In biblioteca l’identità dei Castelli Romani

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Massimo Prinzi Presidente Consorzio Sistema Bibliotecario Castelli Romani
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Massimo Prinzi Presidente Consorzio Sistema Bibliotecario Castelli Romani

Pensiamo ad una biblioteca, e immaginiamo un mondo chiuso, silenzioso e soprattutto isolato dal resto del mondo, quasi elitario, per pochi intimi ed al massimo qualche studente che svogliatamente si arrovella in qualche ricerca, ma è davvero così? La potenzialità racchiusa in una biblioteca si limita ai soli libri in essa contenuti? Proviamo a smentire questo comune stereotipo, partendo dal presupposto che, anche il solo patrimonio contenuto staticamente in una raccolta di libri è in se di inestimabile valore.

Abbiamo posto a tal proposito qualche domanda al Presidente del Consorzio del Sistema Bibliotecario dei Castelli Romani, Massimo Prinzi, il quale ci ha aperto le porte di un mondo conosciuto da pochi, ma dallo sviluppo quasi illimitato.

Prinzi cos’è il Consorzio SBCR che lei da qualche tempo presiede?

“Il Consorzio del Servizio Bibliotecario dei Castelli Romani è uno strumento, l’unico ad oggi, che comprende tutti e 17 i Comuni dell’area dei Castelli Romani, ed è un patrimonio che i Sindaci hanno per fare rete e affrontare e vincere la sfida della progettualità, che oggi è l’unico modo per programmare lo sviluppo economico territoriale. Costruire un sistema istituzionale interconnesso e sinergico, capace di presentare e condividere progetti di sviluppo su tematiche che rappresentano la vera identità dei nostri Comuni”.

Di cosa vi occupate?

“In primo luogo di cultura ovviamente, attraverso le biblioteche, ma anche di turismo, avendo le competenze per quanto riguarda la progettazione di un sistema turistico integrato del territorio”.

Può andare più nel concreto?

“Da quando si è insediato il nuovo Cda del Consorzio che ho l’onore di presiedere, tengo a sottolineare a titolo del tutto gratuito, il Consorzio ha cambiato marcia rispetto al medioevo laddove era stato confinato dalle precedenti gestioni. In primo luogo abbiamo messo a conoscenza tutti i 17 Sindaci castellani del patrimonio non sfruttato che il Consorzio metteva loro a disposizione, facendo loro comprendere le potenzialità e le necessità di fare squadra per acquisire capacità attrattive verso i loro territori, non più presi singolarmente, ma come un’area omogenea, per storia, cultura e tradizioni”.

Immagino non sia stato facile far passare il concetto:

“Debbo dire che abbiamo trovato nei Sindaci degli interlocutori aperti e capaci di cogliere le opportunità che si offrivano. Oggi esiste un tavolo permanente di collaborazione che funziona ed ha già prodotto passi avanti tangibili per tutti. Il Consorzio Bibliotecario è uno strumento che i Sindaci hanno riconosciuto ed un interlocutore per loro indispensabile, il quale, dopo una riorganizzazione interna su cui si è lavorato è diventato un punto di riferimento non solo per i Castelli Romani, ma in tutta Italia. Tutto questo ci tengo a precisare che non sarebbe stato e non sarà possibile se nel consorzio non ci fossero l’entusiasmo, la passione e l’abnegazione della dirigenza e di tutti i dipendenti che ogni giorno combattono metro per metro raggiungendo nel tempo traguardi insperati ed oggi racconteremmo barzellette”.

Quali sono i primi risultati concreti ottenuti?

“Oggi le biblioteche dei Castelli sono tutte interconnesse tra loro e lavorano come unica entità, con evidenti vantaggi in termini di qualità del servizio per i cittadini. Il progetto Biblio Più, con soli 10 euro annui, permette ad una persona di iscriversi al Sistema Bibliotecario ed accedere, non solo ai libri ospitati nelle nostre biblioteche, ma ad una vera e propria banca telematica della cultura, laddove può accedere a innumerevoli pubblicazioni di ogni genere, leggere testate giornalistiche gratuitamente, nazionali ed internazionali, dvd e produzioni multimediali. Con il progetto della “Biblioteca Diffusa” abbiamo portato i libri all’interno dei luoghi di lavoro, dei negozi, delle imprese e financo degli ospedali, come nel caso del Policlinico di Tor Vergata. Sono in via di apertura biblioteche tematiche, sia nuove che attraverso la specializzazione di alcune già esistenti”.

