Elezioni Fnsi, Marco Chinicò per le riforme a sostegno dell’editoria pura

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Marco Chinicò
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Marco Chinicò

Nel prossimo fine settimana ci saranno le elezioni per il rinnovo degli organi Fnsi (Federazione Nazionale Stampa Italiana) Stampa Romana, il sindacato dei giornalisti. Ad esprimere le loro preferenze sono chiamati tutti i giornalisti del territorio: Meta a tal proposito a voluto ascoltare le ragioni ed i programmi di un candidato, il collega Marco Chinicò.

Perché hai deciso di candidarti?

“Vorrei precisare che sono candidato, come possibile delegato, per Stampa Romana. Ho ritenuto opportuno fare questa scelta in quanto, dopo sei anni e mezzo di professione svolta e un paio di vicissitudini professionali avute, molto significative, ritengo che ci sia il bisogno di persone che vogliano lavorare per il bene della professione con la speranza di aiutarla, pian piano, a uscire da questo lungo coma reversibile che, purtroppo, sta vivendo da anni”.

Quali pensi siano le criticità della professione giornalistica oggi?

“La pochissima presenza di un’editoria pura. Gli editori puri non mancano del tutto in Italia, però sono maggiori i casi in cui c’è una troppa presenza della politica dentro il nostro sistema editoriale. Mi permetta questa metafora “cinematografica”, se dovessimo oggi fare un remake del famoso film musicale di Robert Wise e interpretato dalla bravissima Julie Andrews, “Tutti insieme appassionatamente”, potremmo benissimo farlo scegliendo oggi come figure protagoniste, editoria e mondo politico. Ne uscirebbe fuori un cast eccellente. Un connubio che nasce dalla storia in quanto, se si fa un piccolo salto nel passato, i primi giornali erano organi d’informazione dei partiti e da li, pian piano, si è sempre vista la troppa intromissione della politica nell’informazione. Le grandi critiche che piovono quando si parla di servizio pubblico, la lunga storia sul conflitto d’interessi mai risolto, sono fatti che insegnano come l’informazione non sia libera. Non è facile cambiare questa cultura però proviamo a essere ottimisti e a pensare che un giorno vedremo un minimo cambiata questa tendenza”.

Come pensi si possano risolvere?

“Ci sono due grossi problemi di fondo, non solo per l’editoria, ma per tutta l’imprenditoria nostrana: tassazione e costo del lavoro alle stelle e una burocrazia asfissiante. Al nostro Parlamento il compito di legiferare per risolverli. Come prima cosa, il futuro sindacato può proporre di rivedere i finanziamenti alla grande editoria. I colossi dell’informazione non possono essere abbandonati perché sono la storia dell’informazione italiana, ma al tempo stesso bisogna garantire l’accesso al credito a tutti i gruppi editoriali e in modo equo. Devono essere aiutati solo quei quotidiani che vivono uno stato di crisi accertato e documentato nel vero senso del termine. Credo che bisognerebbe ripartire in primis dalle fondamenta ovvero da quel principio costituzionale che dice che l’impresa è libera. Bisognerebbe un po’ revisionare quel concetto, ricordando un principio di buon senso importantissimo; l’impresa deve rimanere sempre libera, ma l’editore è un imprenditore di giornali, TV, radio, agenzie di stampa o testate online che dovrebbe investire un capitale sociale ragionevole, frutto di un “business plan” preciso e strategico, sia sotto l’aspetto editoriale che pubblicitario, avvalersi di agenti pubblicitari esperti e in grado di capire quali sono i possibili acquirenti interessati a farsi pubblicità sul “tuo” giornale, a patto che tu offra loro un servizio ben preciso e convincente. Il periodo non è facile, il mercato pubblicitario è in grosse difficoltà, ma se sei un editore capace e hai quel “quid” in più ovvero un certo senso dell’investimento e dell’affare nulla è impossibile. Solo così la società editoriale può funzionare e tutti i giornalisti, dipendenti o freelance potrebbero essere pagati dignitosamente. Da un bel po’ di tempo gli editori sono soggetti più a critiche che ad elogi. Io voglio essere costruttivo e dico che bisogna aiutare gli editori stessi e, non dimentichiamo, che un editore bravo, capace di costruire un progetto editoriale-giornalistico nuovo, inedito, in grado di attirare lettori e che non ha precedenti penali, merita quel “diritto sacrosanto”, l’accesso al credito e ai finanziamenti. Non dimentichiamo però un’altra non meno importante questione: “i finanziamenti devono essere una risorsa in più e non ricorrere subito ai finanziamenti, senza aver fatto, ripeto, un ragionevole investimento iniziale”.

Cosa può fare il sindacato?

