Gigi Miseferi, intervista in occasione di Noir in Villa

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Gigi Miseferi

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Gigi Miseferi

Se sabato 11 gennaio con l’intervista a Maurizio De Giovanni avevamo scandagliato le passioni dello scrittore napoletano dalla letteratura al calcio, domenica 12 gennaio dopo aver ascoltato le letture dell’attore Gigi Miseferi, che ha accompagnato la presentazione di Roberto Riccardi e del suo ”Venga pure la fine” di Paolo Foschi e del suo “Il Killer delle maratone”, abbiamo voluto farci raccontare l’esperienza dell’attore comico, che abbiamo visto tante volte alla televisione, con un registro diverso dall’abituale. Ne è venuta fuori una chiacchierata sulla sua evoluzione da artista verso l’eclettismo.

Siamo abituati a vederti calato in ruoli comici al cinema, come al teatro e in televisione, com’è l’esperienza della lettura di alcuni brani di libri gialli?

E’ la stessa esperienza che corre tra tutta la mia esperienza negli ultimi vent’anni al Bagaglino e negli ultimi due film fatti. Il primo uscito da poco s’intitola “Quel che resta”, ed è ambientato nel periodo del terremoto in Calabria del 1908, in cui interpreto uno storpio, scemo del villaggio, che è tutto meno che un personaggio comico. Questo mio personaggio si muove all’interno delle dinamiche che vivono nelle baraccopoli post terremoto, si parla di degrado e miseria sia morale che materiale. Il secondo film uscirà a marzo e s’intitola “La moglie del sarto” è sempre ambientato in Calabria di cui è protagonista Maria Grazia Cucinotta. Io interpreto un notaio viscido che tenta di estorcere delle firme alla protagonista, per favorireun faccendiere che viene dal nord e fargliottenere un vantaggio. Io attraverso un’esperienza teatrale bellissima con la piece “Emigranti” di Mrozek fatta assieme con il mio collega Battaglia nel 2004-2005, ho avuto l’approccio per interpretare dei personaggi drammatici. Uno spettacolo che non è una commedia, ma neanche una storia drammatica al cento per cento, ma che aveva comunque un fondo di dolore perché si parlava di storie di emigrazione. Quindi credo di aver avuto la fortuna di studiare per diventare un artista eclettico, capace di interpretare più ruoli. Questa è la differenza con un attore puramente comico, che è più facilitato a diventare un artista drammatico. Per essere comici serve la verve, che è dote naturale che hai o non hai, per un attore di prosa è più difficile far ridere senza tali doti naturali”.

Questa esperienza di lettura di testi è un esperienza nuova?

No, non è esperienza nuova, mi è già capitato di interpretare testi in occasioni come questa. Sono qui, perché sono molto amico di Cristina Marra, che purtroppo non è potuta essere qui. Mi piace far vivere i personaggi attraverso la lettura, è come interpretare dei ruoli. Sono contento che sia stato elogiato dal pubblico presente per aver reso reali, non asettici e non teatrali i personaggi di cui ho letto le gesta. Questo mi piace molto”.

Conosci i Castelli Romani, li frequenti?

Conosco i Castelli Romani, sono stato giurato di una selezione di Miss Castelli Romani. Il mio è rapporto meraviglioso con questi luoghi, in cui ti ritempri e il cui ricordo ti porti ovunque grazie all’accoglienza, al clima e alla vostra cucina. Io sono romano per scelta, ho lasciato la Calabria, che ho sempr nel cuore, per lavorare al Bagaglino. Amo Roma e il suo comprensorio, che sono una fonte di risorsa turistica e umana. Spero di essere qui in tournée la prossima estate con la mia “Band Larga” con cui faccio musica swing e spero di portare qui lo spettacolo “Dalle LASAGNE al BROD…way”.

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