In esclusiva a Meta Simone Mori, doppiatore da Friends a CSI

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In esclusiva per Meta Magazine Simone Mori con Gary Dourdan a cui presta la voce nella serie tv C.S.I..
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In esclusiva per Meta Magazine Simone Mori con Gary Dourdan a cui presta la voce nella serie tv C.S.I..

Simone Mori è nato a Roma, attore, doppiatore, dialoghista e direttore del doppiaggio, figlio del grande doppiatore e voce ufficiale di Morgan Freeman Renato Mori scomparso nell’agosto 2014.

Presta la sua voce profonda a grandi attori cominciando il successo con il doppiaggio di Ross Geller uno dei protagonisti della serie tv Friends e ad attori del calibro di John C. Reilly, Seth Rogen, Ice Cube e molti altri. Recentemente premiato con il Leggio D’Oro per il doppiaggio di Omar Sy protagonista del film Quasi Amici. Nel mondo dell’animazione è la voce di Hermes Conrad in Futurama.

La sua passione nasce dal teatro e dopo essersi diplomato alla scuola di recitazione La Scaletta di Roma comincia una lunga e brillante carriera teatrale fino ad arrivare sul palco di Broadway lo scorso anno.

Per il piccolo schermo ha interpretato il ruolo di Maurizio Gemito nella serie tv Romanzo Criminale.

Quali sono i requisiti principali che deve avere un doppiatore?

“Il requisito fondamentale è quello di essere un bravo attore. Spesso si sente dire che i doppiatori facciano parte di una setta piuttosto ristretta, questo è vero in parte, infatti se si è alla ricerca di bambini magari si chiede ai figli o ai parenti di chi fa già parte di questo mondo ma è pur vero che se si comincia da piccoli e presumibilmente non si è mai studiata la recitazione, bisogna avere una dote innata non comune. Al contrario se a questo mestiere ci si avvicina da adulti bisogna essere necessariamente preparati perché c’è un grande lavoro tecnico come il sincrono e l’impostazione della voce che non consentirebbero lacune di nessun genere”.

Da bambino il mondo del doppiaggio le interessava poco, quando ha capito che il suo mestiere sarebbe diventato proprio quello del doppiatore?

“In realtà credevo che il mio lavoro sarebbe stato quello dell’attore, avevo circa 16 anni quando mio padre recitò a teatro nel Cirano con Domenico Modugno e Catherine Spaak, andavo lì tutte le sere, aiutavo mio padre a truccarsi e mi sono innamorato di quel mondo. Nonostante l’università e il militare il mio pensiero era sempre quello di provarci e così iniziai a studiare seriamente. Ho cominciato il doppiaggio parallelamente al teatro ma lo vedevo come un modo per guadagnare che mi dava quella continuità che il teatro non riusciva a darmi, poi è cominciato a piacermi e non l’ho più abbandonato”.

Cosa si prova quando si guarda un film ed il protagonista ha la propria voce?

“Se il film è bello guardo il film, chiaramente l’orecchio è sempre un po’ critico nei miei confronti, sento se sono stato bravo o se alcune cose le potevo fare meglio, non riesco totalmente ad estraniarmi cosa che invece accade se ascolto un mio collega. Si dice che quando un doppiaggio è fatto bene non si sta ascoltando un doppiaggio ma si sta guardando un film”.

Non si può non menzionare il grande doppiatore nonché suo padre Renato Mori scomparso lo scorso anno, qual’ è l’insegnamento lavorativo ed umano che le ha lasciato suo padre?

“Dal punto di vista lavorativo mio padre mi ha insegnato più o meno tutto quello che so e mi ha fatto capire l’importanza della puntualità, del rigore e del modo di approcciarsi con i colleghi, in poche parole è stato il primo e più importante maestro. Umanamente parlando posso dire che mio padre non l’avrei scambiato con nessun altro al mondo, come spesso si sente molti figli hanno problemi con i genitori soprattutto in età adolescenziale ed io faccio fatica a capirli perché mio padre non mi ha mai dato nessun problema e non mi ha mai fatto mancare il suo affetto. Anche se ora che non c’è più sento la sua mancanza: mi ha dato talmente tanto che è come aver mangiato un cibo molto buono e sentirsi completamente appagati. Inoltre ho la fortuna di sentirlo molto vicino, lo sento in tv attraverso la sua voce e grazie all’affetto sconfinato dei colleghi nei suoi confronti che ogni tanto mi raccontano qualcosa di lui”.

Le piacerebbe diventare la voce ufficiale di un determinato attore, come suo padre lo è stato di Morgan Freeman?

