Eurobasket, Renzi prenoti il biglietto per la finale

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Andrea Bargnani
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Andrea Bargnani

Nessun articolo che parla di basket, oggi, dovrebbe avere un inizio diverso dal ricordo di Moses Malone, scomparso improvvisamente proprio oggi. Perché Moses Malone era il basket. I numeri parlano per lui: un titolo nel 1983 con la Philadelphia di Doctor J, 27.409 punti e 16.212 rimbalzi in carriera, tre volte mvp, 6 volte miglior rimbalzista della Lega, 12 chiamate per l’All Star Game, 20 stagioni di Nba sempre in doppia doppia di media. Eppure nel suo caso i numeri non sono sufficienti a descrivere la sua grandezza. Il mio amore per il basket è anche merito suo. Ed oggi muore anche un pezzettino di me.

E voglio continuare sull’onda dei ricordi. Era una serata di fine estate del 2004. Erano le Olimpiadi di Atene. Nelle semifinali incrociammo la Lituania, campione d’Europa. Speranze di arrivare in finale poche. Pochissime. Ho ricordi nitidissimi di quella serata. Ricordo l’inizio drammatico. Bombardati da Lavrinovic e da Macijauskas. Ma ricordo anche una squadra di talenti forse non eccelsi ma certamente una squadra di uomini veri che pian piano sale in cattedra e doma i giganti lituani. Gli eroi di quella serata rispondono ai nomi di Basile (ne mise una trentina), Galanda, Pozzecco, Marconato, Soragna guidati da coach Recalcati. A distanza di 11 anni la storia si ripete. Non sono le semifinali ma i quarti di finale. Non è un’Olimpiade ma un Campionato europeo. La Lituania di oggi non è la squadra stellare di un decennio fa. Ma io ho gli stessi brividi. Ma anche le stesse sensazioni positive che si possa fare ancora tanta strada in questo campionato europeo.

Lo abbiamo dimostrato stasera. Israele non è una squadra stellare, si dirà. In realtà Omri Casspi, ala piccola dei Sacramento Kings è un signor giocatore e Mekel, play della Stella Rossa, vero metronomo della squadra, non è affatto male. Ma Israele mette il naso avanti solo sulla prima azione. Dal 2 a 0 iniziale è progressivamente affondata sotto i colpi di un ispirato Gentile (saranno 27 i suoi punti alla fine con 5 rimbalzi e 9 falli subiti), di un concreto Belinelli che con le sue triple nel secondo quarto firma lo strappo decisivo da cui Israele non si riprenderà più, di Bargnani che finchè rimane in campo fa sentire il suo peso sia in difesa che in attacco e sembra sempre più padrone della difesa azzurra. Ma affonda anche sotto i colpi del gregario Cusin, autore di una mirabile prova in difesa nel secondo quarto, di uno sfacciato Della Valle che mette otto punti senza alcun timore reverenziale, di un ordinato Cinciarini. I trenta punti di divario tra noi ed Israele, i soli 52 punti a cui li releghiamo non sono, però, frutto dei singoli. Ma di una squadra. Una squadra vera che oggi dà una dimostrazione di forza impressionante. Perché, vedete, in fondo il basket è un gioco semplice. Israele non riesce a difendere, vittima del nostro talento e del nostro gioco corale. E non difendendo non riesce a giocare in transizione. La luce di Mekel si spegne. Il talento di Casspi naufraga in miseri 8 punti. Ecco spiegato questo largo successo.

Ma voglio sintetizzare la vittoria di oggi in cinque chiavi che solo se attivate tutte e contemporaneamente, come è accaduto oggi, ci consentiranno di andare avanti nel torneo.

  1. Ne abbiamo davvero tanto. E distribuito in tante mani non solo in quelle dei nostri americani.
  2. Se entriamo in ritmo possiamo battere chiunque.
  3. Che in ritmo (vedi il secondo punto) ci consentono di abbattere un toro.
  4. Continuità. Tutti gli interpreti chiamati oggi sul parquet hanno giocato con intensità dal primo all’ultimo secondo. Anche quando era chiaro che il risultato fosse in cassaforte.
  5. Negli sguardi dei nostri oggi c’era la consapevolezza. Consapevolezza di essere forti. Consapevoli di essere maturi per l’impresa.

Aspettiamo la Lituania, dicevamo. Con la speranza che il problema di Bargnani al polpaccio sia di poco conto. Jonas Maciulis è bene che non venga lasciato solo lì sotto.

E consentitemi una digressione. Alle sterili e strumentali polemiche contro il Premier Renzi per essere andato ad assistere alla finale di tennis tra Pennetta e Vinci (perché è tennis ovviamente. Perché Pertini e Napolitano alle finali dei campionati del mondo era giusto che ci fossero. Quello è calcio. Vuoi mettere il calcio col tennis? Per di più femminile. Ma dai siamo seri) replico con l’augurio che ce ne siano altre legate alla presenza del Premier alla finale dei campionati Europei di basket in cui l’Italia (la nostra Italia) si gioca il titolo.

Forza ragazzi. Flavia Pennetta, Roberta Vinci, Gregorio Paltrinieri, Fabio Aru, Federica Pellegrini, Tania Cagnotto, le ragazze della ginnastica ritmica d’oro ai mondiali, vi aspettano per festeggiare, tutti insieme, i trionfi dell’Italia in questa splendida estate.

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