Il Consiglio Comunale di Albano non è il congresso socialista

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Palazzo Savelli
Il palazzo comunale di Albano Laziale
Psi
Simbolo Partito Socialista Italiano

EDITORIALE – Ci sono voluti tre tempi per celebrare il Consiglio Comunale di Febbraio ad Albano Laziale. Il primo è stato disertato dagli esponenti della maggioranza di centrosinistra, mentre nelle successive due riprese, andate in scena tra le serate di lunedì 24 e martedì 25 Febbraio, si sono esauriti i punti all’ordine del giorno della discussione. In concreto l’aula ha votato e approvato (20 voti a favore e 8 astenuti), le delibere inerenti il sottopasso di Pian Savelli a Pavona e la strada di collegamento con il futuro nuovo cimitero. Se volessimo restare ai fatti concreti potremmo chiudere qui il nostro resoconto, ma per onor di cronaca ci tocca parlare del contorno. L’antipasto è stato servito con la polemica attorno ai meriti delle suddette opere pubbliche che, da un lato il centrosinistra avocava esclusivamente a se, dall’altra parte il centrodestra rivendicava l’avvio del progetto, l’accordo intercomunale e parte dei finanziamenti ottenuti. In questo caso la si potrebbe risolvere con un certo ecumenismo, affermando che ci si trova d’innanzi ad un tipico caso in cui due amministrazioni di colore diverso hanno entrambe contribuito, con difficoltà e ritardi magari, alla concretizzazione di una opera pubblica strategica per la città ed il decongestionamento del traffico sul territorio di una frazione come Pavona, che vive importanti criticità. Dopo di ciò la discussione ha inevitabilmente risentito delle fibrillazioni che la politica cittadina ha vissuto nelle ultime settimane, servendo il piatto forte. Ad Albano infatti Febbraio si sta caratterizzando da anni per produrre discussioni su congiure di palazzo, tentativi di sfiduciare il Sindaco, non si capisce mai bene se ideati dalle opposizioni o da parti della stessa maggioranza, e quant’altro si può inserire nella narrazione retroscenistica di una politica sempre più in crisi di identità. Ecco quindi che in questo clima si possono inserire scene surreali, come se l’orologio della storia lo si volesse riportare a venti anni fa, provando a spiegare con le logiche di quel tempo gli accadimenti dell’oggi. Il malcapitato cittadino che avesse avuto la ventura di partecipare, fisicamente o attraverso i microfoni di Radio Alba, al dibattito di ieri sera, potrebbe aver pensato di trovarsi, non al Consiglio Comunale di Albano nell’anno di grazia 2014, ma nel bel mezzo del congresso provinciale del Partito Socialista del 1989, pochi giorni prima della caduta del Muro di Berlino. Si è assistito pertanto alla riproposizione di antichissime contese politiche tra correnti interne al partito del garofano, rivalità personali da sempre celate e mai del tutto sopite, visioni e concezioni diverse di come attuare il concetto, tanto caro ai socialisti, dell’autonomia. Quell’eterna disputa a sinistra tra socialisti e comunisti prima, tra massimalisti e riformisti poi, che ha visto accapigliarsi attorno al bilanciamento tra autonomia ed egemonia. Di qui il tormentato rapporto odierno tra Partito Democratico e parti di maggioranza ascrivibili all’area laico riformista e socialista. Volendo ironizzare con superficialità diremmo che: vinca il centrodestra o il centrosinistra, ad Albano un socialista sarà sempre al governo. Sarebbe facile però limitarsi all’ironia sui socialisti, sfoderando tutto il repertorio che da “Mani Pulite” ad oggi si è prodotto per dipingere la caricatura di una storia politica che ha contribuito in maniera determinante alla nascita ed alla crescita della nostra Patria, Italiana ed Europea. Sarebbe facile per certi versi, ma chi vi scrive, pur amando follemente l’ironia, ritiene che sia interesse primario di Albano risolvere una volta per tutte la questione riformista, dalla quale dipendono, volente o nolente, i destini del prossimo futuro dell’antica Albalonga. La questione riformista infatti, non attiene soltanto alle persone o ai reduci che oggi la incarnano direttamente, sulla cui sorte ci soffermeremo in seguito, ma alla concezione ed alla pratica di un modello di governo, di rapporti politici ed Istituzionali, che pone d’innanzi alle scelte tra: riforme possibili e rivoluzioni utopistiche, continuità amministrativa e scontro permanente, leaderismi personalistici o partecipazione e condivisione di progetti, percorsi e scelte. Tutto questo è strettamente legato al concetto del fare, quel fare che tanto necessita

Palazzo Savelli
Il palazzo comunale di Albano Laziale

questo territorio attanagliato da mille emergenze irrisolte e sfide alla modernità da aggredire alla velocità di un tweet. Il legame tra la politica ed il fare infatti, sta proprio nel creare le condizioni affinchè interee aree culturali si sentano partecipi e non orfane, vive e non scheletri da museo. Ai partiti maggiori il compito di accogliere all’interno dei propri progetti politici il portato di quella famiglia riformista, non come necessario tanto quanto sgradito ospite, ma come bagaglio culturale e metodologico utile per dialogare per risolvere i problemi dei cittadini. Questo vale tanto per il Pd, quanto per quello che sarà il nuovo soggetto maggioritario nel centrodestra, perchè il riformismo non è solo di sinistra. Ciò non basta però, perchè la questione riformista non coinvolge soltanto la politica esterna a quella storia, ma anche, forse soprattutto, i protagonisti che nei decenni hanno segnato e scandito quella storia. E’ bello, per chi ama i racconti del passato, ascoltare le vicende narrate direttamente dalle personalità che le hanno determinate, come un nonno racconta ai nipoti la sua vita, offrendola come dono all’esperienza dei più giovani, ma la politica, i suoi protagonisti  e le sue Istituzioni, non debbono mai perdere di vista la loro più importante funzione, quella del realizzare concretamente le scelte, decidere, operare, fare perlappunto, senza perdersi in chiacchierate estenuanti ed inconcludenti. Agli esponenti socialisti albanensi crediamo si ponga davanti un bivio dirimente: o rinchiudersi in una ridotta a discutere del passato, rivangando i bei tempi che furono, rivaleggiando e duellando in solitaria tra loro come Orazi e Curiazi, oppure scegliere di scongelare la storia riformista, offrendola al patrimonio del domani, liberandola dai loro personalismi passati, favorendo la sua riproduzione attraverso volti e storie nuove, fresche, capaci di rinvigorirne il valore e la linfa. Una pianta può sopravvivere agli inverni più gelidi se dopo la perdita delle foglie se ne rigenerano altre, più verdi e più giovani, non se si avvizziscono le sue radici. Ai vari Rovere, Venditti, Sementilli, Gambucci, sta questo compito, a loro decidere se ritagliarsi un ruolo nelle cronache di febbraio, oppure rischiare contribuendo a scrivere la storia dei mesi e degli anni a venire.

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