Jude Law alla Festa del Cinema di Roma

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Jude Law
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Jude Law

Londinese, classe 1972, Jude Law è arrivato a Roma per incontrare il pubblico della Festa del Cinema. Eclettico e affascinante, ha all’attivo ben 59 film e due candidature ai Premi Oscar, come miglior attore non protagonista per Il talento di Mr Ripley (1999), e come miglior attore protagonista per Ritorno a Cold Mountain (2004). L’incontro è stato condotto dal Direttore Artistico della Festa, Antonio Monda, che ha mostrato al pubblico una serie di clip tratte dai maggiori successi di Law. Da A.I. – Intelligenza Artificiale (regia di Steven Spielberg) a Sleuth – Gli insospettabili (di Kenneth Branagh), da Era mio padre (di Sam Mendes) a Grand Budapest Hotel (di Wes Anderson):

Come è stato lavorare con Steven Spielberg in A.I. – Intelligenza Artificiale? Quale tra i suoi film preferisci?

Law: “Originariamente questo film avrebbe dovuto realizzarlo Stanley Kubrick, siamo partiti dalla rielaborazione di una sua sceneggiatura e abbiamo deciso di dedicare il film alla sua memoria. Steven si è appassionato alla storia ed è stato molto disponibile a collaborare. Tra i suoi film, fin da bambino ho amato Incontri ravvicinati del terzo tipo, un film che mostra l’equilibrio tra un mondo domestico e normale e una componente di fantasia”.

Ci sono film che rivedendo ti viene voglia di girare di nuovo, magari cambiando una scena?

Law: “Di solito vedo i miei film appena finite le riprese, e poi non mi rivedo. Sì, ora rifarei alcune cose in modo diverso, riconosco però che ero molto giovane, con dieci o quindici anni in meno di esperienza”.

Come ti prepari a interpretare personaggi storici o letterari?

Law: “E’ un viaggio interessante, da adolescente lavoravo d’istinto, senza seguire le indicazioni del regista. In realtà è proprio questa la parte più bella del mestiere, imparare cose diverse, immergersi in un contesto diverso. È un viaggio di istruzione, nel quale a volte ci si concede il lusso di esplorare i personaggi. Dipende molto da quello che vuole il regista per il progetto globale del film”.

È più divertente per un attore interpretare un personaggio simpatico o antipatico? Qual è il personaggio più divertente che hai interpretato?

Law: “Quando si affronta un personaggio, non lo si può giudicare. Bisogna trovare un equilibrio, indagando i lati oscuri nei personaggi positivi e viceversa. Sono stato fortunato, mi sono divertito in tutti i film che ho fatto, grazie alle persone con cui ho lavorato. Sono fortunato a fare questo lavoro, chi non si divertirebbe con un lavoro che ti porta a viaggiare e trascorrere periodi più o meno lunghi in altre città?”.

Cosa ci dici del tuo lavoro in The Young Pope, la serie televisiva firmata da Paolo Sorrentino? Quale è stata la cosa più difficile nell’interpretare un Papa?

Law: “Ho sempre ammirato e seguito Paolo, dopo aver visto La grande bellezza dissi che volevo lavorare con lui e a distanza di un mese mi è arrivata la sceneggiatura di questa serie, in cui sto lavorando da agosto. Interpreto un Papa: la cosa più difficile è sicuramente sedermi su un trespolo, per non rovinare il vestito di scena devo sedermi su uno sgabello scomodo”.

Sam Mendes, regista di Era mio padre (2002), proviene dal teatro. Hai notato qualcosa di diverso nella sua impostazione registica?

Law: “Sam era il direttore di un teatro londinese e personalmente avevo già lavorato nel teatro. In realtà non ho notato forti cambiamenti, in quanto Sam aveva già fatto American Beauty e quindi aveva già la statura di un regista di cinema”.

Per la preparazione del personaggio di Aleksej Karenin in Anna Karenina (film di Joe Wright del 2012) sei partito dal libro o direttamente dalla preparazione col regista?

Law: “Ho letto la sceneggiatura quando ancora non avevo letto il libro. Lo sceneggiatore ha puntato tutto sull’aspetto intimistico, sul potere dell’amore. Poi leggendo il libro mi sono ritrovato in questa impostazione”.

Lavorando in film di registi americani come Mike Nichols o Wes Anderson, hai notato differenze rispetto ad altri film?

Law: “E’ una questione di quanti soldi si possono spendere per la realizzazione di un film. Nelle grandi produzioni come quelle americane c’è un budget più alto; se il denaro a disposizione è limitato, invece, questo influenza lo spirito di chi lavora al progetto”.

L’incontro si è concluso con una clip tratta da The Night of the Hunter, film del 1955 diretto da Charles Laughton:

Law: “Questo è uno dei miei film preferiti. Me lo fece vedere mia madre all’età di sedici – diciassette anni, quando cominciava il mio amore assoluto per il cinema. È un film che mi ha mostrato quali effetti si possono raggiungere attraverso il cinema: la teatralità che troviamo qui non esiste più. È una storia inquietante in un involucro fiabesco”.

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