Gazzaneo, “Un non senso la richiesta di dimissioni del Sindaco Spalletta”

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massimo_gazzaneo
Massimo Gazzaneo
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Massimo Gazzaneo

“Quale responsabile del circolo di Frascati del Movimento PER – Politica Etica Responsabilità (oltrechè membro del gruppo FARE PER FRASCATI) – dichiara in una nota Massimo Gazzaneo – vista la convocazione del consiglio comunale straordinario del 22/12 a seguito della presentazione il 9/12 da parte dei consiglieri di opposizione della mozione di sfiducia nei confronti del sindaco Alessandro Spalletta per i contributi elettorali ricevuti nel 2014 e ad alcuni lavori pubblici svolti in questi ultimi mesi, intendo esprimere la posizione di principio mia e del movimento che rappresento in merito alle tematiche di etica e responsabilità politica.

In una sana dialettica istituzionale – continua Gazzaneo – tra minoranza e maggioranza, la prima dovrebbe svolgere la propria attività consiliare con un atteggiamento collaborativo e non ostruzionistico attraverso mozioni, interrogazioni ed interpellanze tese al buongoverno della città ed alla risoluzione di problematiche che, a suo giudizio, la seconda non rileva o non risolve: la presentazione di mozioni di sfiducia personali è una scelta che, se pur legittima, è certamente distorsiva del corretto rapporto istituzionale. La funzione di controllo sull’operato degli organismi di governo, giunta e sindaco, spetta congiuntamente a tutti i membri del consiglio comunale, essendo gli stessi investiti di una specifica responsabilità personale nel compimento degli atti propri del loro mandato: se si pensa di ravvisare nei comportamenti di un consigliere, assessore o sindaco possibili errori e/o colpe politiche ed amministrative, lo si fa presente nelle opportune sedi istituzionali; se si pensa di ravvisare un possibile dolo e/o altre ipotesi di reato, si ricorre alla magistratura, consapevoli di assumersi le conseguenze positive o negative di tale scelta. In quest’ultimo caso, nel nostro ordinamento vige il principio della presunzione d’innocenza ed il garantismo è d’obbligo sino ad un’eventuale sentenza definitiva di condanna; si può porre però, nelle more del giudizio ed in presenza di indagini e/o avvisi di garanzia, l’opportunità delle dimissioni. Giova ricordare, a tal proposito, che queste sono per definizione un atto unilaterale e, quindi, la “richiesta di dimissioni” è un non senso; deve essere il singolo a valutare se, per il bene e l’immagine dell’istituzione di cui fa parte o rappresenta, sia preferibile “fare – conclude Gazzaneo – un passo indietro”.

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