La dignità perduta

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Da qualche ora Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono tornati in India. L’ultimo atto di quella follia che è cominciata poco più di tredici mesi fa (era il 15 Febbraio 2012). Il giorno dopo San Valentino dell’anno scorso i nostri due Marò avevano sparato a due pescatori al largo di Kochi (nella regione meridionale del Kerala nell’India meridionale). Pensavano – i nostri due fucilieri – che fossero pirati, non lo erano purtroppo: iniziava un calvario tra conflitti di attribuzioni, varie violazioni del diritto internazionale (l’accaduto avveniva in acque internazionali, non indiane, cosa mai riconosciuta dalle autorità locali).

Dallo scorso autunno si susseguivano i permessi che permettevano ai nostri due connazionali prima di lasciare il carcere militare, poi di lasciare l’India per recarsi in Italia per le vacanze natalizie e per votare alle ultime elezioni del 24 e 25 Febbraio 2013. Il Governo italiano, oltre a strappare queste esigue concessioni, non riusciva a riportare definitivamente i due in nel Nostro Paese, per essere giudicati da un nostro tribunale. A nulla sono servite le vicende Cermis e Sgrena-Calipari tra le altre, in cui l’Italia era riuscita nella “bella” impresa di dover piangere i propri morti, ma di non avere giustizia né per se né per i familiari delle vittime. L’ultimo atto nelle scorse settimane, prima l’arrivo dei nostri Marò, poi prima del previsto ritorno in India – garantito dall’Ambasciatore italiano a Nuova Delhi Daniele Mancini – poi il voltafaccia con Latorre e Girone che rimangono in Italia che aveva portato – giusto o non giusto che sia – all’impossibilità di lasciare il territorio indiano per lo stesso Mancini, prima del nuovo intendimento del nostro Governo.

Di fatto l’ennesima piroetta di una diplomazia italiana e di un Governo che sulla vicenda ha perso la faccia e l’ha fatta perdere assieme alla dignità all’intero Paese. Stanotte – mentre il Presidente Napolitano rifletteva come sta facendo tuttora sulla figura a cui affidare l’incarico per la formazione del nuovo governo – sarebbe stato il minimo per il Ministro degli Esteri Giulio Terzi presentare dimissioni irrevocabili dall’incarico e salire su quell’aereo. Perché al di là delle polemiche c’è o per meglio dire c’era l’ultima possibilità di restituire un po’ dignità all’Italia: un Governo che è in carica per “salvare” il Paese non assolve al suo incarico adottando solamente riforme draconiane per salvare l’economia, per essere al sicuro è fondamentale il rispetto verso noi stessi ed il riconoscimento del consesso internazionale, che non si ferma solo a Bruxelles.

 Eretico

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