Katia Lopetti presenta Ungra, il 3D sbarca a teatro

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Ungra il 3D a teatro
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Ungra il 3D a teatro

Questa volta Meta Magazine ha intervistato per voi Katia Lopetti, regista 3D dell’innovativo spettacolo teatrale Ungra.

Se si pensa alla tecnologia 3D automaticamente viene in mente una sala cinematografica e dunque vi starete chiedendo, può esistere la terza dimensione a teatro?

Ebbene sì. E’ proprio questa la grande novità presentata dalla Lopetti e dalla regista teatrale di Ungra Teodora Nadoleanu.

Quello che occorre per far vivere questa magia è una pellicola olografica (una sorta di tenda di plastica) posta davanti al palcoscenico dietro al quale le attrici si muovono dentro un cubo vuoto che invece grazie agli occhialini 3D che verranno forniti al pubblico, risulterà essere riempito dalle proiezioni tridimensionali.

L’opera è ambientata nel 4014, il pianeta è popolato da sole donne, dopo la grande epidemia che nel 3715 sterminò il genere maschile. La nuova umanità monosessuata è organizzata in due regni diversi, da una parte le Lavareg governate dalla regina Dukra che popolano le terre incontaminate di Lavar, dall’altra le Cobias e la regina Marax che abitano le cementificate terre di Cobi.

Questo nuovo mondo dove la creazione equivale a distruzione si interroga sulla sempre più ovvia infelicità, riflessione che risveglia il desiderio di riportare i maschi sul pianeta.

Ungra ha debuttato nei primi giorni di ottobre al Teatro Ambra alla Garbatella e successivamente al Teatro Nuovo Sala Gassman di Civitavecchia, suscitando molta curiosità ma anche qualche critica, del resto si sa, spesso ciò che è nuovo e che di conseguenza non si conosce, oltre a stimolare una certa attrazione può provocare al tempo stesso della diffidenza ma credo che la cosa migliore sia sempre quella di abbattere i pregiudizi (qualora ve ne fossero) e di tuffarsi nelle nuove esperienze che ad ogni modo ci arricchiscono sempre e dalle quali possiamo essere piacevolmente sorpresi. Dunque se ancora non l’avete fatto, siete ancora in tempo per tuffarvi nell’esperienza di Ungra, lo spettacolo si terrà prossimamente al Teatro Civico di Rocca di Papa, vi consiglio di tenervi aggiornati sulla definizione delle nuove date.

Lopetti: come è nata l’idea del 3D a teatro?

“L’idea nasce un po’ per caso, io e Teodora Nadoleanu (Regista Teatrale di UNGRA) andammo a vedere un concerto dei Kraftwerk ed era in 3D passivo con oggetti che sembravano arrivare verso il pubblico e così pensai di fare delle vere e proprie scene e unire le mie abilità tecniche a quelle artistiche di Teodora. Da qui nasce UNGRA”.

Se non sbaglio Ungra è il primo spettacolo teatrale 3D in Italia, ha preso qualche spunto dal resto del mondo?

“Quando ci è venuta questa idea ci siamo chieste se e da chi era già stato fatto un progetto di questo tipo e quindi ci siamo documentate su internet dove però non abbiamo assolutamente trovato nulla”.

Gli elevati costi che richiede il 3D da cosa derivano?

“I costi di un 3D partono dalla grafica di animazione, che in questo caso non ha pesato perché le scene le ho costruite io, poi ci sono i costi degli occhialini attivi, dei proiettori 3D e nel nostro caso anche la pellicola olografica che ci ha permesso di costruire un cubo in cui abbiamo contestualizzato le attrici in un ambiente 3D”.

Ungra appartiene al genere fantasy, un’altra scelta innovativa nell’ambito del teatro, ce ne parli?

“UNGRA è un fantasy particolare, se si legge tra le righe c’è molto della nostra storia e del nostro presente. Non me la sento di prendere un’opera classica e farla in 3D, mi sembrerebbe di fare un torto alla storia”.

La storia è ambientata nel 4014, tempo in cui la creazione equivale a distruzione e ci si interroga sull’infelicità, mi ricorda un po’ l’era degli anni 2000, sbaglio?

“La storia è ambientata nel 4014 in un mondo popolato da sole donne che sono state in grado di riprodursi e quasi non ricordano più l’uomo…Scopriranno che le “Grandi 13″ che governano il pianeta hanno voluto sterminare il genere maschile per avere il pieno controllo del pianeta. Ma come in tutte le cose e in tutti i tempi, ad un certo punto bisogna ristabilire gli equilibri”.

Se accadesse come in Ungra, come sarebbe un mondo senza maschi?

“Spero che non accada mai!”.

Qual’è la speranza che lo spettacolo vuole trasmettere al pubblico?

“Il messaggio che UNGRA lascia al pubblico è semplice: Non dobbiamo farci sottomettere dal potere e soprattutto bisogna ristabilire davvero degli equilibri”.

La critica è stata piuttosto dura definendo Ungra uno spettacolo kitsch. Vuole controbattere?

“Hahahahahah!!! Per fortuna non tutti i critici sono come quel signore. E ti rispondo a questa domanda facendo copia-incolla di quanto gli ho scritto sulla sua pagina Facebook:

“Egregio Signor CRITICO (in ogni senso) ANDREA PACOSGNICH, io accetto le critiche e mi piacciono. (Ho cercato su internet articoli che professionalmente la riguardino, ma c’è poco quanto niente…Credevo fosse famoso e conosciuto, ma così non è…) Le critiche in alcuni casi mi migliorano, in altri mi fanno sorridere, e questo è il suo caso. Leggendo il suo articolo mi sono imbattuta in una serie di cavolate e una ben precisa ignoranza di competenze tecniche riguardanti proiezioni e 3D. Lei scrive: “La scenografia tridimensionale di cui si parla nelle note di accompagnamento dello spettacolo è in realtà una serie di effetti e paesaggi retroproiettati sulla quarta parete di plexiglas, ma la tecnica in questo caso non fa altro che avvicinare questi effetti ai nostri occhi.”

Precisiamo: 1- Quello che lei chiama volgarmente plexiglas è una pellicola olografica (ma non mi aspetto che lei la conosca) 2- Tutti i video e quindi anche le scene sono in formato 3D top and bottom, puro 3D! 3- L’unica cosa che ha capito è che erano retro proiettate, ma senza giochini, era vero 3D.

Ora…Io vorrei davvero sapere, come può una persona, tanto più uno che si definisce critico teatrale scrivere un articolo così ridicolo, mettendo in luce una totale e volgare ignoranza??? Mi perdoni, ma si occupi solo di quello che può far finta di conoscere, non si imbatta in una materia così complessa dove non si ha la possibilità di fingersi esperti o conoscitori. Comunque grazie per avermi fatto ridere così tanto in questa giornata di pioggia!”.

Perché scegliere Ungra?

“UNGRA è una boccata di novità, è la possibilità di avvicinare al teatro anche chi non ha una cultura teatrale. E’ una buona azione in un periodo storico in cui i teatri chiudono per trasformarsi in supermercati…purtroppo”.

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