#EuroBasket2017 siamo nelle mani di Gigi

Luca Andreassi si affida a Gigi Datome

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Datome

“La Nazionale più forte di sempre” è diventata la “Nazionale che può fare di tutto”. A dirlo è sempre il Presidente della Federazione Petrucci. Al di là delle scarse doti divinatorie di Petrucci, ad oggi, l’unica cosa di cui siamo certi è che questa squadra di talenti incompiuti ha fallito tutti gli appuntamenti a cui è stata chiamata. Non si è qualificata ai Mondiali del 2013 (eliminati da quella Ucraina considerata la cenerentola del nostro girone in questi Europei – Attenzione!), è stata eliminata ai quarti di finale all’Europeo 2015 e, ferita ancora aperta, è stata sconfitta dalla Croazia nel torneo preolimpico giocato a casa nostra a Torino che ci ha chiuso, ancora una volta, le porte dei giochi olimpici. Ed a niente è servito chiamare Ettore Messina a guidare questa armata. Anche perché, diciamocelo, questa squadra aveva ed ha bisogno di un allenatore a tempo pieno e non di un coach, bravo quanto si vuole, che passi il 90% della sua vita dall’altra parte del mondo. Ma in fondo avere un parafulmine come coach Messina serviva a tutto il movimento. Piuttosto continua a rimanere per me un mistero la motivazione per cui lo stesso Messina abbia accettato l’incarico. Ipertrofia dell’ego? Non lo sappiamo ma non è di questo che dobbiamo parlare. Ci aspettano gli Europei e, probabilmente, questa, sia per Messina che per la squadra, è l’ultima chiamata utile prima di essere mestamente classificati nella categoria dei più grandi fallimenti della storia del basket italiano. Ultima chiamata perché già sappiamo che Messina lascerà dopo gli Europei la barra di comando a Meo Sacchetti, coach stimato, serio professionista, che ha vinto tutto sia da giocatore che da coach (ed ha vinto a Sassari non a Milano o Siena); Marco Belinelli ha già annunciato che probabilmente abbandonerà l’azzurro dopo questo torneo. Ed altri pezzi importanti già li avevamo persi per strada: il Mago Bargnani sembra rapidamente avviato sulla via del ritiro, Gentile viene da un’annata disastrosa. E Gallinari cosa farà dopo quel pugno in amichevole all’olandese Kok che ha compromesso il suo Europeo e, forse, anche la sua immagine di atleta? La domanda diventa, dunque, cosa ci si possa realisticamente aspettare da questi Europei. Rispondere è piuttosto complicato. Quando vennero sorteggiati i gironi e noi finimmo con Israele, Georgia, Germania, Israele, Lituania ed Ucraina, tirammo un bel sospiro di sollievo. Dopo un anno anche l’Ucraina guidata dal da Lukashov e Bobrov sembra un ostacolo difficile da superare. Senza parlare della nostra bestia nera Lituania del centro dei Raptors Valanciunas e della nostra conoscenza milanese Kalnietis o dei padroni di casa di Israele del talento Casspi appena passato ai campioni NBA dei Golden State Warriors. Ed anche la Georgia e la Germania priva di Novitzki, apparentemente più alla nostra portata sono tutt’altro che da sottovalutare. A questo aggiungiamo i fatti che hanno accompagnato l’avvicinamento dell’Italia al Torneo. Dal cazzotto con conseguente mano rotta di Gallinari all’infortunio di Datome, ai tira e molla su Cusin, un giorno convocato un giorno rimandato a casa, alla scelta di puntare su Cervi prima di ritenerlo inadeguato ad un torneo di questo livello, a un Cinciarini incredibilmente preferito ad Amedeo Della Valle, alle tante sconfitte in amichevole. Il tutto associato alla considerazione tecnica che, qualsiasi sia l’avversario, concediamo in ogni ruolo 10 cm di altezza e 10 kg di stazza. Tutto lascia presagire una disfatta sportiva in un torneo in cui la Spagna di coach Scariolo dei fratelli Gasol pare non avere grandissimi rivali. Forse la Serbia di Djordjevic o la Francia potrebbero infastidirla. Certamente non noi. Almeno sulla carta. Ma c’è un ma. Questo è l’Europeo dei grandi assenti. Mancherà Gallinari all’Italia, Llull alla Spagna, Jokic, Bjelica, Raduljica e soprattutto Teodosic alla Serbia, Tony Parker, Gobert e Batum alla Francia, Giannis Antetokounmpo alla Grecia. Già questo lo rende un Europeo anomalo che sfugge ad ogni pronostico. E l’Italia? Non possiamo che aggrapparci a delle caratteristiche storiche della nostra Italia. Noi diamo il massimo nelle situazioni di difficoltà. Sempre. Ma se vogliamo limitarci all’aspetto sportivo basti ricordare in che condizione abbiamo vinto gli ultimi due mondiali di calcio ma anche gli ultimi europei di basket vinti non ci davano certamente per favoriti. E se non è una situazione drammatica questa non saprei a cosa pensare. Grinta, sacrificio, senso di appartenenza, gioco di squadra, nessuna primadonna mi sembra il minimo sindacale da chiedere a questa Nazionale. Che un asso nella manica ancora ce l’ha. Si chiama Gigi Datome, campione d’Europa con il suo club e vero leader. Un giocatore a cui i milioni di euro prima americani e poi turchi non hanno tolto la voglia di sudare e di lottare su ogni pallone come quando a Roma con la maglia della Virtus contendeva lo scudetto alla Mens Sana Siena (leggerete nelle statistiche che quello scudetto lo vinse Siena ma i tribunali hanno dimostrato che Siena vinse con l’inganno e solo delle assurde regole hanno impedito Gigi e quella Virtus di fregiarsi del tricolore). E Gigi cambia gli equilibri. Anche in Nazionale, se sarà supportato adeguatamente dalla mano calda di Belinelli, dagli assist di Hackett, dal Melli cresciuto alla corte di Trinchieri in quel di Bamberg e dalla grinta di Cusin. Allora nessun pronostico. Tratteniamo il fiato ed incrociamo le dita sperando n qualche allineamento cosmico che induca effetti positivi. Più ottimista di così non riesco. Si parte. Forza azzurri!

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