Flash mob Non Una di Meno a Nemi

Non Una di Meno Castelli Romani protestano contro la maggioranza consiliare del Comune di Nemi dopo il respingimento della mozione di contrasto al ddl Pillon

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Non Una di Meno Castelli Romani a Nemi
“Negli ultimi mesi ci siamo trovate a fronteggiare l’ennesimo attacco contro la libertà e l’autodeterminazione delle donne, portato avanti dal senatore leghista Pillon – dichiarano le militanti e le attiviste di Non Una Di Meno Castelli Romani. E ciò si è aggiunto ad una situazione, in Italia, già ampiamente critica:  il tasso di disoccupazione femminile è sensibilmente più alto rispetto a quello maschile, il raggiungimento della parità salariale è ancora molto lontano e il lavoro di cura e assistenza domestica è relegato in prevalenza alle donne, senza essere riconosciuto. Per non parlare, poi dei numeri sui femminicidi e sulle violenze subite dalle donne, alti ed in crescita. I dati ci raccontano, infatti, di una donna uccisa ogni 3 giorni in Italia. In un quadro come questo, già raccapricciante di per sé, ora ci troviamo alle prese anche con il disegno di legge Pillon, che vuole regolare in modo diverso il diritto di famiglia e le norme su separazione, affido e mantenimento deille minori. Un progetto di riforma che vuole riportare l’Italia indietro di decenni, se non di secoli. Un disegno di legge che si iscrive perfettamente all’interno del programma politico del nostro governo di ultradestra. Nascondendosi dietro la falsa patina della “parità e della bigenitorialita’ perfetta”, l’obiettivo in realtà è tornare alla subordinazione femminile, aggravando rapporti di forza già svantaggiati per le donne. Si modifica la definizione di maltrattamenti, si introduce una falsa sindrome di alienazione parentale, si penalizza il coniuge più svantaggiato, si portano i rapporti ad una burocratizzazione estrema. I minori diventano oggetti, pacchi, da spostare fra una casa e l’altra, senza alcuna continuità e tutela – continuano le militanti e le attiviste di Non Una Di Meno Castelli Romani. Il Ddl Pillon raccoglie così insieme diversi aspetti inquietanti: 1. È CLASSISTA, perché penalizza i soggetti più deboli economicamente; 2. È AUTORITARIO, perché introduce forme di controllo e ingerenza da parte dello Stato; 3. È PATRIARCALE, perché riduce donne e minori in condizioni di subordinazione; 4. È iperburocratico, perché regola eccessivamente e obbligatoriamente vita coniugale e familiare, imponendo figure come i mediatori, di cui fra l’altro non regola formazione e professionalità.  Per questo, come Non Una di Meno Castelli, da inizio anno stiamo portando avanti una capillare campagna contro il Ddl Pillon, organizzando iniziative pubbliche e coinvolgendo le istituzioni comunali perché prendano posizione e perché si costruisca una mobilitazione dal basso. La nostra mozione è stata presentata nei consigli comunali di: Nemi, Ariccia, Genzano, Lanuvio, Velletri, Albano, Castel Gandolfo, ma anche ad Ardea e Labico. In quasi tutti i comuni la mozione è stata già approvata. Quasi tutti. Infatti NEMI HA DECISO DI BOCCIARE LA NOSTRA MOZIONE CONTRO IL DDL PILLON. L’hanno rifiutata, senza un minimo di discussione e – crediamo noi – probabilmente senza informarsi su cosa il Ddl Pillon rappresenti. Senza rendersi conto che questo disegno di legge colpisce le donne – e in particolar modo le donne vittime di violenza – ma anche minori e uomini. O forse questo l’amministrazione comunale di Nemi lo sa benissimo, ma ritengono possa andar bene così. Evidentemente a loro non spaventa la prospettiva di una società in cui le donne siano chiuse all’interno di quattro mura domestiche, ridotte a ruoli di cura e a strumento procreativo. Evidentemente non è importante il fatto che, per le donne in difficoltà, sarà ancora più difficile sottrarsi da una condizione di violenza domestica. Evidentemente vogliono che i loro figli, in caso di separazione dei genitori, siano ridotti a pacchi itineranti da una casa all’altra. Evidentemente non considerano violenta l’imposizione di un modello familiare basato sul nucleo essenziale uomo-donna-figl*, che presenti la famiglia eteronormata come l’unica possibile – concludono le militanti e le attiviste di Non Una Di Meno Castelli Romani. Ci volete richiuse in casa, subordinate, normate dai vostri criteri patriarcali, violenti, sessisti? Siamo qui per dirvi che ci avrete ribelli”.
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