Grifone nel Parco dei Castelli Romani

L’avvistamento, puramente casuale, è di quelli che sorprendono: un grifone ai Pratoni del Vivaro, nel Parco regionale dei Castelli Romani

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L’avvistamento è di quelli che sorprendono: un grifone ai Pratoni del Vivaro, nel Parco regionale dei Castelli Romani. Le modalità con cui il rapace è stato avvistato, casuali (una passeggiata in Inverno in mezzo alla Natura).

Un amante dello sport in mezzo alla natura, fruitore delle bellezza naturalistiche del Parco, Danilo Pagani,  andava in mountainbike ai Pratoni del Vivaro, parliamo oramai di un paio di anni fa, quando scorge da lontano un grande uccello a terra. Incuriosito si avvicina e si accorge che è un avvoltoio, quindi inizia a riprenderlo con il suo cellulare. L’idea era quella di inviare i video al Parco ma, purtroppo, il cellulare aveva iniziato a dare problemi e, quindi, era stato sostituito senza avere modo di recuperare i materiali in esso contenuti.
In questi giorni, per caso, andando a guardare i materiali salvati sul proprio cloud, Danilo ha ritrovato i video, e li ha subito condivisi con il Parco, tramite il canale istituzionale Instagram, consapevole di aver avvistato un animale che non si incontra di frequente nel nostro territorio. I video vengono inoltrati ai Naturalisti del Parco: il protagonista è un grifone, e nel Parco dei Castelli non risultano precedenti avvistamenti, almeno non registrati dall’Ente in maniera certa in tempi recenti.

La notizia è di un certo rilievo: l’Italia, fino a molte decine di anni fa, era un luogo naturalmente popolato da alcune specie di avvoltoi, cioè di grossi uccelli necrofagi. La buona presenza di fauna selvatica e l’attività pastorale molto più sviluppata di oggi, infatti, garantivano a questi animali una disponibilità di carcasse adeguata alle loro esigenze. Inoltre, questi uccelli impedivano la permanenza al suolo a lungo di grossi animali morti, come cervi, mucche e cavalli, svolgendo anche un’azione utile per gli aspetti sanitari relativi all’uomo. Stiamo parlando di specie di avvoltoi quali: il Capovaccaio, l’Avvoltoio monaco e, appunto, il Grifone. Animali come quelli che popolano anche l’Africa e che spesso abbiamo visto nei documentari televisivi.

La progressiva diminuzione della fauna selvatica in Italia, con l’estinzione locale di quasi tutte le specie di grossi ungulati (cervi, caprioli, cinghiali), il calo della pastorizia e, soprattutto, l’insensata persecuzione diretta ai danni di questi uccelli, gradualmente ne determinarono l’estinzione, salvo pochi baluardi (la Sardegna, ad esempio). Gli anni peggiori, da questo punto di vista, furono quelli centrali del 1900, sino agli anni ’70 del secolo scorso.

La nascita di una nuova consapevolezza ambientalistica e una rinnovata sensibilità nei confronti degli animali e dell’ambiente naturale, portò al rinascere di condizioni ecologiche, e non soltanto, più favorevoli alla presenza delle specie ormai estinte.Mirati progetti di reintroduzione in Natura, infine, permisero il ritorno di questi maestosi ammaestratori dei venti. Come quello operato a partire dal 1994 dal Corpo Forestale dello Stato nella Riserva Naturale del Monte Velino confinante con la Riserva Regionale della Regione Lazio Montagna della Duchessa mediante grifoni provenienti dalla Spagna. La consistenza della popolazione abruzzese e laziale è aumentata progressivamente dal 1997, anno della prima riproduzione accertata, fino a qualche decina di coppie nidificanti attualmente.
Nelle attività di ricerca alimentare e durante gli spostamenti dei giovani alla ricerca di nuovi territori da colonizzare, questo grande avvoltoio può, senza sforzo, coprire distanza di molte decine di chilometri in poco tempo e, dunque, essere avvistato anche in luoghi dove non sono presenti siti di riproduzione.

Appartenente alla famiglia degli Accipitridi, quindi affine a tutte gli altri grandi rapaci europei, il Grifone nidifica su falesie dominanti vasti spazi aperti e aridi ricchi di ungulati selvatici e domestici allo stato brado e si nutre esclusivamente di carcasse. Nel nostro Parco non esistono condizioni idonee all’insediamento stabile di questo avvoltoio in quanto, tra l’altro, le poche pareti rocciose presenti sono troppo poco estese e collocate in aree non adatte alla specie.

Probabilmente, proprio i naturali movimenti erratici di questa specie hanno condotto l’esemplare del video, apparentemente un adulto, a ritrovarsi sui cieli del nostro Parco e addirittura a posarsi, forse perché attirato dalla presenza di una carcassa avvistata dall’alto, sul prato. Le cornacchie, uccelli estremamente sociali e di spiccata intelligenza, si mostrano istintivamente ostili a questo esemplare di grifone, così come a qualsiasi altro grande uccello potenzialmente in grado di costituire una minaccia, cercando di allontanarlo con ogni mezzo: picchiate e versi minacciosi compresi. Questo atteggiamento è noto come “mobbing” (il termine, coniato dal famoso etologo Konrad Lorenz, fu poi mutuato, come noto, anche negli ambiti umani lavorativi).

Quello che colpisce nell’osservazione in Natura di questo avvoltoio sta nelle dimensioni complessive (arriva a superare anche i 10 kg di peso) e nella innata capacità di sfruttare le correnti ascensionali e i venti per salire ad altitudini notevoli per poi planare per chilometri quasi mai battendo le ali. L’apertura alare supera spesso i 2,5 metri e lo si riconosce in volo dalla sagoma con l’estremità delle ali molto sfrangiata (ricorda le dita di una mano umana) e dalla coda corta rispetto ai grandi rapaci, come l’Aquila reale.

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