In Vaticano i Segni del Sacro sono Le impronte del reale

Esposte al pubblico per la prima volta le opere di grafica che gli artisti più noti del Novecento regalarono ai Pontefici in Vaticano fino al 29 febbraio

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I Segni del Sacro

Il 29 febbraio 2020, chiuderà i battenti “I segni del Sacro-Le impronte del reale. La grafica del Novecento nella Collezione d’Arte Contemporanea dei Musei Vaticani”, interessante mostra a cura di Francesca Boschetti e il coordinamento di Micol Forti, responsabile della Collezione d’Arte Contemporanea dei Musei Vaticani. Un’esposizione che… Non ti aspetti. Specie nei monumentali spazi berniniani del Braccio di Carlo Magno, a pochi passi dalla basilica di San Pietro. E specie perché, più di ogni altra cosa, è un invito alla scoperta della grafica (nelle sue svariate forme: xilografia, acquaforte, acquatinta, litografia, serigrafia); un’arte “per chi è del mestiere”, eppure, più di altri invece, è un modo per conoscere aspetti meno noti di artisti acclamatissimi. Proprio nel Novecento, questa pratica diventò un “luogo” per sperimentare modi e materiali da usare, soggetti e temi da trattare. Infatti, ciascun maestro sceglierà la matrice, che, con la stampa, trasferirà i suoi segni sul foglio. L’evento in Vaticano pone all’attenzione del grande pubblico circa 150 grafiche (selezionate tra le circa 4mila opere dell’intera raccolta di stampe, incisioni, disegni e fotografie), per lo più inedite, uscite dalle Collezioni del XIX e XX secolo per la prima volta. Si tratta davvero di un “tesoro nascosto”, frutto spontaneo della “chiamata” di Papa Montini al mondo dell’arte a partire dal 1973. Non c’è voluttà collezionistica, infatti, ma fogli in continuo arricchimento, spiritualità contemporanea fino ad ora chiusa nei cassetti, distante dallo sguardo dei curiosi. La raccolta di grafica del Novecento è un ricco nucleo di carte che, dopo la risposta degli artisti, eredi e mecenati a donare stampe e disegni al Pontefice (poi confluiti nelle collezioni vaticane formate parallelamente alla sezione del Novecento, voluta e inaugurata da Papa Paolo VI), è stata integrata con delle specificità. Particolarmente fragili, le opere oggi esposte, sono un’occasione per vedere da vicino  capolavori di: Munch, Klee, Dix, Kokoschka, Boccioni, Casorati, Morandi, Cambellotti, Chagall, Miró, Matisse. Ma pure Calatrava e Dalì. Con un allestimento intimo, scandito dai colori delle diverse sezioni, concepito come una “narrazione circolare” che prende il via e termina dalla Creazione, della Vita e dell’opera d’arte. Il percorso, ideato dall’architetto Roberto Pulitani, si snoda lungo quattro temi (“I sentimenti del sacro e dell’umano”, “Le impronte del reale”, “Genesi di un’idea” e “Segno e colore”) che evolvono fino all’ultima parte, sede dell’Astrattismo. Tutti meriterebbero una menzione speciale, ma come sottacere “La Crocifissione stereoscopica” di Dalí (due litografie ideate per essere guardate con uno speciale visore che rende l’immagine tridimensionale) o il “Martirio laico” di Lorenzo Viani, che racconta il dramma delle morti in mare attraverso immagini che rimandano al martirio di Cristo, evocando i naufragi che accadono senza limiti spazio-temporali. Presso i Musei Vaticani, le opere di grafica, conservate in speciali condizioni di luce, umidità e temperatura, hanno uno spazio risicato: infatti,  poche unità sono visibili a rotazione. Qui, invece, le si potrà ammirare in gran numero e tutto il loro splendore. Gratuitamente.

Info: www.museivaticani.va

 

 

 

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