La Comunità Capodarco lancia il Forum Sociale dei Castelli Romani

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comunita di capodarco
L'ingresso della Comunità di Capodarco
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L’ingresso della Comunia di Capodarco.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente una lettera appello ai cittadini ed alle istituzioni dei comuni dei Castelli Romani del Fondatore della Comunità Capodarco Don Franco Monterubbianesi:

“Ai cittadini dei Castelli Romani

Nel sentirci anche noi cittadini dei Castelli Romani, come Comunità di Capodarco, non possiamo non cercare insieme delle soluzioni comuni alla grande crisi che ci circonda. Occorre una svolta di civiltà, un grande cambiamento culturale. Ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento è una svolta politica che superi la tanta confusione e la pochezza di visione e che si faccia promotrice della ricerca del nuovo. Noi di Capodarco, che con molte difficoltà resistiamo sul fronte del servizio all’uomo, pensiamo di poter essere utili nella ricerca delle soluzioni a una crisi che è, prima di tutto, di carattere spirituale. Non per nulla, tutti noi, dobbiamo guardare a Papa Francesco come una luce che ci indica delle strade nuove. La sua visita a Lampedusa è stata molto significativa in tal senso; ci ha ricordato come la nostra società abbia sviluppato la globalizzazione dell’indifferenza. Per cui la domanda ‹‹ Dov’è tuo fratello?››, che il Signore rivolse a Caino, dobbiamo sentirla rivolta a noi nei riguardi dei mali di cui soffre la società. Nelle nostre coscienze di adulti manca la visione della povertà del mondo e della grande ingiustizia che riguarda gli ultimi della Terra nonostante queste stiano già attanagliando anche il nostro mondo occidentale. L’individualismo ci sta sopraffacendo costringendoci a vivere solo il presente. Per cui l’altro segno è che non diamo futuro alle nuove generazioni. Dobbiamo ascoltare allora il grido dei poveri e la pressione delle nuove generazioni, soprattutto di quelle del Sud. Entrambi premono per il cambiamento e, nel loro agire, ci scuotono dalla nostra indifferenza e ci impongono l’obbligo di reagire, di ribellarci a un sistema ingiusto e di cercare delle soluzioni. Da tempo, noi di Capodarco, abbiamo parlato a sette comuni dei Castelli di globalizzare la solidarietà attraverso il Bilancio Solidale Obiettivo 8. Adesso è arrivato il momento di coinvolgere tutti i comuni dei Castelli. Il 21 Gennaio, prima del convegno Alla ricerca della nuova politica tenuto alla Camera dei Deputati, proponevamo alle amministrazioni locali la costituzione di un forum territoriale di rilancio del sociale. Se la politica non va a fondo al discorso della solidarietà, aiutando il Terzo Settore a svilupparsi nelle sue potenzialità territorio per territorio, non ci sarà miglioramento che tenga. Statistiche alla mano il Terzo Settore sta dimostrando di essere rimasta l’unica economia capace di far aumentare il numero dei propri occupati e di portare avanti lo sviluppo locale, l’innovazione e la lotta contro l’illegalità. Abbiamo bisogno però, come dice l’articolo 2 della Costituzione, che la cultura del cittadino impegnato, del cittadino solidale, diventi cultura di tutti. Noi pensiamo che questo si realizzerà se gli enti locali, all’interno dei quali il cittadino può diventare “cittadino politico”, si assumeranno la responsabilità di favorire e coordinare tutto lo sviluppo del Terzo Settore alleandosi ad esso. La cultura sociale e politica, per essere convincente, si deve fare azione concreta nel territorio affrontandone i bisogni. Su queste piste di lavoro, noi di Capodarco, abbiamo delle proposte di fondo da fare agli enti locali dei Castelli e a tutti i cittadini; esse vanno condivise. È al servizio all’uomo debole, emarginato in tante situazioni, che dobbiamo guardare se vogliamo essere dei cittadini responsabili. Non si può così più prescindere da