Eurobasket, Italia col fiato corto batte l’Islanda

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andreassi_datome
Luca Andreassi e Gigi Datome
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Luca Andreassi e Gigi Datome

Avete presente quelle volte in cui andate a correre e non riuscite a spezzare il fiato? E’ esattamente quello che succede a questa Italia che ha una difficoltà estrema a fare la partita contro una Islanda che non ha alcun timore reverenziale (e perché dovrebbe averne? L’Italia di ieri non mette davvero paura a nessuno). Partita, ricordiamolo, da dentro o fuori.

Il primo e secondo quarto viaggiano punto a punto con qualche elastico nel punteggio ora dell’Italia con la bomba di Gentile ora dell’Islanda con le triple di Palsson.

Stasera in difesa ci siamoun po’ di più. E c’è Bargnani. Se ne sono accorti tutti. Anche Carlton Myers da studio. Tutti tranne Pianigiani che non prevede schemi di attacco che lo coinvolgano. Ed allora il Mago si prodiga in difesa. Minuti di altissimo spessore nel secondo quarto. Finalmente in palla. Tuttavia anche oggi le amnesie difensive non mancano e le paghiamo con le triple che subiamo dall’Islanda. Che la mano ce l’ha calda eccome. E non è il problema più grande di oggi. Oggi il vero problema è l’attacco. Col Gallo in panchina per i due falli commessi in un amen, con Gigi Datome mestamente seduto in panca dopo un avvio convincente per un risentimento muscolare all’adduttore sinistro, insistiamo a cercare canestri difficili contro una difesa molto mobile che accetta i cambi. E noi insistiamo a provare a bucarla con pick and roll che non danno gli effetti sperati. Ed anche oggi, non voglio essere noioso, ma dovrebbe essere il coach a suggerire di smetterla con questi pick and roll che ci mandano solo a sbattere contro un muro. Il tutto con Bargnani fuori dai giochi. Lo schema in questo primo tempo è Belinelli e Gentile palla in mano e testa bassa. Davvero non una tattica vincente. Stiamo comunque sopra di quattro all’intervallo lungo. Ma questi nel frattempo ce ne hanno fatti 37!

Partiamo cattivi nel terzo quarto con Cusin in campo al posto di Bargnani. Andiamo sopra di otto ma è un’illusione. Ion Stefansson, atleta che tutti i tifosi della Virtus Roma rimpiangono (o meglio rimpiangerebbero se la loro squadra non fosse stata autoretrocessa in serie A2 dal proprio Presidente) riporta sotto l’Islanda. Con un Cusin che sembra inadeguato a questi livelli. Ma Pianigiani si supera. Anziché emarginare dagli schemi Bargnani come ha fatto nel primo tempo, decide di tenerlo direttamente seduto in panchina. Incredibile.

Andiamo all’ultimo riposo sopra di quattro punti. Ma senza grandi meriti. Si è solo raffreddata la mano degli islandesi. E ci dice pure bene perché due bombe dei nostri avversari escono letteralmente da dentro il canestro. In un quarto all’Islanda (no alla Serbia o Spagna o Francia ma all’Islanda) facciamo 11 punti. Con l’atleta più in palla in panchina. Sostituito da Cusin o Melli. Se me lo raccontassero non ci crederei.

Rientra Bargnani all’inizio del quarto quarto. Mette due punti, recupera una palla in difesa e fa altre cose buone. Ma resiste solo un paio di minuti. Perchè Pianigiani la vuole proprio perdere questa gara.

Ci si mettono anche gli arbitri che a sei minuti dalla fine inventano un fallo di Gallinari. Il quinto del Gallo che saluta i compagni lasciandoli in stato confusionale. Un fallo quello fischiato al Gallo che mi ha ricordato i falli fischiati dagli arbitri contro la Virtus Roma quando i romani si avvicinavano a Moss e Ress nella finale scudetto tra Siena e Roma. Là diciamo che era una regola. Nessun contatto e fallo a favore di Siena. Ma quella è un’altra storia.

A quattro minuti siamo sotto di tre. Le gambe tremano. Azioni di attacco scriteriate. Tiracci da fuori senza un perché.

Ci pensano Belinelli, Aradori e Gentile, con un parziale di dieci a zero a riportare sopra di sette gli azzurri a due minuti dalla fine. E di fatto a chiudere una partita che ad un certo punto abbiamo pensato essere irrimediabilmente compromessa.

Ma, al di là del risultato, c’è davvero ben poco di cui essere felici. Una squadra che squadra non è. Senza ritmo. Con scelte in attacco pazzesche. Amnesie in difesa colossali. Gigi Datome infortunato. Un coach che pare incapace di leggere le partite . C’è bisogno di cambiare marcia. Di cominciare a combattere tutti insieme, coach compreso. C’è bisogno del nostro miglior Gigi Datome. Del capitano e condottiero che conosciamo. La foto che accompagna questo articolo vuole essere un augurio che l’infortunio sia cosa da poco e che lo si possa presto rivedere in campo.

Ma siamo vivi e voglio essere positivo. La squadra che ha giocato gli ultimi tre minuti non ha fatto sfaceli ma almeno ha fatto scelte logiche ed Aradori ne ha cambiato il volto. E’ sua la palma di MVP, più di Gentile che comunque 21 punti li ha messi. E poi , ad essere onesti, perché io riconosca ad un “Gentile” un riconoscimento, questi deve fare davvero qualcosa di eccezionale..

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