La scuola fuori dai pensieri della politica

Il Prof. Luca Andreassi in Zona Mista parla della scuola dimenticata dalla politica e le incertezze ancora presenti sulla riapertura a Settembre

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Non sono solito pubblicare sondaggi. Lo faccio oggi, per la prima volta, perché credo sia importante, in questa che è la settimana decisiva per la riapertura a settembre, dare voce anche ai genitori di ragazzi in età scolare, che ritengono che relegare la scuola (e l’Università) ed i bambini all’ultimo posto delle priorità sia folle, assurdo e indegno di un Paese civile.

Lo si è fatto in nome della sicurezza, si dirà. Ma, forse, è opportuno iniziare ad interrogarsi su cosa si intenda per sicurezza.

Sicurezza è aver chiuso le scuole mentre le piste da sci erano ancora funzionanti? O non riaprirle, a maggio, mentre tutto ripartiva?

Sicurezza è aver imposto ai nostri figli di non tornare a scuola, neanche un giorno, consentendo contestualmente la possibilità di uscire e andare a trovare i propri amici?

Sicurezza significa ignorare la scienza, su questo argomento assolutamente coesa, che sostiene che i bambini abbiano una bassissima capacità di contagio. Con un’ampia letteratura scientifica che dimostra che non ci sono casi di trasmissione del virus da bambino a bambino o da bambino ad adulto.

Di fronte alla scienza che ci dice addirittura che lasciare i compagni di classe seduti allo stesso banco, non comporterebbe particolari rischi, noi cosa facciamo? Nulla.

Quello strano concetto di sicurezza per cui, nonostante la più lunga chiusura degli edifici scolastici nella storia della Repubblica, si è persa l’opportunità di ristrutturarli, ammodernarli, adeguarli alle esigenze reali e metterli in sicurezza quella sì. Edifici spesso fatiscenti, spesso risalenti ad epoche postbelliche, e quasi sempre inidonei.

Neanche un cantiere edile si è aperto in questi mesi. Nessuno sforzo di semplificare le procedure per la ristrutturazione degli edifici scolastici. Niente di niente.

Un imperdonabile errore della politica incapace di cogliere questa opportunità da una situazione oggettivamente complicata.

Dunque, sicurezza, va bene. Ma di chi?

Esclusivamente dei bambini? O, magari, anche di chi non ha voluto (o saputo) prendere decisioni? Di chi non ha voluto rischiare di sbagliare? Di chi ha preferito lasciare tutto così. Piuttosto che agire, facendo scelte anche difficili?

Non fare è sempre meno rischioso che fare qualcosa, col rischio di sbagliare.

Perdendo, colpevolmente, del tempo, nascondendo la testa sotto alla sabbia, addirittura impedendo il ritorno a scuola delle ultime classi delle scuole medie e delle scuole superiori. Almeno loro. Almeno gli esami.

A tutte queste obiezioni in questi mesi un’unica risposta. La didattica a distanza. Soluzione di tutti i mali. Ditelo ai genitori di quei bambini che non hanno svolto neanche un giorno di didattica a distanza, perché i loro insegnanti si sono rifiutati. Ditelo a quei papà e quelle mamme che hanno passato interi pomeriggi a spiegare il congiuntivo ed il condizionale. Ditelo ai genitori dei bambini che non potevano permettersi un computer o un palmare per connettersi. Ditelo a chi non aveva una connessione internet a casa. Ditelo ai genitori dei bambini appartenenti alle categorie fragili, abbandonati senza supporti ed interazioni sociali. Ditelo a loro che tutto è andato bene.

È giunto il momento che ci spieghiate quali siano state le ragioni vere per cui la scuola ha smesso di essere al centro dei pensieri della politica, relegando lo sviluppo socio-emotivo dei nostri figli all’ultimo posto delle priorità.

Spiegatecelo. E ragioniamo su una soluzione per settembre che sia gestibile e compatibile con le esigenze dei nostri piccoli. E dei genitori. Non si perda altro tempo. Nel nome di una sicurezza che non sia solo un alibi per la vostra incapacità, ma una reale ed effettiva tutela della salute dei nostri figli. Perché salute non è solo evitare il contagio da COVID.

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