uno sviluppo che deve essere “glocale”; il mondo ormai è tutto unito. Ci deve essere poi anche un aspetto educativo con cui induciamo le nuove generazioni a sentirsi unite tra loro sia a livello globale (tra Nord e Sud del Mondo) sia sul piano locale. È nostro compito aiutarle a sentirsi capaci di affrontare sino in fondo i problemi che ci circondano. Dobbiamo partire dunque dall’economia sociale, dall’imprenditoria giovanile e da tutte quelle prassi attraverso le quali si esce dall’assistenzialismo e si promuove una sviluppo sostenibile nel territorio capace di tutelare la natura e i bisogni di tutti. Questo modo di realizzare lo sviluppo è possibile e noi di Capodarco lo dimostriamo con le nostre realtà di frontiera, con le nostre cooperative, con i nostri servizi e per l’innovazione di cui siamo sempre capaci. C’è poi un’idea che ci sembra rivoluzionaria e che noi di Grottaferrata stiamo promuovendo sul piano nazionale: l’agricoltura sociale. Si affianca a questa, sul piano dell’innovazione sociale del welfare, uno dei bisogni che riguardano il piano della disabilità ovvero il problema del “Dopo di Noi”. Si tratta di un difficoltà, per ora irrisolta, che riguarda l’autonomia dei ragazzi disabili – nel loro processo di crescita dopo la scuola – e che va affrontato a partire dal “Durante Noi”. Accompagnare i ragazzi disabili nel “Durante Noi” significa, infatti, aiutarli a sentirsi parte viva della società uscendo dall’assistenzialismo per raggiungere quella pienezza di vita che essi potrebbero avere. I nostri progetti concreti di “case famiglie” e i laboratori sociali ad esse connesse, tra le quali le fattorie sociali (molto adatte a ciò), rappresentano una realtà concreta che stiamo portando avanti qui ai Castelli e in modo particolare a Grottaferrata presso l’Agricoltura Capodarco. Agli enti locali e a tutti i cittadini chiediamo, con questa lettera, di coinvolgersi attivamente per sentire la bellezza di questo processo di integrazione. Attraverso le nostre iniziative stiamo creando una società più comunitaria e più armonica in cui i disabili esprimono il meglio delle loro possibilità insieme ai giovani. È certo che la crescita dei nostri progetti sarà graduale e che per consolidarsi dovrà essere supportata dall’alleanza che. con questa lettera, chiediamo alle istituzioni locali. Gli enti locali dovranno sposare al massimo questi ideali, facendosi anche coordinatori di tutte le risorse del territorio (economiche e non) e offrendo il loro appoggio. Attraverso un processo in cui il sociale, allontanandosi dalla prevalenza tecnica e burocratica del mondo sanitario, rioccupi la sua autonomia e sviluppi una grande cultura di solidarietà e di partecipazione. La nuova legge regionale del Lazio, applicativa della l. 328/2000, dovrà essere rivoluzionaria nella concezione in cui i servizi appartengono a tutti e nella progettazione, nella gestione e nella verifica di essi. Ciò che proponiamo ai Castelli Romani è una progettualità speciale; è un progetto pilota che prevede la modifica di quel modo abituale di lavorare, accomodante alle burocrazie, e che non rispetta la persona nella sua evoluzione e soprattutto l’idealità del servizio. Quello che riusciremo a fare nel territorio dei Castelli, come modello, sarà contagioso anche per le altre realtà. Partiremo con la realizzazione a Genzano di una casa famiglia modello per disabili dove potrà confluire tutto il lavoro con giovani e con le famiglie, che si possono fare solidali. La sua prima realizzazione molto dipenderà dal coinvolgimento istituzionale di voi enti locali e in un certo senso anche di voi tutti cittadini dei Castelli. Partecipate nella vostra consapevolezza e solo così vinceremo la sfida della crisi. Dobbiamo ribellarci al sistema e resistere in tale sforzo facendo del riscatto dei più deboli l’unica cultura che può cambiare questa società.”

Don Franco Monterubbianesi

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