Lettera aperta di Marco Bizzoni sulle elezioni comunali di Albano

Riflessione di Marco Bizzoni sulle comunali di Albano "Le coalizioni elettorali acchiappatutto non sono utili ai lavoratori"

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Marco Bizzoni

“In primavera ad Albano si voterà per il rinnovo del Consiglio Comunale e del Sindaco. Da tempo vi è già fermento, alcuni singoli, gruppi e forze politiche stanno avanzando proposte politiche e sviluppando ragionamenti su come essere presenti alle prossime elezioni comunali. Per quanto mi riguarda, pur essendo un senza potere, è il tempo di una riflessione, un bilancio sull’azione dell’amministrazione comunale di questi ultimi 10 anni, in cui il Partito della Rifondazione Comunista, organizzazione in cui milito, ha dato il suo contributo. Questo bilancio non sarà limitato ad una mera riflessione localistica, ma cercherà di tener conto degli elementi profondi che generano il presente, con uno sguardo  allo sviluppo complessivo dello scenario politico in cui siamo immersi. Il profilo delineato meriterebbe spazio e spessore ben più ampio delle poche righe che mi accingo a presentarvi che, necessariamente, procederanno rozzamente nel cercare di delineare l’abbozzo di un quadro complessivo. Sono stato, quasi sempre, tra i sostenitori degli accordi politici di coalizione tra le forze di Sinistra prima e di centro sinistra poi. Per quanto riguarda le elezioni comunali del 2010 e successivamente del 2015 ho concordato pienamente con la scelta del mio partito di aderire alla coalizione di Centro Sinistra che candidava il Sindaco Marini. Tra i motivi che mi spinsero a quelle scelte vi erano: la competenza amministrativa del candidato sindaco, la decennale e disastrosa esperienza amministrativa del centrodestra da cui Albano Laziale proveniva, un orientamento “campista”, cioè l’idea di opporsi con un fronte al centrodestra in quel momento vincente, la volontà di impedire che le leggi elettorali antirappresentanza dei cittadini, con cui andiamo a votare, determinassero l’esclusione della proposta politica Partito della Rifondazione Comunista di Albano dal Consiglio Comunale. I 10 anni del sindaco Nicola Marini sebbene diversi, per la diversa natura delle emergenze e delle scelte politiche affrontate, possono oggi essere valutati in modo complessivo. Nonostante l’azione politica della Sinistra, in primo luogo Rifondazione, tesa a spingere l’amministrazione ad affrontare le questioni quotidiane, in un ottica di programmazione complessiva e di lungo periodo, tutelando la comunità, attivando i lavoratori nelle scelte dello sviluppo della città e assicurando la qualità dei servizi. Il risultato non ha trasformato il modo di essere dell’amministrazione, malgrado siano state accolte alcune proposte dei cittadini e della Sinistra con Rifondazione. L’amministrazione continua cosi ad essere un luogo separato dalla società che dovrebbe rappresentare, popolato da addetti ai lavori i quali, nel loro quinquennio, diventano gli unici titolati a sapere e decidere quel che è e sarà Albano Laziale. In tal modo si continua a perpetrare un sottogoverno di amici degli amici, che viene utilizzato indistintamente dal centrodestra e dal centrosinistra per assicurarsi il consenso elettorale. La spinta politica generata da Rifondazione ha avuto successo per quanto riguarda i grandi temi ideali: antifascismo, antirazzismo, ambiente, solidarietà internazionale, questioni di genere, pace e giustizia. La sconfitta si è avuta riguardo i temi più prosaici dell’azione amministrativa, scontrandosi con l’egemonia culturale sviluppata dal pensiero unico neoliberista e nell’intreccio di interessi tra consenso politico e azione economica sul territorio. Il paradosso più grande è che il successo dell’azione politica di Rifondazione sui grandi temi ideali ha, di fatto, consentito che venisse premiata l’immagine del PD, cioè di quel partito, partito promotore dell’ideologia neoliberista, che anche a livello locale, in modo morbido, ha operato ed opera per trasformare in mercato servizi e diritti di cittadinanza. Per questo ad Albano Laziale i Servizi Sociali, apparentemente efficienti, in realtà trasferiscono risorse indispensabili alla realizzazione o miglioramento dei servizi pubblici, ad organizzazioni economiche private che hanno meno vincoli legislativi del pubblico. Stessa cosa avviene per quanto riguarda la gestione dei lavori pubblici, del verde, della formazione professionale, dello sviluppo urbanistico, dei trasporti urbani, etc. Il fatto di non aver riportato all’interno dell’amministrazione i servizi pubblici esternalizzati alle S.p.a, società di diritto privato, non è stato un atto dovuto, ma il frutto di una scelta politica, che deresponsabilizza l’amministrazione e assicura possibilità di manovra di sottogoverno, quest’ultimo infatti sarebbe limitato dalla gestione diretta dei servizi da parte dell’amministrazione comunale. Infine queste società non perseguono il bene pubblico, ma, nella