Lettera a Nicola Zingaretti

Qualche consiglio non richiesto in una lettera a Nicola Zingaretti nuovo segretario nazionale del Partito Democratico

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Nicola Zingaretti

Non credo le leggano, ma per ora i segretari nazionali del Partito Democratico pare mettano in pratica i miei consigli che solitamente mi diletto a scrivere sotto forma di lettera. Lo ha fatto Matteo Renzi, quando mi permettevo di suggerirgli, dopo la sconfitta del 4 Marzo, di non partecipare al congresso e di lasciare spazio ad altri in questa fase. Vediamo se avrò la stessa fortuna col neo incoronato dalle primarie Nicola Zingaretti.

Caro Segretario, lei promette di cambiare tutto nel Pd e dopo una sconfitta così netta la promessa potrebbe essere tacciata di minimalismo, perché nel Pd c’è davvero molto da cambiare, tranne alcune cose che hanno permesso anche a lei di salire la scala del partito da dirigente giovanile, rappresentante istituzionale, fino a segretario nazionale.

Le primarie che scelgono il segretario nazionale non sono da cambiare, perché i milioni di persone che ogni volta che vengono chiamate a partecipare, anche nelle condizioni più depresse, rappresentano il patrimonio più prezioso della comunità democratica. A chi ha illuso gli italiani dicendo che uno vale uno e che la democrazia o è in rete o non è, stanno rispondendo i cittadini, con l’unico esempio di democrazia diretta che l’occidente conosce nel dopoguerra.

L’idea per cui con le primarie il Pd non è uno strumento ad esclusivo appannaggio degli apparati della politica ma rappresenta, con il suo essere scalabile, una opportunità per gli italiani che, sulla base dei valori della Costituzione Repubblicana, vi si riconoscono e li intendano trovare un luogo dove far valere le proprie istanze, sensibilità, capacità di mobilitare e aggregare su progetti politici, accettando la sfida del confronto democratico, non significa scolorire l’essere di sinistra ma ne sostanzia la natura partecipata ed inclusiva, rappresentando la vera anima distintiva della scommessa di chi il Pd ha fondato.

Lei ha vinto sulla discontinuità, e mi auguro che ci sia discontinuità rispetto alle passate gestioni soprattutto nella gestione quotidiana del partito, specialmente sui territori, nella promozione e nella formazione della classe dirigente, nella valorizzazione delle amministrazioni locali più virtuose, rifuggendo la facile scorciatoia elitaria, per cui il segretario si occupa delle questioni di politica nazionale, affidando i territori ad esclusivo appannaggio delle componenti organizzate. Le correnti servono, ma se si lascia che solo su di loro poggi la vita del partito in periferia si finisce per isolarsi dalla realtà. Sembra retorica ma questo è lo scoglio dove si sono arenate tutte le segreterie precedenti. Il partito locale è immagine e somiglianza di quello nazionale, se i cittadini nella loro città vedranno come in passato un partito diverso, quasi alternativo, rispetto all’immagine, l’azione ed il messaggio della linea scelta con le primarie il primo a pagarne il prezzo sarà il segretario nazionale di turno, poco importa quanto sia efficace e giusta la sua condotta.

Lei ha ricevuto un consenso ampio dai cittadini, forse più ampio delle più rosee previsioni, non faccia vivere ad alcuni che l’hanno generosamente sostenuta questa affermazione come una rivincita, o peggio una vendetta, rispetto a chi sedeva al suo posto al Nazzareno fino a ieri. Primo perché molti di loro frequentavano quelle stanze in modo piuttosto comodo fino a ieri, mentre lei faticava nella trincea delle amministrazioni locali. Secondo perché su di lei cade la responsabilità, non facile, di tenere assieme chi il Pd ha fondato e chi nel Pd è arrivato, vorrebbe arrivare o semplicemente vorrebbe restare. Crudamente le dico che all’Italia non serve una riedizione dei Democratici di Sinistra con la partecipazione di qualche ex democristiano, magari compensato da prestigiosi incarichi.

A lei guidare una comunità che accetti la sfida di ridefinire gli equilibri della società nell’era della globalizzazione. Leggo che la sua prima tappa da segretario sarebbe visitare il cantiere TAV a Torino, credo sia un giusto messaggio su quella che è la vera questione sociale in atto, che riguarda il rilancio economico dell’Italia e dell’Europa, in termini di sviluppo e giustizia sociale. Dalla sua è l’esperienza positiva alla Regione Lazio e la sua militanza storica che la lega alla sinistra italiana. Spero che quest’ultima l’aiuti quando dovrà fare scelte che potrebbero risultare impopolari a sinistra. Nel Lazio lo ha saputo fare, ora sarà più difficile: al partito nel suo complesso starà supportarla con lealtà e correttezza nel suo sforzo. In bocca al lupo segretario.

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