L’Ara Pacis riapre con le Radici di Koudelka

In mostra al Museo sul Lungotevere oltre cento scatti del noto fotografo ceco che parlano della nostra Storia comune affacciata sul Mar Mediterraneo

0
92
ara_pacis
Ara Pacis

In mostra al Museo sul Lungotevere oltre cento scatti del noto fotografo ceco che parlano della nostra Storia comune affacciata sul Mar Mediterraneo

L’Ara Pacis riapre con le “Radici” di Koudelka

Il “totocolori” dello Stivale tiene il Lazio in “zona gialla” e Roma riparte dai suoi musei. Perché se è vero che, grazie ai dispositivi digitali, è possibile entrare nelle stanze di molti siti culturali mondiali, è altrettanto vero che l’algido schermo di un pc o di un televisore (4K o no!) non possono rimandare le stesse emozioni della fruizione dal vivo. Per questo, taglio del nastro della mostra: “Josef Koudelka. Radici. Evidenza della storia, enigma della bellezza” al Museo dell’Ara Pacis.

Un evento importante, per mole e per scopo: più di 100 scatti panoramici che, in questo paradossale momento d’isolamento, invitano a (ri)scoprire e credere in un contesto comune, nella nostra Storia. Una motivazione che riesce a emergere anche grazie ad un allestimento che, oltre alle spettacolari fotografie, contempla dei totem in orizzontale su cui campeggiano altrettante immagini che riescono a creare un sorprendente effetto immersivo senza ricorrere a proiezioni o videowall.

Classe 1938, Josef Koudelka, moravo, è dalla fine degli anni Sessanta un fotografo professionista: con le iniziali P.P. (Prague Photographer) ha immortalato l’invasione sovietica di Praga del 1968 (guadagnandosi la Medaglia d’Oro-Robert Capa per la fotografia dell’Overseas Press Club); nel 1971, entra a far parte della Magnum Photos e, da lì, è un susseguirsi di premi e mostre prestigiose ovunque nel mondo. Questa romana è la sola tappa nel Belpaese; è voluta da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, Contrasto e Magnum Photos, con l’organizzazione di Contrasto e Zètema-Progetto Cultura, assieme a Villa Medici, Académie de France à Rome e Centro Ceco.
Il percorso espositivo racconta il viaggio fotografico di Koudelka, che ripercorre le tappe salienti di un progetto – unico nel suo genere – durato 30 anni, alla ricerca delle radici comuni nella Storia occidentale. Oltre 200 località per circa 20 Paesi: dall’Italia alla Turchia, dalla Giordania alla Grecia, dalla Francia al Libano, passando per Roma, Petra, Atene, Ercolano, Cuma e… Dintorni.

La sua è un’interpretazione artistica dei più importanti siti archeologici della cultura romana e greca. Perché proprio come un archeologo, Koudelka esplora con grande perseveranza le sue rovine e con “Vestiges” ne celebra la bellezza; le “canta” come Omero, per trattenerle sulla pellicola, far sì che non sfuggano, trasformandole in panorami moderni con un’anima propria, ritratte con prospettive inattese – talvolta stranianti – per rimandarne un’immagine lontana dallo stereotipo da cartolina.

Una retrospettiva che è un’intensa rete di rimandi di una memoria che a Roma più che altrove diventa presente. Queste rovine così note a tanti e esposte, per l’occasione, in stretto dialogo con uno dei monumenti più significativi della Prima età imperiale, sono volutamente in bianco/nero, in un’eterna tensione di chiaroscuro (“vedo/non vedo”) perché sono proprio come noi, che: “portiamo dentro le macerie ammucchiate e l’instancabile speranza” (Jacques Berque).

L’esposizione resterà aperta fino al 16 maggio 2021 ed è accompagnata dal volume “Radici” pubblicato da Contrasto.

Info: www.arapacis.it

Print Friendly, PDF & Email