Perchè secondo lei queste attività importanti non sono ancora conosciute dai potenziali utenti?

“Premesso che stiamo facendo numeri importanti in termini di utenti registrati alle nostre biblioteche, prima di ottenere questi risultati c’è stato il necessario tempo per organizzare una struttura realmente efficente, come una macchina in cui ogni componente è capace di svolgere con competenza il proprio ruolo”.

Ci ha accennato al turismo: che tipo di competenze ha il Consorzio?

“Quella della pianificazione, e proprio a tal proposito è in fase avanzata la creazione di un vero e proprio piano strategico del turismo dei Castelli Romani, con il quale saremo in grado di offrire ai turisti pacchetti attrattivi e vantaggiosi, spalmati su tutto il nostro territorio, dal turismo religioso, a quello enogastronomico, passando per quello storico. La prima sfida sarà quella del Giubileo della Misericordia che inizierà a breve, ed a tal proposito il Consorzio ha già partecipato alla Fiera del turismo religioso svoltasi a settembre”.

Cosa serve ai Castelli Romani per mettere a frutto il suo patrimonio turistico?

“Serve un’offerta complessiva che passa in primo luogo da un censimento dei posti letto disponibili: non ci può essere offerta senza una reale conoscenza delle capacità ricettive del territorio. I tavoli di confronto da noi proposti sono già al lavoro tra istituzioni, esercenti, agenzie viaggi e operatori del settore. Oggi presentarsi da solo, per un solo Comune, per quanto importante, ad una fiera turistica, è inutile, la sfida la si vince se si capisce la necessità ed i vantaggi di un’azione complessiva. La partita che il Consorzio vuole vincere insieme ai Comuni è quella di riscoprire e unificare l’identità dei Castelli Romani, in primo luogo creando il brend Castelli Romani, attorno al quale costruire l’offerta”.

Gli operatori turistici si sono mostrati pronti per un simile percorso?

“Molte sono state le delusioni per loro in passato, quindi all’inizio non è stato facile convincerli che la nostra proposta era diversa, perchè seria e credibile, ma ora stiamo registrando rinnovati entusiasmi attorno ad un modello di sviluppo dalle infinite potenzialità di ricchezza. Dalle cose più banali a quelle più complesse, lavoriamo di squadra, dalla richiesta di fornire ai ristoratori i menu anche in lingua straniera, a quella di arricchire sempre più il nostro portale turistico www.visitacastelliromani.it che ad oggi è l’unico in doppia lingua sul territorio”.

Che significa quando dice che il Consorzio SBCR è esempio in tutta Italia?

“Il Ministero ha riconosciuto il nostro lavoro tra le “buone pratiche” delle amministrazioni pubbliche, e per questo siamo stati chiamati a fornire supporto e assistenza ad altri Consorzi ed entità simili alle nostre in molte parti d’Italia. La nostra capacità nel found raising, nell’attrarre risorse private da investire in cultura, è diventata un modello, persino per Roma Capitale”.

Voi siete una entità amministrativa di secondo livello come altre: come state gestendo i rapporti istituzionali con la Regione Lazio e gli altri enti di prossimità a parte i Comuni di cui già ha parlato?

“Prima del mio insediamento al Consorzio, la Regione ogni tre anni doveva dirci se potevamo vivere o morire, oggi con il nostro lavoro abbiamo ottenuto l’attenzione necessaria a tal punto da avere la certezza di poter pianificare a medio e lungo termine. Con entità quali il Parco dei Castelli Romani, sulla base di una comune visione dello sviluppo territoriale abbiamo un rapporto di collaborazione intenso, così come con ogni altra realtà che come noi ha una visione complessiva su di un progetto di sviluppo identitario per i Castelli Romani”.

L’entusiasmo del Presidente Prinzi fa ben sperare, così come i risultati già ottenuti non sono trascurabili, ma come tutte le buone idee e le buone volontà, siamo certi troveranno molteplici ostacoli d’innanzi. Il ginepraio di sottopotere ingenerato negli anni da certa politica e da certi gruppi di interesse particolari siamo convinti che non resteranno immobili davanti a quello che, se realizzato, potrebbe realmente diventare un vero laboratorio progettuale unificante, perchè basato su un’idea di sviluppo e non solo su singoli interessi in movimento. In bocca al lupo, Meta Magazine seguirà con attenzione questo cammino, che va proprio verso quel modello di sviluppo unitario della Città dei Castelli Romani, da sempre nel DNA della nostra proposta editoriale.

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