Fabiana Luzzi bruciata dalle fiamme dell’amore e dell’odio

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fabiana luzzi
Fabiana Luzzi vittima della violenza del fidanzato a Corigliano Calabro
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Fabiana Luzzi vittima della violenza del fidanzato a Corigliano Calabro

Si può scrivere dell’ennesimo caso di cronaca nera senza usare la solita retorica da scena del delitto? Ci proviamo, senza promettere nulla. Quasi tutti sono stati adolescenti, quasi tutti hanno vissuto quei momenti in cui il tuo mondo ti sta stretto e negli occhi di un tuo coetaneo vedi la fiamma dentro cui buttarti, a volte contro tutto e tutti. Non ci sono ne mezze misure ne tonalità medie di colori: o è bianco o è nero, o si ama o si odia, il significato dell’amore si confonde con le prime esperienze, il sesso è più curiosità che consapevolezza, tutto è tremendamente forte, bello, appassionante, ardente. Non ostante tutto questo la costante di fondo che lega al resto della vita questi anni irripetibili, segnandone spesso il senso, è una sostanziale ingenuità di fondo, una spensieratezza che ti fa vivere una spanna al di sopra di tutto. Cosa di questo è riscontrabile nella realtà concreta del mondo degli adolescenti d’oggi? Cosa di tutto ciò si può vedere nella fiammata che ha spento in un grido di dolore la vita di Fabiola Luzzi e di tanti ragazzi come lei che nel silenzio vivono quelli che dovrebbero essere i loro migliori anni? La parola amore, come l’amicizia, se pure ha conservato il suo significato da vocabolario, ha perso di senso, perchè snaturata da un mondo che trasforma le parole, con il loro uso da marketing pubblicitario, per salvare le apparenze, celando dietro una patina lucida una realtà violenta che nulla avrebbe a che fare con l’adolescenza. Quando i sentimenti sono messi in competizione, come trofei da esibire agli altri, per dimostrare la propria primazia: quando l’amore è potere e l’altro è il premio delle proprie conquiste, non sono più le persone protagoniste del vissuto ma ne diventano strumento per la propria affermazione individuale. Si confonde la passione con la possessione e, nei casi come quelli di Fabiola, si passa rapidamente all’ossessione: ossessione di un ragazzo che vede la propria compagna come una “proprietà”, un segno del proprio successo, della propria realizzazione personale, magari dentro una realtà territoriale e sociale che null’altro sa offrire se non quella giungla di “valori” in cui ci si può solo perdere. Tutto ci parla di sesso, senza che ci si fermi a capirlo, come se fosse l’ennesima seduta in palestra, come se fosse un prodotto da vendere e consumare. La sua importanza e bellezza passa in secondo piano, svilendo anche il concetto stesso di piacere, non più rivolto verso noi stessi, ma esclusivamente in funzione di ciò che sta fuori dal rapporto tra i suoi protagonisti, perchè l’importante è ciò che si racconterà, non ciò che si vive, l’importante sarà ciò che, attraverso il sesso praticato, la società ci donerà in termini di rispetto e “popolarità”. In questa giostra abilmente orchestrata dalla civiltà dell’apparenza intere generazioni si rendono schiave perdendo la più importante delle libertà, quella di innamorarsi. L’amore è il più privato dei sentimenti, il più fragile e quello che si custodisce con maggior cura nel profondo di ogni animo,                 quasi come per esternarlo si debba esserne certi, sentendone la grandezza crescere dentro di se, come la crescita di un bambino, come un fiore e come tutto ciò che vive. La sua unicità però,  per realizzarsi compiutamente, sta nell’esigenza di essere condiviso con un’altra persona. E’ qui, in questo bilanciamento, il punto da cui ripartire, nel considerare l’altro come parte e non strumento dei propri sentimenti. Così non è stato per Fabiola, vittima della stessa fiamma che da amore si è tramutata in odio.

Andrea Titti

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