Funerali Priebke ad Albano Laziale, il nostro inascoltato silenzio

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Funerali Priebke
Carro funebre assaltato ai funerali di Erich Priebke ad Albano Laziale (Foto tratta da Il Messaggero)
Funerali Priebke
Carro funebre assaltato ai funerali di Erich Priebke ad Albano Laziale (Foto tratta da Il Messaggero)

EDITORIALE – Meta Magazine, per sua precisa scelta editoriale, ha deciso di non riportare alcuna notizia delle scorse ore riguardante la sorte dell’ex ufficiale S.S. Erich Priebke. Ritengo giusto, in qualità di direttore editoriale, fornire ai nostri lettori il perchè di questa decisione apparentemente contraria ai principi di cronaca giornalistica ed al loro diritto di essere informati sui fatti, anche in queste ore, tristemente in atto. E’ mia ferma opinione quella che prevede osservare il silenzio davanti alla morte, di tutti, gentiluomini e criminali, soprattutto nei momenti che intercorrono prima della sepoltura di una salma. Sono contrario ai coccodrilli, non amo le struggenti, e spesso false, parole di beatifica che troppi media smemorati compiono alla dipartita di un personaggio pubblico, magari dileggiato da essi stessi sino alla sera prima. Per lo stesso verso non condivido gli attacchi, più o meno feroci, verso chi non può più difendersi in prima persona, che gli attacchi siano giustificati o meno non ha importanza. Il dovere di cronaca e la deontologia professionale in certi casi, cerco di applicarla dando semplicemente notizia della morte di chi, per varie ragioni, è un personaggio pubblico. Tutto questo in termini generali, che assumono ancor più rilevanza nel caso specifico di Priebke.

Il silenzio in questo frangente infatti, dovrebbe, o meglio, sarebbe dovuto essere, il riferimento di tutti, ma proprio tutti. Visto che la storia, e la giustizia su costui si sono già espressi, unitamente al giudizio morale dell’umanità su ciò che lo stesso ha rappresentato ed incarnato nel teatro della storia. A cosa dunque è servito il baccano di questi giorni attorno alla sua figura? A cosa è servito cadere nella provocazione di un avvocato  troppo incline all’esternazione? Fui facile profeta purtroppo, quando invocavo il silenzio sul Priebke, sulle sue esequie, sulla sepoltura e su quant’altro è dovuto ad ogni essere umano, semplicemente perchè intuivo cosa dalle chiacchiere, sovente sguaiate, sarebbe scaturito. Per quanto riguarda l’ex nazista mai pentito nulla, nessuna condanna ulteriore o nessun’altra verità sin qui celata. Semplicemente si sono riaccesi gli animi di chi usando la sua figura ha ritrovato un vessillo da sventolare, in nome di una ideologia. Ecco allora lo sdegnato rifiuto dell’Argentina, sua accogliente patria durante la latitanza, nel non voler ospitarne il corpo in un suo cimitero, dimentica forse della protezione di Stato che diede per un cinquantennio a numerosi gerarchi nazisti, macchiatisi di crimini anche superiori per gravità a quelli del Priebke. Ecco il no delle autorità ecclesiastiche Italiane nel non voler prestare alcun luogo di culto cattolico per il suo funerale, dimentiche anch’esse però delle numerose coperture che alcune sue potenti sfere, diedero agli ex S.S. in fuga da Norimberga e dai processi: quanti passaporti umanitari hanno preso la via del mare dalle sponde italiche verso il sud america grazie a qualche istituto facente riferimento alla Chiesa? Ecco allora la corsa a chi “mena più forte” su un cadavere, rincorrendosi in dichiarazioni ai limiti della sconsideratezza e dello sciacallaggio al contrario, come non citare in proposito la farneticazione dell’ex Ministro Mario Baccini che proponeva la sepoltura in Sinagoga per l’ex protagonista delle Fosse Ardeatine e del rastrellamento del ghetto romano. E  tutto questo ciarlare a cosa ha portato? Ha portato alle immagini di guerriglia urbana a cui oggi assistiamo nella mia Albano Laziale. All’assalto al carro funebre al grido di “Bella Ciao”, alla probabile scesa ai Castelli Romani di numerosi neonazisti che, rifiuti della storia, si potrebbero dare appuntamento sulle strade del nostro centro storico per dare mostra della loro esistenza, con i loro vessilli e quant’altro di lugubre possano produrre le idee che professano. Chi gioca con la storia per qualche istante di notorietà, che sia avvocato o politico poco importa, specialmente se quella storia è fatta di sangue, ingenera sempre reazioni violente da ogni parte. Ciò per cui oggi tristemente Albano Laziale farà assurgere alle ribalte dei telegiornali non è altro che il frutto avvelenato di questo gioco irresponsabile, quello del clamore ad ogni costo, della visibilità e del facile consenso.

Temevamo ciò che oggi ad Albano è successo, per questo avremmo preferito che sulla morte di Priebke e sullo stesso in vita dopo la condanna all’ergastolo, calasse il silenzio, per non regalare un simbolo ad ideologie raziali che hanno rappresentato il male assoluto dell’umanità. Chiediamo a tutti coloro che al carosello delle dichiarazioni hanno partecipato ed alimentato, anche in buona fede: ma non era forse meglio informare di questa morte soltanto dopo la sepoltura? Senza trasformare un funerale in uno spettacolo indecoroso e violento, che non fa onore in primo luogo alle vittime innocenti uccise da Priebke e dalle sue teorie raziali? Non ci addentriamo ora nelle polemiche speciose sulle ordinanze revocate e sul mancato avvertimento da parte delle autorità al Sindaco di Albano, che pur andranno approfondite, limitandoci alla spiegazione di ciò che fino ad ora è stato il nostro solitario, inascoltato e premonitore silenzio sul caso.

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