La vera valigia è il cuore

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valigia“Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.”

Questa non è una semplice terzina, è una condizione umana: lo smarrimento.

L’uomo, per sua natura fragile, si smarrisce, iniziando così un viaggio “interiore”, ancor prima che “esteriore”.

Per fare un po’ di explicatio terminorum , vediamo cosa si intende per  “viaggio interiore”  facendoci aiutare proprio dal nostro caro amico Dante Alighieri, che nella Divina Commedia non ha parlato certo di indicazioni stradali per raggiungere il paradiso: “devi percorrere un breve tratto nella selva, per poi arrampicarti sulle cosce di Lucifero, fare uno strano movimento, cambiare prospettiva e…” No, non è andata così.

Ci sono forse nella divina Commedia luoghi reali o date storiche? Forse alcune in forma implicita, ma con la sola funzione di cornice in un capolavoro senza tempo.

Quello di Dante, guidato da Virgilio, è stato un viaggio spirituale alla ricerca della Verità, un percorso di discernimento  e giudizio che ha cambiato la sua vita. Non c’era posto per tappe puramente geografiche.

Come dice Ch. Singleton, “in questo mondo tutti , volenti o nolenti, siamo viandanti.”

Non si riferiva all’immagine pratica del fagotto sulle spalle, ma a quella indole naturale che spinge l’uomo a protendere verso l’alto, alle stelle, così da non fermarsi mai perché non può accontentarsi. La vita stessa è un cammino, un viaggio meraviglioso… con tutti i suoi incidenti. Nessuno ha scelto di intraprenderlo: l’uomo, da bambino, viene catapultato in una vita che non conosce e che deve imparare a vivere. Perché c’è il rischio di non partire mai e ridursi ad una semplice, magari più facile, “sopravvivenza”, così da non assaporare la bellezza che è stata creata per noi, che, a nostra volta, siamo stati creati per lei.

Petrarca ci fa intuire questa dinamica sul monte ventoso  insieme al fratello che aveva qualcosa di particolare, un gusto speciale per la vita, tanto da raggiungere la vetta percorrendo il tratto più breve ma più ripido, perché animato da un ardore; al contrario, quindi, di Petrarca che, non essendo “proteso alle stelle”, rimaneva intrappolato in una visione introspettiva della vita, detta, “antropocentrica”.

La prima parola chiave è: desiderio (dal latino De-sidera; riguardo alle stelle).

Per capire meglio chiamiamo a testimone un altro grande personaggio, di cui, non a caso, parla anche il canto XXVI dell’Inferno:  Ulisse.

Per quale motivo Omero, Dante e Joyce avrebbero dovuto perdere tempo dietro a Ulisse se questo fosse stato davvero un “Nessuno” che non ha nulla da darci?

Oggi come oggi, eccome se si parla di naufragi, di mèta, di coraggio. Sono temi con cui si combatte tutti i giorni, le tappe del percorso.

Sembra quasi scontato dirlo: bisogna affrontare la vita. La superficialità non basta, perché dentro di noi c’è un profondo bisogno di senso che non può rimanere inadempiuto.

Solo a questo livello tutto ciò con cui si viene a contatto può contribuire alla buona riuscita del viaggio e diventare così “un’esperienza”.

Ecco allora la seconda parola chiave: il coraggio. Il coraggio di mettersi in gioco: attraversare una selva, arrampicarsi su un monte o salire sulla barca, su esempio dei nostri amici letterari.

Cosa aspettate a partire?

Non dimenticate, però, di predisporre il cuore… perché la vera valigia è proprio quella.

 

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