Festa del Cinema di Roma, presentato Al final del tunel

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Al finale del Tunel
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Al finale del Tunel

Il regista argentino Rodrigo Grande ha presentato il suo Al final del túnel nell’ottava giornata della Festa del Cinema di Roma. Protagonista del film è Joaquìn (Pablo Echarri), un uomo sulla sedia a rotelle, la cui vita sembra migliorata da quando affitta una delle sue stanze a Berta e a sua figlia Betty. Una notte, mentre sta lavorando nello scantinato, si accorge che una banda di ladri sta scavando un tunnel sotto casa sua con l’obiettivo di svaligiare la banca accanto, e che la donna a cui ha affittato la casa è loro complice. L’uomo inizia quindi a escogitare un piano per contrastare quello dei malviventi, ma si rende conto di essere seriamente in pericolo, oltre che innamorato. Un film che, per la maestria con cui è realizzato, sia a livello tecnico che interpretativo, è stato molto applaudito dai giornalisti. I quali in conferenza stampa hanno rivolto non pochi complimenti al regista Grande e all’attore Echarri, presente anche nella veste di produttore.

Li abbiamo incontrati in conferenza stampa:

Al regista: si è ispirato a Hitchcock? Di quali registi ha sentito l’influenza?

Grande: «Hitchcock è stato presente, insieme a tanti altri, nella fase di ideazione del film ma non in quella della scrittura. Per quanto si voglia sfuggire a influenze esterne, è impossibile sottrarsi a quanto uno ha visto, vissuto e ascoltato. Nella messa in scena e nelle inquadrature mi hanno influenzato Polanski, Spielberg, Tarantino, Brian de Palma e Orson Wells. Per quanto riguarda i riferimenti visivi, il film si rifà a opere pittoriche, aspetto di cui si sono occupati lo scenografo e il direttore della fotografia»;

Al regista: il film inizia con un grande sfoggio di abilità per quanto riguarda il montaggio e poi si concentra più sulla narrazione. C’è una ragione?

Grande: «all’inizio del film si stabiliscono le regole sia narrative che visive, quindi un regista e uno sceneggiatore hanno piena libertà. Poi il percorso si restringe e questo accade in tutti i buoni film, i quali sul finale tendono a chiudersi. Non sto dicendo che il mio è per questo motivo un buon film, ma credo che i film che invece alla fine tendono ad aprirsi, sia in termini di personaggi che di ambientazione, contengano un errore»;

Al regista: il film è ambientato quasi tutto in interni. È una location preesistente o è stata appositamente costruita?

Grande: «il film è interamente girato in studi, avremmo avuto difficoltà a girare in ambienti reali, ottenendo un impatto minore. Nella ricerca dei finanziamenti con Pablo, che oltre a essere il protagonista è anche il produttore del film, ci siamo resi conto che per potenziarlo dovevamo ricostruirne le ambientazioni»;

A entrambi: come è stato il rapporto tra produttore e regista?

Grande: «Pablo è un attore eccellente, avevamo già lavorato insieme in un mio precedente film, Cuestiòn de principios, e lì è nata tra noi un’amicizia. All’epoca lui stava muovendo i primi passi come produttore e cominciammo a parlare del progetto di questo film».

Echarri: «Sono stato cattivo come produttore, più con i miei soci che con Rodrigo. Sapevo che il suo era un film perfetto, come un meccanismo a orologeria, ma se non avessimo ottenuto i finanziamenti necessari, avremmo dovuto trovare un altro modo per farlo: l’ho quasi obbligato, quindi, a perseguire questo progetto, con una riduzione delle scene che avrebbero richiesto troppi costi. Ci ha unito il fatto che condividevamo il desiderio di realizzare questo film come l’avevamo pensato inizialmente insieme»;

Al regista: come ha diretto gli attori? Ci sono state delle prove o ha concesso loro un margine di improvvisazione?

Grande: «non sono un fautore dell’improvvisazione sul set: lascio agli attori la possibilità di improvvisare solo durante la scrittura del film, momento in cui sono più aperto ai suggerimenti. Ogni attore è diverso e come regista accompagno gli attori, più che guidarli. Per me gli attori non devono essere solo bravi ma anche intelligenti: con questo intendo che devono comprendere il senso di un film».

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