Genzano per i Marò, speciale cronaca dell’evento

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Il Direttore Editoriale di Meta Andrea Titti alla manifestazione "Genzano per i Marò"
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Il Direttore Editoriale di Meta Andrea Titti alla manifestazione “Genzano per i Marò”

Una manifestazione intensa quella di domenica 14 Settembre 2014 in onore dei nostri Marò, Massimiliano La Torre e Salvatore Girone.

Sono le ore 10.30, ci troviamo in piazza Tommaso Frasconi a Genzano, uno dei caratteristici comuni nel cuore dei Castelli Romani, è una giornata meravigliosa, un sole ancora caldo splende alto nel cielo azzurro ed è bello pensare che diverse persone abbiano rinunciato ai loro impegni familiari o magari a godersi una delle ultime domeniche di mare per ritrovarsi a manifestare il loro profondo interesse per un argomento che dovrebbe stare a cuore a tutti noi italiani, o almeno a quelli che ancora sentono di riconoscersi in questa nazione.

La piazza è attraversata da un discreto movimento, noto con dispiacere che i giovani sono in minoranza rispetto alle più alte fasce d’età, eppure dovremmo rappresentare il futuro italiano, un futuro che spesso sembra basarsi sull’egoismo e sull’apatia.

In molti ci dirigiamo verso un piccolo gazebo dove possiamo apporre sui nostri abiti, all’altezza del cuore, una spilla con un fiocco giallo, un colore simbolo della prigionia dei Marò ma anche simbolo della nostra solidarietà. Possiamo inoltre lasciare scritti dei messaggi d’affetto ai nostri due ragazzi coraggiosi che in seguito potranno leggerli a testimonianza di questo importante appuntamento dedicato a loro.

Tante firme su quel libro, ma soprattutto tanti versi di speranza e sincero incoraggiamento.

Di fronte a me un palco allestito per l’occasione, spicca la foto di Massimiliano e Salvatore, quei volti ormai tristemente noti che tanto fanno riflettere, eppure scommetterei che quegli stessi volti sono ancora sconosciuti per molti, quantomeno sconosciuti non ai nostri occhi ma alle nostre coscienze.

A tal proposito è stata organizzata questa manifestazione, per non far cadere nell’indifferenza la vicenda dei Marò, per mantenere vivo un sentimento d’amore nei confronti dei due fucilieri e di riflesso nei confronti della nostra patria.

Questo evento è stato introdotto e presentato con sorprendente veemenza da Fabrizio Gori, membro del comitato organizzatore che ricordando il senso della manifestazione, ha espresso un’efficace metafora: «Stiamo diventando un popolo di indifferenti, abbiamo bevuto un cocktail che ha come ingredienti l’indifferenza, il cinismo e l’accidia, quest’ultima intesa come un blocco dei sentimenti oltre che come blocco fisico, un qualcosa che paralizza l’essere noi stessi».

Mi chiedo come siamo arrivati ad essere così indifferenti verso l’umanità, mi viene in mente un esperimento televisivo che ho visto recentemente, un attore sdraiato a terra si finge esanime al centro di una delle più importanti piazze di Milano, i passanti non si curano minimamente di fermarsi ma passano oltre noncuranti. Di questi esempi purtroppo ce ne sarebbero a milioni tra i quali la prigionia dei Marò che purtroppo non è una recita. Credo davvero che dovremmo ritrovare noi stessi per renderci conto che abbiamo un mondo che ci circonda e di cui facciamo parte.

Ritornando alla manifestazione, per primo interviene il generale di Brigata della Riserva Sergio Fucito, che racconta del rinomato legame tra i Marò ed i militari paracadutisti, descrivendo la grinta ed il coraggio dei giovani dell’arma che nel momento della partenza non sanno quando faranno ritorno o peggio ancora se faranno ritorno, eppure decidono ugualmente di partire. Questa scelta viene compiuta per l’amor di patria, non ci sono retribuzioni che giustificano tali rischi e chi compie un atto d’amore simile meriterebbe di essere ricambiato con altrettanto amore e riconoscimento dal suo popolo, non con un silenzioso distacco.

Successivamente interviene un’altra personalità di rilievo, il tecnico e perito giudiziario dalla ventennale esperienza, il dott. Fabio Di Stefano che ha chiarito in modo equilibrato i dubbi e gli intrighi sul fatto dei Marò.

Di Stefano ha condotto una perizia riscontrando molteplici contraddizioni a testimonianza dell’innocenza dei Marò.

Dall’autopsia dei cadaveri delle vittime ritrovate sul peschereccio, si rilevano delle pallottole di calibro 762 non compatibili con le armi dei Marò di calibro 556. Alla luce di questo reperto i Marò sarebbero dovuti essere scagionati il giorno seguente, invece per oltre un anno è stata condotta ingiustamente una campagna di colpevolezza contro i due militari, sono stati contraffatti documenti e questa polpetta avvelenata si è diffusa ad oltranza.

