Humana People to People Italia quando gli abiti diventano emozioni

Claudia Moretta racconta in un viaggio in India come Humana investe nel mondo i proventi del riciclo degli abiti usati sversati anche ad Albano

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Humana People to People in India

«Come fate a essere così splendenti?». Questo ci hanno chiesto delle donne che siamo andate a incontrare il quinto giorno della nostra visita in India, quando eravamo stanche, sporche, vestite male. E questa è la domanda che ci portiamo dietro e che ci ha fatto cambiare radicalmente il punto di vista su noi stesse e su quel che facciamo quotidianamente. Perché noi, che abbiamo tutto, in quei giorni ci consideravamo sciatte e impresentabili. Loro, che hanno molto poco, ci consideravano splendenti. Il più bel regalo che HUMANA People to People potesse farci è proprio questo: vedere con occhi diversi noi stessi e il nostro lavoro. Perché vedere, sì, è una cosa fondamentale in un mestiere come questo, ma saperlo fare con gli occhi degli altri, di chi ne beneficia e ha una possibilità di riscatto grazie a esso, è un privilegio che pochi possono avere. Siamo partiti in sette da tutte le sede italiane di HUMANA e anche se potevamo immaginare quello che ci aspettava, ogni cosa ha superato le nostre aspettative. L’India e i nostri colleghi ci hanno accolto come fratelli, ci hanno messo al centro delle loro priorità e ci hanno permesso di conoscere nel dettaglio i progetti che grazie alla raccolta degli abiti usati vengono portati avanti. Ma soprattutto ci hanno emozionato, perché davanti a tutto questo ci siamo commossi e abbiamo capito quanto è fondamentale portare avanti un sistema di economia circolare, dove quel che è “rifiuto” possa trasformarsi in “risorsa”. Abbiamo capito che quel che facciamo è “giusto”, e che c’è un giusto e uno sbagliato, c’è un modo corretto di fare le cose e uno no. Non si può sempre stare nel mezzo. Bisogna scegliere. E HUMANA, oggi più che mai, ci ha dimostrato di essere la scelta giusta. O meglio, ce lo hanno dimostrato le persone coinvolte in prima persona nei progetti, quelle che davvero hanno avuto la possibilità di cambiare le propria vita e che ci hanno accolto nelle loro case, scuole, campi, uffici come fossimo persone di famiglia. Abbiamo capito che da oggi in poi dobbiamo considerarci “splendenti” per la fortuna di svolgere questo mestiere. E che alla domanda «che fine fanno gli abiti?» dobbiamo rispondere che diventano gli occhi profondi e sorridenti, le mani sporche di pennarelli, i piedi scalzi durante la lezione, le carote coltivate biologicamente, le donne che insieme trovano un lavoro. Insomma, diventano un’emozione.

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