Infermiera rubava farmaci dall’ospedale di Albano Laziale

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farmaci rubati
Parte dei farmaci sottratti dall'ospedale di Albano Laziale
farmaci rubati
Parte dei farmaci sottratti dall’ospedale di Albano Laziale

E’ una infermiera 35enne di Genzano, la donna arrestata ieri dai Carabinieri della Compagnia di Castel Gandolfo con l’accusa di peculato. I militari del Nucleo Operativo l’hanno controllata nel piazzale dell’ospedale “San Giuseppe” di Albano Laziale mentre faceva la spola tra il parcheggio e gli spogliatoi degli infermieri. La donna, dopo aver timbrato il cartellino alla fine del turno serale al pronto soccorso – ove è impiegata – è statavista mentre caricava nel cofano della sua autovettura due grossi zaini. I Carabinieri, insospettiti dalla situazione e memori delle recenti lamentele degli addetti ai lavori (secondo i quali, da qualche tempo, venivano constatati significativi ammanchi tra gli scaffali dei medicinali e dei presidi ospedalieri custoditi nel reparto d’urgenza), l’hannofermata per un controllo. E’ così che l’infermiera infedele è  stata colta con le mani nel sacco: negli zaini, infatti, la donna aveva nascosto numerosissime scatole di anticoagulanti, sedativi, antinfiammatori,

antipiretici, analgesici, ansiolitici e, soprattutto, medicinali a base di morfina, oltre che a presidi ospedalieri di vario genere, tutto materiale prelevato dal magazzino dell’ospedale. Immediata è scattata anche la perquisizione della sua abitazione, nel corso della quale i Carabinieri hanno  scoperto un vero e proprio deposito farmaceutico nella camera da letto dell’infermiera: scatole di medicine prive di fustella – destinate ad un esclusivo uso ospedaliero – confezioni di glucosio, bocce di soluzioni fisiologiche e di sodio cloruro, psicolettici, cortisonici, antitrombotici,

diuretici. E ancora, garze, bisturi, siringhe, collari ortopedici, pomate, cateteri venosi. I medicinali, ancora tutti sigillati, sono stati restituiti all’ospedale: il loro valore si aggira intorno ai 15.000 euro. L’infermiera arrestata, oltre a qualche anno di carcere, rischia anche la pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

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