Festa del Cinema di Roma, intervista a Tom Hanks

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Tom Hanks
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Tom Hanks

Lo ricordiamo tutti pronunciare la frase “stupido è chi lo stupido fa”, con la quale il personaggio di Forrest Gump replicava intelligentemente a chi lo etichettava come stupido: era il 1995 e Tom Hanks, nel ruolo del popolare eroe che dà il nome al film, vinceva il suo secondo Oscar da migliore attore protagonista, dopo quello dell’anno precedente per Philadelphia. All’attore americano la Festa del Cinema di Roma dedica una retrospettiva che comprende i suoi migliori film, da Salvate il soldato Ryan a Il ponte delle spie, mentre nelle sale italiane esce la sua ultima fatica cinematografica, Inferno, thriller diretto da Ron Howard e tratto dal romanzo di Dan Brown, già in pre-apertura alla Festa dopo la prima mondiale a Firenze. In Italia da qualche giorno, quindi, Tom è arrivato a Roma per ritirare il premio alla carriera, consegnatogli da Claudia Cardinale in un incontro ravvicinato col pubblico.

In conferenza stampa, invece, l’attore si è raccontato ai giornalisti, spaziando dal cinema alla politica e senza risparmiare stoccate al candidato repubblicano Trump:

Nel corso della Festa vedremo tutti i suoi film: come si sente dopo tanti anni di carriera?

“Non mi guardo indietro e non rifletto sui film che ho fatto: non cambiano nonostante il tempo passi. Per me la longevità artistica è l’unico metro per misurare il successo, ed essere un professionista significa seguire il proprio percorso. Mi ritengo fortunato per il corpus di film che ho alle spalle”;

Nella retrospettiva a lei dedicata ci sono anche film sulla politica americana. Che cosa sta succedendo negli USA?

“Questa è una Festa del Cinema, noi invece ogni quattro anni abbiamo un “festival della merda”, potete scrivere così sui social italiani: un circo in cui il popolo americano si trova a un bivio. C’è sempre stata qualche versione dell’attuale candidato repubblicano, ma in assoluto non abbiamo mai avuto un candidato così autoreferenziale: credo che non investiremo su di lui”;

Nella conferenza stampa di Inferno ha dichiarato che “l’ignoranza è la cosa peggiore”: c’è qualche connessione con le prossime elezioni americane?

“L’ignoranza non è solo quella politica, è un bene che può essere facilmente comprato e venduto. Conosco la storia umana e quando è prevalsa l’ignoranza sono successe cose molto brutte. Nel fare questo commento non avevo in mente niente di particolare”;

Qual è il suo metro di giudizio nella scelta dei film? Si è mai pentito di qualche no?

“Prendo le decisioni con istinto, non mi sono mai pentito di un rifiuto. È più difficile dire no che sì a un film: è facile accettare un film in cui baci una bella ragazza o giri in luoghi come Dubai o Roma, ma a volte ci sono aspetti che non ti interessano e se manca la passione devi dire di no. Amo il mestiere dell’attore perché egoisticamente posso esplorare aspetti di me stesso”;

Nella sua filmografia ci sono pochi ruoli da cattivo. Non gliene hanno proposti o non li ha voluti?

“Ho un modo di pormi che potrebbe funzionare da cattivo: ci sono ruoli in cui sono credibile da personaggio malevolo. Gli antagonisti, però, di solito sono archetipi e non personaggi originali, mentre io amo i film in cui c’è un equilibrio tra la componente buona e quella cattiva di un personaggio”;

Circola un’opinione per cui lei sia l’unico a poter interpretare ruoli morali

“Non parlo di moralità in riferimento ai miei personaggi, anche se in film come The Terminal o Il ponte delle spie interpreto personaggi che certamente hanno una moralità. Tuttavia, non è questo il criterio in base al quale scelgo un film, bensì la volontà di esaminare la condizione umana, considerando che la vita è una sequenza di eventi in cui si può affogare”;

Il lato bello del mestiere dell’attore è la possibilità di interpretare uomini diversi. C’è il rischio di essere identificati sempre con determinati personaggi, nel suo caso quello di Forrest Gump?

“È un rischio reale, anche per questo a volte dico no a certi film. Credo non ci si possa ripetere: c’è un contratto con il pubblico, secondo il quale bisogna ripartire da zero in ogni film”;

Lei è anche un eccellente produttore.

“C’è una grande differenza tra il lavoro dell’attore e del produttore: il primo non deve spiegare nulla a nessuno, il secondo deve pregare qualcuno di fare qualcosa o dire a qualcuno che non potrà fare quello che vuole. Preferisco di certo fare l’attore, ma come produttore posso allearmi con persone brave e rivestire il ruolo di responsabile della qualità di un progetto. Non è esattamente il mio lavoro ma me la cavo”;

C’è un artista italiano con cui vorrebbe lavorare?

“Con Roberto Benigni: saremmo fortissimi insieme”.

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