Festa del Cinema di Roma, una famiglia moderna in “3 generations”

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3 generations - Una famiglia quasi perfetta
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3 generations – Una famiglia quasi perfetta

Tra i film di apertura dell’undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma c’è 3 generations – Una famiglia quasi perfetta, in concorso nella sezione “Alice nella città”. Un film toccante sulla storia di tre donne che vivono sotto lo stesso tetto a New York, tre generazioni messe a confronto di fronte a una questione di grande attualità, quella della “famiglia moderna”. Ray (Elle Fanning) ha sedici anni e si sente un ragazzo: ha deciso di iniziare la terapia ormonale, ma in quanto minorenne non può compiere il processo di transizione fisica senza il consenso di entrambi i genitori biologici. La madre Maggie (Naomi Watts) deve quindi rintracciare il suo ex-compagno, scuotendo il proprio equilibrio sentimentale. Infine c’è Dolly (Susan Sarandon), la nonna lesbica di Ray che ha difficoltà a comprendere e accettare la scelta della nipote. Con questo film la regista inglese Gaby Dellal è al suo quarto lungometraggio, dietro il quale aleggia una domanda: che cosa si prova a crescere un adolescente in una cultura che cambia continuamente atteggiamento verso il sesso e il genere, decenni dopo la rivoluzione sessuale della fine degli anni ‘60 e dei primi anni ‘70?

In conferenza stampa la Dellal ha incontrato i giornalisti e i giovani giurati di “Alice nella città”:

Il film affronta un tema forte, la trasformazione fisica di una ragazza che sceglie di diventare un ragazzo. In realtà, però, il cuore del film sono le dinamiche familiari.

“Sono onorata che il messaggio sia stato colto. Non sono madre di un figlio transgender ma mi sono trovata a contatto con queste persone. Il tema centrale del film è la famiglia: volevo mostrare come tutte le famiglie sono rovesciate e non tutto è sempre lineare. Mi piace l’idea di normalità, quindi mi sono chiesta “cosa è normale in una famiglia?”. Il messaggio che intendevo trasmettere è che tutti viviamo in famiglie disfunzionali in cui si presentano quotidianamente difficoltà da fronteggiare”;

Qual è la sua idea di famiglia?

“Sono una madre single, i miei figli sono cresciuti con un’idea aperta di famiglia, vedendomi allo stesso tempo come una madre e come un padre. Ma ad esempio mio fratello era all’oscuro del fatto che il film affrontasse il tema del “gender”: quando lo ha visto mi ha detto che nella famiglia rappresentata il problema di fondo era la mancanza di un padre, visione da uomo tradizionalista. Qualche ora dopo mi ha chiamata dicendomi che, se avesse un figlio transgender, sarebbe pronto a sostenerlo. Ha percepito, quindi, l’importanza del sostegno familiare in situazioni di questo tipo”;

Il film riesce a raggiungere un equilibrio tra il dramma e la commedia. Come ha lavorato sulla sceneggiatura?

“Credo sia importante non fare film dal tono troppo serio, tali da abbattere o demoralizzare il pubblico. Il personaggio di Ray si è sentito maschio fin da piccolo, per lui la situazione non è drammatica come per la mamma e la nonna. Ho voluto dare importanza alle scene leggere: l’umorismo e l’ilarità sono le chiavi per superare le complicazioni del quotidiano”;

Come ha scelto le tre attrici, soprattutto Elle Fanning? C’è difficoltà a trattare il tema del “gender” negli USA?

“Elle è stata la mia prima scelta. Avrei voluto fare dei provini con attori transgender ma era difficile trovare ragazzi che potessero testimoniare sia la fase precedente che posteriore alla transizione, che incarnassero sia la parte maschile che femminile. In America ora si parla di questo tema, trattato anche da serie televisive, ma è rimasto a lungo soppresso. La società americana è più accogliente rispetto a prima, e credo che la situazione in Italia sia diversa. Mi interessa proprio sapere come questo film verrà accolto qui, quali reazioni susciterà”.

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