“Un sindacato che si rispetti, deve lavorare al fianco dei giornalisti e degli editori che vogliono il bene dell’editoria e dell’informazione, garantendo un giornalismo imparziale, sempre alla ricerca della verità e rispettoso del pluralismo. Occuparsi di tutti quei precari che, purtroppo, non riescono ancora a trovare una collocazione, aiutare tutti i colleghi messi in cassa integrazione, svolgere con l’Ordine dei giornalisti nazionale, regionale, INPGI e FNSI nazionale, un lavoro collettivo che garantisca a tutti i colleghi, bravi e meritevoli, quei diritti sanciti costituzionalmente, e di cui avrebbero bisogno: diritto allo stipendio e a una vita dignitosa, diritto a ogni forma di assistenza e tutela in caso di problemi, diritto a una pensione. Un altro e non meno importante aspetto, raccogliere le denunce di quei colleghi che segnalano problemi all’interno delle redazioni: sfruttamento sul lavoro, quindi lavoro gratis, non rispetto degli accordi contrattuali, casi di mobbing, condizioni igienico-sanitarie deleterie. Se è il caso e ci sono tutti i requisiti e le prove schiaccianti, segnalare il tutto all’autorità giudiziaria”.

Quali saranno i tuoi interventi qualora dovessi essere eletto?

“Ho un progetto ben preciso, aiutare l’editoria e la nostra categoria professionale guardando all’Europa. Penso che sia molto importante presentare e promuovere tutti gli interessanti progetti editoriali nei palazzi istituzionali europei, augurandoci che da parte dell’Unione Europea ci sia la voglia di aprire le porte a tutto ciò con l’apertura di progetti o bandi di concorso volti a offrire queste possibilità. L’informazione, non è una novità quel che dico, è cambiata e, ne sono più che sicuro, non possiamo restare ancorati alla nostra vecchia mentalità provinciale. Avere il coraggio di uscire dal nostro territorio e proporsi a una prospettiva estera. Anche qui, niente è facile e scontato, ma al tempo stesso nulla è impossibile”.

Come è nata la tua passione per il giornalismo?

“Ho riscoperto la bellezza di scrivere all’inizio dell’anno 2008. Era dal tema in classe dell’esame di maturità che non mi esprimevo più con la scrittura, tutto è cominciato come semplice hobby e poi?…ho iniziato a capire che potevo investire su me stesso in questo settore. Ho avuto delle esperienze molto interessanti, formative, ne ho avute un paio, la prima come giornalista e la seconda come addetto stampa sulle quali, come si dice in gergo, “stendiamo un velo pietoso”, sono giornalista pubblicista da due anni, collaboro anche con realtà straniere e quest’estate ho fatto un’esperienza lavorativa di un mese a Bruxelles, altrettanto interessante e importante. Mai dire mai e perseguire con testardaggine i propri obiettivi”.

 

 

 

Cosa può fare il sindacato?

“Un sindacato che si rispetti, deve lavorare al fianco dei giornalisti e degli editori che vogliono il bene dell’editoria e dell’informazione, garantendo un giornalismo imparziale, rispettoso del pluralismo. Occuparsi di tutti quei precari che, ancora purtroppo, non riescono a trovare una collocazione, aiutare i cassa integrati, svolgere insieme con l’Ordine dei giornalisti nazionale, regionale, INPGI e FNSI nazionale, un lavoro collettivo che garantisca a tutti i colleghi, bravi e meritevoli, quei diritti sanciti costituzionalmente, e di cui avrebbero bisogno: diritto allo stipendio e a una vita dignitosa, diritto a ogni forma di assistenza e tutela in caso di problemi, diritto a una pensione”.

Quali saranno i tuoi interventi qualora dovessi essere eletto?

“Ho un progetto ben preciso, aiutare l’editoria e la nostra categoria professionale guardando all’Europa. Penso che sia molto importante presentare e promuovere tutti gli interessanti progetti editoriali nei palazzi istituzionali europei, augurandoci che da parte dell’Unione Europea ci sia la voglia di aprire le porte a tutto ciò con l’apertura di progetti o bandi di concorso volti a offrire queste possibilità. L’informazione, non è una novità quel che dico, è cambiata e, ne sono più che sicuro, non possiamo restare ancorati alla nostra vecchia mentalità provinciale. Avere il coraggio di uscire dal nostro territorio e proporsi a una prospettiva estera. Anche qui, niente è di facile e scontato, ma nulla è impossibile”.
Come è nata la tua passione per il giornalismo?

“Ho riscoperto la bellezza di scrivere all’inizio dell’anno 2008. Era dal tema in classe dell’esame di maturità che non mi esprimevo più con la scrittura, tutto è cominciato come semplice hobby e poi?…ho iniziato a capire che potevo investire me stesso in questo settore. Ho avuto delle esperienze molto interessanti, formative, ne ho avute un paio, la prima giornalista e la seconda come addetto stampa che, come si dice in gergo, “stendiamo un velo pietoso”, sono giornalista pubblicista da due anni, collaboro anche con realtà straniere e quest’estate ho fatto un’esperienza di un mese a Bruxelles altrettanto interessante e importante. Mai dire mai e perseguire con testardaggine i propri obiettivi”.

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