“In realtà lo sono già abbastanza di alcuni attori, John C. Reilly ad esempio l’ho doppiato 25 volte su 35 film che ha fatto, così come ho doppiato quasi sempre Seth Rogen, Ice Cube ed Omar Sy e devo dire che quando non sono io a doppiarli un po’ mi scoccia (sorride). Tuttavia oggi si tende meno a legare una sola voce agli attori soprattutto per evitare che i doppiatori abbiano potere contrattuale, ad esempio Robert Redford è stato sempre doppiato, tranne che in due film, da Cesare Barbetti, cambiargli voce sarebbe stato complicato e questo dava forza al doppiatore di chiedere determinate cifre, ora invece per ragioni di politica economica si cerca di dare spazio a più doppiatori”.

Come si fa ad ottenere il sincrono perfetto tra la voce del doppiatore ed il labiale dell’attore?

“Occorre prima di tutto un copione ben adattato, inizialmente viene tradotto dalla lingua originale all’italiano ma non si tratta di una traduzione letterale bensì di una traduzione che rispetti il significato iniziale, per esempio se in inglese troviamo It’s raining cats and dogs (piovono gatti e cani) la corretta traduzione sarà piove a catinelle. Successivamente servirà un bravo adattatore, colui che adatta la traduzione al movimento labiale, se l’adattamento non è ben fatto il doppiaggio non potrà mai riuscire bene neanche se il doppiatore fosse fenomenale, poi sta anche a quest’ultimo destreggiarsi al meglio e prendere delle buone appoggiature. Alcuni miei colleghi privilegiano la recitazione al sincrono, al contrario trovo che sia fondamentale per la riuscita del doppiaggio, direi che ottenere un sinc. perfetto sia un dono”.

Tra gli ultimi successi il doppiaggio del protagonista Driss del film Quasi Amici per il quale è stato premiato con il Leggio D’Oro, cosa le ha lasciato questa esperienza?

“Per questo film mi hanno chiamato grandi colleghi, grandi nel senso di età e di professionalità e sono stato onorato di ricevere molti complimenti. In realtà in quell’anno ho fatto un altro film in cui sono stato ancora più bravo, il film è Carnage di Roman Polanski ma sono stato premiato per Quasi Amici perché il film era più bello e ha avuto molto successo. Nessun doppiatore vincerà mai un premio per un brutto film, il premio è sempre legato alla qualità di quest’ultimo. Inoltre in quell’occasione fu proprio Omar Sy, Driss in Quasi Amici che chiese di me e mi volle conoscere complimentandosi per il doppiaggio in italiano, certo lui vicino a me era alto, bello e con un gran fisico, io sono un po’ in sovrappeso (ride) ma per il resto è stata una bella collaborazione”.

Qual’ è stata la più grande soddisfazione e la più grande delusione della sua carriera?

“Friends è stata una gran bella soddisfazione, eravamo sei amici a doppiare in quella serie tv e c’era molta complicità e affiatamento, ha avuto molto successo e se ne è parlato a lungo portandomi tanta fortuna e per questo ci sono particolarmente affezionato. Il film Magnolia è stato un altro bel film in cui ho avuto il piacere di doppiare. Parlando di delusione, forse ci sono rimasto un po’ male per non aver più doppiato Will Smith, infatti sono stato la sua voce in Bad Boys e successivamente ai provini per il doppiaggio di Man in Black scelsero Sandro Acerbo (voce di Brad Pitt). Tra l’altro avevo intuito che Will Smith avrebbe sfondato e comunque con il senno di poi non avrei più potuto doppiarlo, la mia voce attualmente sarebbe troppo pesante per lui”.

Oltre al doppiaggio so che ha altre passioni, quella per i gatti e per l’Inter, ce ne parli.

“Mio padre era di Milano e l’Inter era un suo grande amore, questa passione l’ho ereditata da lui e forse è diventata ancor più forte della sua, l’anno del triplete sono partito per Madrid per andare a vedere la finale di Champions League e sono stato anche a Roma per la finale di Coppa Italia, sono un tifoso vero e l’Inter ce l’ho proprio nel cuore. Gli animali li ho sempre amati ed i gatti in particolare mi fanno troppo ridere, ora ho un gatto che si chiama Erasmo dal film Erasmo Il Lentigginoso con Brigitte Bardot e James Stewart, fino a qualche tempo fa ne avevo anche un altro Peppe er Pantera dal personaggio di Vittorio Gassman nel film I Soliti Ignoti. Quando rientro a casa Erasmo mi aspetta sul lavello della cucina perché vuole bere solo acqua corrente e attende che io gli apra il rubinetto e d’inverno mi dorme addosso”.

Su cosa sta lavorando attualmente?

“Ultimamente ho diretto un film molto divertente con Adam Sandler intitolato Pixels, uscito da poco nelle sale cinematografiche ed ora sto seguendo la direzione e l’adattamento del film sequel Magic Mike XXL, è un film che piace molto alle donne, si rifaranno gli occhi perché è pieno di bei fusti”.

Grazie a Simone Mori da parte mia e di tutta la redazione di Meta Magazine per questa piacevole chiacchierata.

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