Festa del Cinema di Roma, Jim Sheridan presenta “Il Segreto”

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Il segreto di Jim Sheridan
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Il segreto di Jim Sheridan

Il regista irlandese Jim Sheridan arriva alla Festa del Cinema di Roma con The Secret Scripture – Il segreto, profondo dramma sentimentale basato sull’omonimo romanzo dello scrittore connazionale Sebastian Barry. Lady Rose (Vanessa Redgrave) è un’anziana signora che vive in un ospedale psichiatrico da oltre cinquanta anni, accusata di aver ucciso il figlio neonato. Il dottor Stephen Grene (Eric Bana) è incuriosito da lei e sente il bisogno di far luce sul suo passato: dall’autobiografia della donna emerge una vita caratterizzata da un amore straordinario e da una grande ingiustizia. Rose un tempo, nell’Irlanda del 1942, era una giovane coraggiosa (interpretata da Rooney Mara) che si è trasferita in un’altra città a lavorare nella caffetteria della zia, si è innamorata di un pilota di caccia (Jack Reynor) ed è stata a sua volta desiderata da un prete (Theo James). Noto per aver consacrato l’attore Daniel Day-Lewis, protagonista di più di un suo film, questa volta Sheridan dirige magistralmente due attrici che, pur molto dissimili tra loro, incarnano lo stesso personaggio in doversi momenti della vita:«In questo film era importante l’aspetto femminile, il lavoro con le attrici, che è diverso da quello con gli attori maschi perché le donne sanno fare più cose insieme – ha dichiarato – Vanessa è una persona sorprendente, una vera forza della natura che sa quello che vuole, arriva preparata sul set e non vuole cambiamenti, mentre Rooney era più calma e riservata, la lasciavo improvvisare. Non è stato facile farle lavorare insieme». Sullo sfondo degli sconvolgimenti politici e religiosi occorsi in Irlanda durante il secondo conflitto mondiale, il regista, originario di Dublino, racconta una storia che fonde i temi della famiglia e della giustizia, già esplorati nei suoi precedenti capolavori cinematografici, da Il mio piede sinistro (1989), a Nel nome del padre (1993), fino a Brothers (2009). Nel Segreto, tuttavia, la chiave di lettura aggiunta è la dialettica verità – menzogna, su cui ha affermato: «Io vengo dal paese di Joyce, che è stato uno dei grandi mitologi europei, ossessionato dalle mitologie di tutto il mondo. Raccontiamo bugie, ma con uno scopo: la più grande bugia di tutti i tempi è stata quella di Cristo che fatto credere che il suo corpo e il suo sangue fossero nel pane e nel vino. Una bugia, però, necessaria a superare la barbarie dei sacrifici». Più che critico sul fronte della religione, Sheridan non ha poi risparmiato note pungenti in materia di politica, apostrofando Trump come “una persona vuota oltre che gran disturbatore” e la Clinton come “una che non può salvarsi”, e puntando l’obiettivo sul rapporto tra Irlanda e Inghilterra: «la televisione ci ha messo cinquant’anni per abbattere il potere della Chiesa in Irlanda, mentre gli Inglesi ci hanno provato, senza successo, per cinquecento anni. La cosa strana è che per noi Irlandesi è più facile fare i conti con la Chiesa Cattolica che non con l’imperialismo dei vicini inglesi, che ha causato e causa così tanti problemi – ha commentato, per poi concludere che – l’Europa non ha mai lavorato davvero per unirsi, per fare fronte comune verso lo strapotere culturale americano: non è mai davvero stata unita, e oggi, con la Brexit, lo è meno che mai. Tutti hanno sempre pensato che fosse l’Irlanda a voler rivendicare la sua indipendenza, ma è l’Inghilterra che vuole essere indipendente da tutto e da tutti».

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