e Curiazi
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Ad Albano Laziale la tomba degli Orazi e Curiazi

Le elezioni regionali, il primo turno delle amministrative del 31 maggio scorso e i ballottaggi nei comuni sopra i 15000 abitanti del 14 giugno sono un’istantanea di politica che cambia, da quella a cui siamo stati abituati per anni. Quel percorso iniziato alle elezioni europee di un anno fa, con il prologo delle politiche del 2013, continua a mutare il campo ed i confini del confronto, con un rifiuto piuttosto netto dei vecchi schemi ideologici.

Se a primavera 2014 il PD di Matteo Renzi trionfava con una percentuale di voto superiore al 40%, a primavera 2015 i cittadini scelgono secondo il parametro della credibilità, del legame con il territorio e della scelta dei contenuti.

L’Editore di Meta Magazine, Andrea Titti, ha insistito negli ultimi tempi più volte su questo concetto, parlando di persone, scegliendo chi è “culturalmente vicino”, di contenuti, “selezionando temi da offrire alla politica tutta”, e di territorio, “perché “è preferibile restare fuori dagli attuali partiti, o sedicenti tali, ritenendoli inutili ad un progetto politico di reale innovazione”.

Non è la sola presenza del Movimento Cinque Stelle ad aver mutato il quadro politico, è cambiata la mentalità degli elettori che con il proprio voto premiano coalizioni locali che si contaminano.

Ci sono vittorie sfiorate come quella di Claudio Ricci in Umbria, con il governatore uscente Katiuscia Martini che a fatica si è riconfermata, e successi colti in maniera inattesa come il trionfo di Luigi Brugnaro a Venezia. Laddove nel 2013 aveva fallito l’ex ministro Renato Brunetta, ha avuto successo l’imprenditore. Se il primo turno veneziano era stata una primaria d’opposizione, schema che pervicacemente l’area di centrodestra continua ad utilizzare sconcertando il suo elettorato, alle urne nel secondo turno gli elettori dei tre candidati che rappresentavano la Lega Nord (quarta dietro il M5S) Fratelli d’Italia (quinta) e l’area civica dello stesso Brugnaro (seconda), si sono ricompattati decretando la nascita di un area politica diversa.

Un civismo moderato che è stato premiato in altre grandi città chiamate al voto nel turno di ballottaggio, questo schema è stato vincente soprattutto dove il Pd ha sbagliato candidato: come in Liguria con Raffaella Paita o a Venezia con lo stesso Casson. C’è l’eccezione di Mantova ed in generale di altri comuni lombardi in controtendenza con il risultato di questa tornata elettorale, ma il messaggio politico non cambia.

Nessuno, neanche Silvio Berlusconi e/o Matteo Salvini possono cantare vittoria, ma riflettere, così come deve fare il premier Matteo Renzi sul segnale politico dato dai cittadini, che muta le certezze di pochi mesi fa.

Nel Lazio, tornando ai nostri territori, ed in particolare in provincia di Roma o Città Metropolitana che dir si voglia, il Pd coglie due importanti successi dal punto di vista numerico e politico. Se a Colleferro il giovane Pierluigi Sanna archivia un ventennio di amministrazioni centrodestra sconfiggendo in maniera netta e con numeri più che rotondi Silvano Moffa: ex sindaco, ex presidente della provincia di Roma ed ex politico di caratura nazionale, ad Albano Laziale, Comune più grande al voto nel Lazio, Nicola Marini si riconferma sindaco con una coalizione diversa.

Lo scontro con i civatiani, che al primo turno avevano colto un prestigioso risultato con il candidato sindaco Giorgio Battistelli, non impedisce a Marini di essere ancora sindaco con una coalizione rinnovata e con una grande presenza di donne in consiglio comunale, che si preannuncia consistente anche in Giunta. Una proposta politica che archivia pezzi importanti della classe politica di centrodestra e non solo in città. Dopo 10 anni di governo nei primi anni duemila però, continua la permanenza in opposizione. Marco Mattei ha avuto un indubbio successo con i suoi candidati e lo stesso Marco Silvestroni, grazie all’apparentamento con il candidato sindaco Gino Benedetti, porta in consiglio comunale oltre a se stesso anche il suo candidato più votato di FdI-An, Edmondo Segrella. Forse anche Mario Dargento capofila di Noi con Salvini.

Perdono la possibilità di eleggere il secondo consigliere il Movimento Cinque Stelle che avrà la sola candidata sindaco Federica Nobilio a rappresentare per la prima volta l’M5S a Palazzo Savelli e la coalizione di Battistelli.

Certo Albano Laziale dopo quindici anni è tornata ad affrontare un turno di ballottaggio, il Pd ha visto ridurre sensibilmente i suoi consensi, ma tante cose sono cambiate.

Se nel vecchio centrodestra albanense in tanti sono stati esclusi dal consiglio comunale, lo stesso si può dire per i rappresentanti dell’area di sinistra di Albano 2030 e non solo, al di là delle decisioni che il Maestro Battistelli prenderà nel primo consiglio comunale di fine mese.

Si vota poco, ad Albano come nel resto d’Italia, i cittadini rifiutano di ragionare secondo abitudini consolidate e non inganni la sbornia di preferenze ad Albano per i candidati più votati di alcune liste figlie anche della doppia preferenza di genere e dei derby consumati tra le vecchie correnti in Forza Italia.

Gli elettori premiano la credibilità, gli scandali degli ultimi mesi hanno continuato ad allontanare cittadini dalle urne, ma chi va a votare sceglie chi ha un’organizzazione che permette un confronto con la cittadinanza e sa cogliere le istanze e i segnali dell’elettorato. Non è più tempo di promesse, ma di tracciare una rotta che vada al di là del contingente.

E’ un evoluzione della politica che se ha spiazzato tutti prima nel 2013, poi nel 2014 e anche, se non soprattutto, nel 2015, che non promette di arrestarsi facilmente.

Sta alla politica affrontare il banco di prova delle importanti comunali 2016 con spirito nuovo e consapevolezza del mutato quadro complessivo. Quello del prossimo anno sarà un test importante che potrebbe assumere valenza nazionale a seconda degli sviluppi e dei destini di importanti istituzioni in particolare nel Lazio nel prossimo futuro, vedi Roma e Regione.

Nella consapevolezza dei riflessi che potrebbe avere sul governo e sulla durata della legislatura con il 2016 alle porte e la possibilità di votare con la nuova legge elettorale.

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