Emanuela Bruni, l’Aula Bunker di Palermo e la memoria di Falcone e Borsellino

Emanuela Bruni "Rumori e voci fuoricampo nella storia e nella memoria - l'Aula Bunker e la memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino"

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Emanuela Bruni nell'Aula Bunker di Palermo

“RUMORI E VOCI FUORICAMPO NELLA STORIA E NELLA MEMORIA- L’AULA BUNKER E LA MEMORIA DI GIOVANNI FALCONE E PAOLO BORSELLINO

Ci sono luoghi che risuonano, altri che rimbombano. Non è solo una questione di eco. Non accade sempre, non accade ovunque. Ci sono degli spazi che traboccano di rumori e voci fuoricampo, di passi felpati, pesanti e strascicati, di voci sommesse e gridate. Ci sono dei luoghi dove il rumore dei tuoi passi non basta a giustificare il rimbombo che senti. L’aula tra poco si riempirà dei più alti rappresentanti delle Istituzioni: il Presidente della Repubblica e quello del Senato. E’ il 23 maggio 2017. Ora però è vuota, eppure c’è un eco di voci assordante, voci confuse, un brusio di parole incomprensibili, quasi fosse un’altra lingua, voci ironiche e di sfida, melliflue o irridenti. Poi ci sono rumori detonanti, scoppi improvvisi, crepitii e sirene spiegate. Pianti e urla disperati. Ci sono luoghi che risuonano, altri che rimbombano eppure tutto intorno è muto, vuoto e silente. Non è una colonna sonora. Sono le voci di uomini d’ onore in gabbia. Tutto si mescola in quest’aula, realtà e memoria, dove rimbombano le voci della storia. Per entrare nell’aula Bunker di Palermo si percorre un lungo corridoio: un tunnel dove piccoli lucernai squarciano i muri e lasciano intravedere il cielo e le torrette di sorveglianza. Baluardi di un mondo altro che non si vede, di cui nulla si deve sapere. L’ aula sembra immensa, se non fosse un aula di giustizia, potrebbe essere un teatro: ecco il palco dove siedono i giudici e i testimoni, la platea dove siedono decine di avvocati, in alto, la galleria per la stampa. E poi, infondo ci sono le gabbie! Il luogo è muto ma non silente. Tante narrazioni rimbombano. Storie drammatiche di sangue e di terrore, tante storie di mafia e malaffare. Storie di uomini che hanno dato la vita per un ideale e la collettività. Ci sono dei luoghi vuoti e spogli che si riempiono di immagini. Ci sono muri bianchi su cui il ricordo proietta volti familiari e facce strafottenti da galera; scene di attentati, roghi e auto sventrate, corpi agonizzanti e cadaveri mutilati. Ci sono luoghi vuoti in cui l’abisso dell’abominio ti si scarica addosso: grave e pesante. E lo vedi quasi materializzarsi, in immagini e suoni. Ci sono luoghi vuoti e rimbombanti dove s’addensano striduli racconti oscuri di connivenze e false verità. Ci sono luoghi simbolo per celebrare e ricordare le vite eroiche di uomini come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino Ci sono momenti e ricordi intimi e personali che danno senso all’impegno ideale e istituzionale. Era il 23 maggio 2017, venticinque anni della strage di Capaci. Sono passati 28 anni dalla morte di Falcone ma ancora tante voci, questa volta umane e concrete, dovrebbero raccontare.” Lo racconta Emanuela Bruni

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