Le regole assurde della ripartenza

Il Professor Luca Andreassi in zona mista racconta alcune regole esileranti fissate per la ripartenza dal Covid

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viacolvento
Via col Vento

l bacio di Rhett a Rossella vestita a lutto è memorabile, intenso e struggente..

In tempo di post Covid, dimenticatelo. La trama di Via col Vento non si sarebbe potuto dipanare così come la conosciamo. Certo, Rossella con la mascherina avrebbe avuto meno difficoltà a nascondere l’odore dell’alcool e non sarebbe stata obbligata a sciacquarsi la bocca con acqua di colonia. Al massimo avrebbe usato un po’ di amuchina. Ma, certo, quel bacio non ci sarebbe mai potuto essere.

È una delle regole con cui ripartiranno le rappresentazioni teatrali. Mascherine sotto al metro di distanza e guanti di ordinanza. Addio dunque a scene romantiche e baci appassionati a meno che, lampo di genio, non si facciano recitare, come al teatro Franco Parenti di Milano, artisti membri esclusivamente dello stesso nucleo familiare. Quando l’immaginazione supera la realtà. E le regole assurde.

Ripartiranno anche i concerti. E qua gli untori, quelli da cui stare lontani come la peste, sono coloro che suonano gli strumenti a fiato. Come gestiamo gli “sputazzi” che fuoriescono da trombe e clarinetti? Semplice. Ci mettiamo una bella lastra di plexiglass e via.

Fatemi appuntare una cosa. “Se rinasco voglio rinascere produttore di plexiglass in tempo di pandemia”

E finalmente riapriranno pure le discoteche. Anche qui con delle regole degne del miglior Frankenstein Junior. La logica è semplice. In discoteca ci si va per ballare, no? E quindi che si balli, ovviamente con mascherine e guanti, e, soprattutto, distanziati di almeno 2 metri. Due metri.
Vietato toccarsi, strusciarsi, parlarsi all’orecchio.

E se volessi fare un giro di valzer. Vietato.

Vi è passata la voglia, vero. Che dite, organizziamo una partita di calcetto?

Buona idea. Vediamo le linee guida cosi siamo preparati.

Beato il portiere! Ha già i guanti. Che grandissima botta di fortuna.
Ma guai a “recuperare il possesso del pallone tramite il contrasto”. Ma mica perché, non essendo particolarmente allenati, rischia di saltare un menisco. Ma per il pericolo enorme di contagio da COVID19. Ma stiamo scherzando? Mica pensavate di entrare in scivolata?
Il pallone si recupera parlando. “Scusi, signora ala sinistra, io ora entrerei in marcatura e, essendo più veloce di lei, le sottrarrei il pallone, quindi me lo passi.”

È quanto stabilito nei protocolli di sicurezza in Abruzzo. Io già immagino, quest’estate, sulle spiagge di Alba Adriatica, muscolosissimi giovanotti indossare i guanti da cucina, quelli per lavare i piatti, in serrate partite di beach volley.

Non saprei se ridere o piangere. Certamente è quanto accade in Italia dove, fortunatamente, il virus, credo per pietà, non trovo altre spiegazioni, ha deciso di andarsene.

I numeri ci parlano di appena 202 nuovi contagi, con 249 persone in terapia intensiva (14 in meno di ieri), 4320 persone ricoverate (261 in meno di ieri) e quasi 1000 che escono dall’isolamento domiciliare.

Insomma, non è ben chiaro come, ma ne stiamo uscendo.

E tutto riparte. Con delle regole assurde, molto spesso, ma tutto riparte. Anche i teatri, le discoteche, i cinema.

Tutto tranne la scuola e l’Università. E su questo, io credo, ci sia ben poco da ridere.

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