I Sindaci chiedono la riforma del Parco dei Castelli Romani

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Parco dei Castelli Romani
Castelli Romani
Parco dei Castelli Romani

POLITICA – Una proposta ufficiale di modifica della legge regionale quadro sulle aree protette (i parchi) costituisce il frutto di un lavoro di approfondimento dei sindaci del territorio, riuniti nella Comunità del Parco. All’interno dell’organo consultivo, costituito dai sindaci dei 15 Comuni i cui territori ricadono all’interno dei confini dell’Ente regionale, insieme alla Provincia e all’XI Comunità montana,  un gruppo ristretto di lavoro ha elaborato un documento, che l’assemblea ha approvato all’unanimità, con l’obiettivo di imprimere un cambio di rotta gestionale in seno all’Ente Parco.

Prendendo a base l’esperienza fin qui maturata in applicazione della legge regionale 29, i Sindaci hanno svolto un’accurata riflessione sulla questione, ritenendo che “l’attuale modello organizzativo per la gestione delle aree protette debba essere superato,  con riguardo soprattutto al miglioramento del livello di tutela dell’area naturale protetta, senza tuttavia dimenticare la necessità di un maggiore raccordo con le comunità locali, di un significativo intervento di semplificazione e di decentramento, di una riduzione complessiva dei costi della struttura per gli organi politici e per l’apparato burocratico”.

 

Di fatto oggi la gestione del Parco risulta eccessivamente centralistica, con un insufficiente coinvolgimento delle Amministrazioni comunali e delle comunità locali coinvolte, che di fatto intervengono solo in termini di consultazione attraverso la Comunità e sono rappresentate, in termini minoritari, nel Consiglio Direttivo. Questo modello rappresenta peraltro anche un costo che, nelle condizioni economiche e finanziarie attuali, la Regione non è più in grado di sostenere.

 

Il documento elaborato dai sindaci chiede al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti di adottare un coraggioso provvedimento di modifica della legge n. 29 del 1997 e delle sue successive modifiche ed integrazioni, attuando un effettivo decentramento, così da affidare i poteri di indirizzo e di controllo politico –amministrativo  alla Comunità del Parco.

Nello specifico i Sindaci chiedono l’abolizione del Consiglio direttivo, di cui esprimono al momento solo tre membri su sette, e il trasferimento dei relativi poteri, tra cui la nomina del presidente, alla Comunità stessa; a essa dovrà spettare anche il compito di esprimere il direttore, scelto all’interno di un apposito Albo costituito e gestito dalla Giunta regionale. E’ previsto inoltre il rafforzamento del sistema dei controlli da parte della Regione, la nascita di organismi obbligatori di partecipazione della società civile organizzata e l’attribuzione all’Ente Parco della gestione della parte variabile della retribuzione attraverso la costituzione di un apposito fondo, analogamente a quanto già avviene nella scuola, con lo scopo di predisporre le condizioni di un maggiore ancoraggio della struttura rispetto ai bisogni complessivi dell’area naturale protetta.

La deliberazione è stata trasmessa al Presidente della Giunta e del Consiglio regionale, all’assessore all’Ambiente e al Presidente della Commissione consiliare VIª, competente per materia, con la richiesta di un incontro sul tema. Essa è stata inviata anche a tutti i Consigli dei comuni facenti parte del Parco al fine di promuovere il massimo della partecipazione istituzionale e civica intorno alle problematiche sollevate.

“La comunità dei sindaci del Parco ha svolto un lavoro di riflessione attento e accurato, che viene ora rimesso alla valutazione della Regione e delle nostre comunità locali – dichiara il presidente della comunità e sindaco di Rocca di Papa Pasquale Boccia -. Il documento è una sintesi estrema della nostra proposta di modifica la legge istitutiva del Parco, volta a migliorare la funzione di tutela e la gestione dell’area naturale protetta. Ci aspettiamo una ripresa di interesse su questo tema, non solo da parte degli organismi politici, ma di tutta la società civile”.

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