La seconda prova d’innocenza si rileva grazie ad un video indiano in cui il proprietario del peschereccio dichiara a caldo che la sparatoria è avvenuta alle 21.30, cinque ore dopo l’avvenimento dell’Enrica Lexie. Successivamente il teste cambierà più volte versione, collocando casualmente la tragedia alle ore 16.30, orario riportato dalla nave italiana.

Come se non bastasse, la petroliera greca che denuncia un attacco dei pirati alle ore 21.30 non viene neanche indagata, verrà indagata solo ed esclusivamente la nave italiana.

Il dott. Di Stefano ci fa notare come i nostri Marò non abbiano in realtà nessun capo d’accusa, il motivo per cui sono stati ritenuti colpevoli è una denuncia contro ignoti esposta dal proprietario del peschereccio.

Non vi suona strano?!

In conclusione il perito giudiziario afferma «I marò sono innocenti, sono vittime di una montatura politica rivolta contro gli italiani, conseguentemente ad una rivalità storica che ha visto come bersaglio anche l’odiata Sonia Gandhi, capo del Partito del Congresso, che sono riusciti a “buttare fuori».

Ultimo e intervento viene esposto dal giornalista e direttore editoriale di Meta Magazine, Andrea Titti, che definisce la manifestazione, “apartitica non apolitica”, ricordando che il senso più nobile della politica è quello di rappresentare una nazione e non una fazione.

Titti si sofferma in particolar modo su uno dei problemi italiani che definisce atavico, ovvero un rapporto difficile tra il nostro popolo e le forze armate: «Un paese che ha un rapporto sano con le forze armate è il simbolo del riconoscimento della propria identità nazionale. L’Italia non ha dimostrato di essere una nazione, non ne è ancora all’altezza»..

Titti cerca di sfatare quest’immagine losca che la cultura italiana si è fatta delle forze armate, dimostrando come i Marò siano la riprova di pregiudizi distruttivi. Quante volte avremmo sentito frasi come queste: “Tanto sono pagati bene, sono dei mercenari” oppure “Ma magari hanno ragione gli indiani” quasi a giustificare la propria indifferenza.

Continua il giornalista: «Non dobbiamo fare retorica o rappresentare qualcosa contro un altro ma abbiamo il dovere di trasportare dei valori».

Il discorso prosegue con una grande speranza, quella di continuare a mantenere alta la guardia, soprattutto ora che uno dei Marò è rimasto solo in India, abbiamo una responsabilità ancora maggiore.

Un augurio sentito e auspicato da molti di noi, conclude l’intervento di Andrea Titti che esprime il desiderio che i Marò vengano riportati definitivamente al loro posto, quello dei servitori dello stato italiano, restituendogli con il senso civico l’amore che ci hanno dimostrato.

In ultimo il Gori, tiene a precisare che la difesa dei Marò non è una difesa d’ufficio, ma che non possiamo accettare che venga delegato un altro stato per giudicare i nostri connazionali: «E’ una vergogna! Che siano processati da chi ne ha il diritto!».

Sulle note dell’inno nazionale italiano termina la manifestazione, ne approfitto per cogliere i commenti dei partecipanti, avverto un senso di partecipazione ma al tempo stesso di delusione per non aver visto la piazza di Genzano ghremita di gente o per l’assenza dei rappresentanti istituzionali di altri comuni, (a parte Lanuvio).

C’è chi oltre ad esprimere la sua presenza, ha voluto saperne di più in merito alla vicenda dei Marò, non accontentandosi delle notizie dei media che come abbiamo visto, spesso non ambiscono alla verità ma ad una propaganda egoistica e fuorviante.

Incredibile assistere ad una manifestazione sui Marò e scoprire parola dopo parola che il tema principale, non sia un tema politico o semplice cronaca ma inaspettatamente sia quello dell’Amore. Un sentimento che ho notato tra gli occhi altruistici del pubblico e la forza emotiva di chi ha organizzato e parlato da quel piccolo palco di Genzano. Dovremmo ricordarci che non è vero che se qualcosa non ci riguarda direttamente non sia degna della nostra attenzione. «Sono come i miei figli» mi ha detto una signora riferendosi ai Marò, e se davvero fossero i nostri figli, o fratelli o amici cari? Li lascereste davvero soli, vittime dell’indifferenza e dell’ingiustizia?!

Certo che no! Allora non dobbiamo commettere questo errore, ricordiamoci dell’umanità e che siamo vivi ed in quanto tali abbiamo il dovere di esserci, di fare il nostro meglio, forse non riusciremo a stravolgere il mondo ma almeno avremmo fatto un tentativo per migliorarlo, dimostrando che siamo ancora capaci di amare e di essere altruisti.

Forza Marò! Siamo tutti con voi.

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