Il Fronte Repubblicano nasca presidenzialista

Per l'Italia e per l'Europa serve un Fronte Repubblicano per un nuovo modello di Patria comune contro i sovranismi. No al Comitato di Liberazione Nazionale

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Bandiera italiana ed europea

Il Governo c’è, ed è un bene, l’opposizione ancora no, ed è un male. Se ogni democrazia si distingue dall’azione delle opposizioni più che dalla presenza di un governo, è chiaro che l’Italia vive ancora un malessere che va curato quanto prima facendo nascere una opposizione politica che abbia una identità ed un progetto basato su contenuti chiari, idee forti e valori fondanti condivisi. Il fronte repubblicano, nato dalle pagine di Meta Magazine e poi ripreso sia da Matteo Renzi che da Carlo Calenda, fa già discutere riscuotendo consensi e perplessità, soprattuto dentro il Partito Democratico. A questa idea di costruzione di una area vasta che vada oltre gli steccati, ristretti, dei vecchi contenitori di centrosinistra e centrodestra, si contrappone la proposta del Comitato di Liberazione Nazionale paventata dal segretario reggente Martina, dalla Cgil e da altri settori della sinistra storica, dentro e fuori i Dem. Non è una questione nominalistica che differenzia le due proposte rendendole alternative ma alcuni contenuti sostanziali. Il Fronte Repubblicano vorrebbe essere una proposta assertiva, applicabile omogeneamente in Italia ed in Europa: il Cln, oltre ad evocare scenari da guerra civile, è un concetto noto solo in Italia, e sarebbe complicato andarlo a spiegare in Paesi come la Francia in cui i semi ideali di questo ipotetico schieramento stanno al Governo. Sarebbe come proporre di fare un comitato per liberarsi da loro stessi. Il Fronte Repubblicano evoca scenari nuovi, esperimenti, nuovi tentativi d’incontro tra chi si unisce nella diversità, trovando momenti fondativi in pochi valori condivisi quali l’appartenenza alla Patria europea come primo interesse nazionale. Il Cln sarebbe un ritorno al passato recente che ha già visto il centrosinistra italiano perdere contro il berlusconismo per 20 anni. Un ritorno alla “casa del padre” della sinistra sinistra forse oggi riscalderebbe qualche cuore disorientato ma non tiene conto che l’ideologia sovranista non può essere contrastata con proposte vecchie che a guardare i numeri non hanno più elettori a cui rivolgersi. Detto ciò non può bastare la semplice evocazione di un Fronte Repubblicano perché magicamente conquisti cuori e menti degli italiani, va riempito di contenuti e di idee forti, che non siano riconducibili ad uno sterile moderatismo ma si distinguano per la loro radicalità, in contrapposizione con la radicalità del sovranismo.

Ogni proposta politica moderna non può che partire dall’idea di Stato e di modello istituzionale che propone, per se e per la nazione di cui si candida ad essere interprete. Su questo il sovranismo gialloverde non ha ancora formulato una proposta omogenea, barcamenandosi attorno al concetto di “democrazia diretta”, ancora vago ed avventuroso. Si va dal presidenzialismo di Fratelli d’Italia alla democrazia eterodiretta dalla rete dei grillini, passando per il federalismo leghista. Il Fronte Repubblicano ha il dovere di chiamare alla mobilitazione i cittadini su una proposta chiara e coerente, presidenzialista per l’Europa e per l’Italia. In vista delle elezioni europee del 2019 si presenti la proposta di elezione diretta del Presidente della Commissione oltre che dei deputati europei, esautorando i governi dalla nomina dello Junker di turno. Parimenti si rialzi per l’Italia la bandiera delle riforme istituzionali, completamente scomparse anche dai ministeri del governo Salvini-Di Maio. Elezione diretta e popolare del Capo del Governo, separazione dei ruoli delle due camere, legge sui partiti che istituisca regole per le primarie per tutti. Se ci fosse stato questo modello già in vigore ci saremmo potuti risparmiare lo spettacolo indecoroso di questi ultimi 90 giorni, incluso il deleterio scontro tra partiti e Presidenza della Repubblica. Il sovranismo ha vinto dicendo che la politica non serve, poiche basta la rete con qualche slogan. Gli ultimi 90 giorni di passione solo per fare un governo sono solo l’antipasto di ciò che s’incaricherà di smontare questi concetti. Al fronte il compito di riaffermare il senso della politica e delle istituzioni democratiche. I cittadini hanno vissuto gli ultimi 7 anni pensando che il non potere eleggere direttamente il governo fosse un sopruso del sistema e non una regola costituzionale, ne va preso atto e occorre agire per ricucire questo strappo per salvare la Repubblica cedendo a loro sovranità. Il presidenzialismo è l’unico vero antidoto capace di sgonfiare i pericolosi concetti di autoritarismo grillino in salsa leghista. E tempo di scegliere una strada chiara, percorrendola con forza e coraggio, senza più inutili compromessi al ribasso.

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