Four Kings nella sezione giovani della Festa del Cinema

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Four Kings
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Four Kings

Tra i tredici film in concorso di Alice nella città, storica sezione giovanile della Festa del Cinema di Roma, c’è anche Four Kings della regista tedesca Theresa von Eltz. Cresciuta vicino Cologne, Theresa ha studiato regia alla Scuola nazionale di Film e Tv in Regno Unito: tra i suoi insegnanti Stephen Frears e Ken Loach. Il suo primo cortometraggio Gecko è stato selezionato alla Berlinale nel 2007. Da allora ha lavorato per la TV tedesca e ad altri progetti anche legati alla pubblicità, fino a realizzare il suo primo lungometraggio Four Kings. Un film attento alla psicologia dei protagonisti, interpretati da giovani promesse del cinema tedesco. Insieme al Natale arriva il desiderio di armonia, bellezza, luce e speranza. Incapace di gestire il conflitto con il suo ragazzo, Alex (Paula Beer) tenta il suicidio. Il giorno dopo si ritrova al pronto soccorso di un ospedale psichiatrico, dove incontra altri 3 ragazzi: Lara (Jella Haase), soggetta ad allucinazioni, il timido Fedja (Moritz Leu), vittima di bullismo a scuola, ed il violento Timo (Jannis Niewöhner), appena trasferito dal reparto vicino. Sotto le cure del giovane psichiatra Dr. Wolff (Clemens Schick), trascorrono insieme un indimenticabile Natale.

La regista e gli attori Clemens Schick, Jella Haase e Moritz Leu hanno incontrato i giornalisti e gli studenti delle scuole di cinema della Capitale:

Il Natale può essere un momento di armonia ma anche l’occasione in cui nascono tensioni familiari. Come è nata l’idea del film?

von Eltz: “La storia è stata scritta cinque anni fa. La sceneggiatrice è una persona vicina al responsabile di un ospedale psichiatrico: ci raccontava che proprio a Natale molti ragazzi vengono ricoverati dai genitori. Il Natale e la psichiatria sono due cose molto lontane tra loro, mettendole insieme volevamo vedere cosa potesse uscirne”.

Come avete lavorato insieme per costruire i personaggi?

von Eltz: “Sono molto fiera degli attori, hanno fatto un lavoro splendido. Volevo che fossero preparati, quindi hanno dovuto fare un training psicologico per entrare nei personaggi. C’è stata una certa tensione sul set, perché non avevamo molto tempo per provare”.

Shick: “Theresa è una regista che sa bene cosa vuole dagli attori e ha la capacità di comunicarlo. È riuscita a creare un clima di concentrazione sul set, per farci lavorare al meglio e con entusiasmo. Sono stato colpito dall’energia e dalla preparazione dei miei giovani colleghi”.

Haase: “Al primo provino Theresa mi disse che voleva rivedermi, che non avevo dato il massimo. Voleva la perfezione e credo che questo emerga dal film”.

agli attori: che tipo di preparazione avete fatto per entrare nei personaggi?

Haase: “C’erano giorni in cui ci calavamo completamente nelle nostre parti. Personalmente, mi sono scritta una caratterizzazione del personaggio di Lara: la rileggevo ogni volta prima di girare”.

Schick: “Trovare il proprio personaggio è una combinazione di fattori: vedere film, leggere libri, parlare con la regista, trarre spunto dalla propria storia personale, improvvisare”.

Ci sono state scene improvvisate?

Schick: “Il copione era scritto molto bene, ma allo stesso tempo c’è stato un livello di improvvisazione che è sempre presente nella recitazione”.

all’attore: come sei riuscito a immedesimarti in un ragazzo depresso?

Leu: “Ho trovato tutto nella sceneggiatura. Quando abbiamo iniziato a girare entravo nel personaggio, così sono riuscito a spostarmi verso un atteggiamento introverso, lontano dalla mia personalità. In più mi sono ispirato a un mio amico che somiglia al personaggio di Fedja”.

von Eltz: “Essere qualcuno diverso da come sei è faticoso: l’ho aiutato a catturare l’energia giusta e a rovesciarla internamente. In realtà ho fatto ben poco, è un ottimo attore”.

alla regista: perché ha pensato a un inizio nel mezzo della storia?

von Eltz: “Durante il montaggio si era aperta una discussione sull’inizio che avevo scelto, giudicato troppo distante dai personaggi. Ho scelto quindi questo inizio per far sentire allo spettatore una maggiore vicinanza ai personaggi”.

alla regista: ha pensato a un futuro per i ragazzi del film?

von Eltz: “Per questo film ho pensato a un finale aperto per far riflettere il pubblico. È un film sulle difficoltà della vita e sui modi di ritrovare la fiducia in se stessi”.

 

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