migliore delle ipotesi, il benessere delle società stesse. In questi 10 anni sono quindi venuti al pettine i nodi divergenti tra una politica di Sinistra e una coalizione con i partiti che propugnano la bontà delle ricette neoliberiste come il PD. La devastazione dei partiti politici nella loro funzione di strumenti dell’organizzazione e rappresentanza del popolo nelle istituzioni è stata realizzata attraverso leggi elettorali maggioritarie, con premi di maggioranza e sbarramenti. Queste leggi sono frutto delle scelte del Pds, Ds, PD, e dalle forze del centrodestra. Non bisogna mai dimenticare che i governi Berlusconi sono quelli che hanno approvato la riduzione della democrazia locale con il taglio dei componenti dei consigli comunali e l’eliminazione delle circoscrizioni, con la riduzione della rappresentanza politica dei cittadini. La trasformazione elettorale ha generato due fraintendimenti che inquinano e deformano le scelte elettorali, in questo caso nei comuni, dei cittadini: il primo riguarda il fatto che non si votano più le idee, ma le brave persone, il secondo invece riguarda il voto utile, cioè la necessità di impedire alle destre parafasciste di vincere. Per quanto riguarda il primo tema devo dire che Marini, non solo è una brava persona, ma è un  amministratore capace e un politico sensibile ai temi sociali. Tuttavia l’esperienza di governo di questi ultimi 10 anni ha dimostrato che nel momento in cui era necessario fare scelte radicali, il Sindaco metteva in campo una cautela eccessiva, molto attenta alle esigenze di sottogoverno di alcuni alleati, e, soprattutto, non ha mai messo in discussione i paradigmi dell’ideologia neoliberista imperanti dove prima dei lavoratori e dei cittadini vi è il mercato e le sue esigenze. Quindi il valore civico e morale della persona, sebbene sia un metro di giudizio importante nella definizione del candidato Sindaco di una coalizione, per quanto ammirevole non può più essere l’unico elemento su cui ci si affida. Sono indispensabili concordanze sulle idee politiche di fondo per poter realizzare quella trasformazione istituzionale che i lavoratori chiedono e di cui hanno bisogno. Ritengo quindi che per chi è dichiaratamente antiliberista, non sia pensabile, neppure nel caso di una candidatura a sindaco di una“brava persona”, con un PD che ad oggi sposa in pieno l’ideologia del neoliberismo quale strumento organizzativo della società. Voto utile e fronte antifascista sono i temi sbandierati ad ogni elezione. Nel quadro di leggi elettorali con sbarramenti e premi di maggioranza, la Sinistra viene continuamente richiamata alla responsabilità e all’unità antifascista o genericamente contro le destre. Tutti i giornali democratici spingono a questi esiti, generando e fomentando nel popolo di sinistra un senso comune che, alle elezioni, punisce qualsiasi partito osi discostarsene. Tuttavia il principale partito beneficiario di questa condizione, il PD, è quello che ha contribuito alla distruzione istituzionale delle forze di Sinistra. Lo stesso PD con le sue scelte politiche, legge Fornero, Jobs Act e abrogazione articolo 18, Buona Scuola, austerità e la critica da destra al reddito di cittadinanza e quota 100, ha consentito la crescita spropositata della Lega e delle destre nella società. Malgrado ciò la forza elettorale della Lega e delle destre non sarebbe irresistibile con una legge elettorale proporzionale. Il PD quindi che cosa fa? Mentre chiama tutti all’appello per un fronte di “sinistra” e antifascista, cerca un accordo elettorale con quella Lega a cui fa finta di opporsi. Questo scenario politico ha un qualcosa a che fare con le elezioni che si svolgeranno ad Albano Laziale? Io penso di si, poiché da quanto detto sino ad ora, Albano Laziale non è al di fuori di quanto accade in Italia. Bisogna mantenere ben chiara la distinzione tra i partiti parafascisti come la Lega e partiti liberaldemocratici come il Pd. Non bisongna mai dimenticare l’esperienza amministrativa delle destre ad Albano Laziale, l’inconsistenza nella programmazione dei lavori pubblici, una pratica amministrativa che rasentava il familismo, lo sfruttamento selvaggio delle società partecipate per fini di sottogoverno, i cui costi sono stati pagati dalla collettività, il trasformismo elettoralistico dei suoi dirigenti per tornaconto personale. Tuttavia, pur non essendo la stessa cosa, come peste e colera, è necessario essere consapevoli che, entrambe le forze, agiscono scelte politiche che sono contro i lavoratori, anche quando apparentemente concedono qualcosa. La Sinistra, quella dei lavoratori e delle lavoratrici, può ricostruirsi solo se sarà in grado di far si che la pluralità di idee delle organizzazioni politiche e sociali che la compongono, possano ritrovarsi nel quadro di un’unica realtà politica dichiaratamente  antiliberista, alternativa e in opposizione a Lega  e destre varie, M5S, PD e centrosinistra”.

Marco Bizzoni

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