Lettera aperta a Matteo Renzi

Lettera aperta di Andrea Titti al Senatore Matteo Renzi sul futuro del Partito Democratico e del progetto politico dell'ex Premier

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Andrea Titti e Matteo Renzi

Quando ci siamo incontrati a Frascati ed io nel salutarti stringendoti la mano ti ho chiamato Presidente tu mi hai specificato: “Matteo, sono Matteo”, quindi anche in queste righe terrò fede a quel tuo invito confidenziale.

Caro Matteo, trovo del tutto inutile rimuginare sulla tradizione italica, da moltissimi praticata, che vede il passaggio da Piazza Venezia a Piazzale Loreto come un cambio di camicia al mattino. Non trovo interessanti le autoflagellazioni, l’autocoscienza, specie se collettiva, così come un leader che passa le sue giornate a chiedere scusa al mondo lo trovo stucchevole, forse più fastidioso di coloro che non avendo nulla da dire pensano che in politica serva chiedere scusa per qualcosa di diverso dall’aver commesso reati. Tu reati non ne hai commessi, quindi fine della commedia e si parli d’altro.

Dal 1993 i leader politici più avveduti e più lungimiranti, oserei definirli statisti, non ne abbiamo avuti poi molti, non considerando tali gli “unti dal Signore” e gli autoproclamati scrittori di storia, hanno provato a donare alla nostra Patria una destra ed una sinistra normali, europee, adeguate alla modernità. Tutti questi progetti hanno fallito, rovinosamente, a destra come a sinistra. Credo ci si debba interrogare e rispondere sul perché, dando per assodata la loro giustezza e oserei dire necessità per l’interesse nazionale.

Lo è stata a destra Alleanza Nazionale, morta per eutanasia dopo quasi un decennio di subalternità culturale al berlusconismo. Sempre nel centrodestra lo è stata l’avventura di Generazione Italia prima e Futuro e Libertà poi, il termine avventura non lo uso a caso, perché rende meglio l’idea di una esperienza tanto puntuale nei contenuti e negli obiettivi, quanto sconclusionata nei modi, nei metodi e nella classe dirigente.

A sinistra lo sono stati la prima segreteria Veltroni nel Pds, persino D’Alema da Presidente del Consiglio in un congresso del suo partito provò a parlare di riforme economiche e del mercato del lavoro, poi il giorno dopo nella stessa assise prese la parola Cofferati, ai tempi Segretario Confederale della Cgil,che terremotò ogni cosa e si è fatto finta di aver scherzato. Lo è stato il Partito Democratico a vocazione maggioritaria di Veltroni e ultimo in ordine cronologico il tuo progetto di Pd aperto e innovatore, dentro e fuori da se. Una sfilza di sconfitte, con annesse leadership bruciate: vorrei che tu non facessi la stessa fine degli illustri predecessori, per questo mi permetto di dirti la mia per i mesi avvenire. Mi prendo questa licenza non per presunzione, ma perché personalmente ho militato e partecipato, anche in prima persona, ad alcuni di questi progetti, sia nel centrodestra che nel tuo, nostro, Pd.

In Italia c’è sempre stata e c’è ancora una fetta di elettorato che puntualmente spostandosi determina l’esito delle elezioni: in sintesi brutale lo chiamerei ceto medio. Una realtà interclassista fatta di imprenditori, partite iva e lavoratori dipendenti, professionisti e fette di disagio sociale, che da sempre vuole le stesse cose: meno tasse, meno burocrazia, più efficienza, più libertà individuale, più sicurezza e giustizia sociale, più riforme istituzionali. Lo sanno tutti, lo dicono tutti, ma alla prova dei fatti chiunque si avvicini a toccare da Palazzo Chigi o dal Parlamento queste leve finisce scottato. Io credo tuttavia che fino ad oggi la caduta di tutti i leaders che si sono avvicinati a quei “sacri fuochi” sia dovuta non al progetto politico che proponevano, ma nelle loro personali inadeguatezze nel guidarlo, non sapendo resistere e fronteggiare adeguatamente le forze della conservazione insite dentro e fuori dalla politica, italiana ed estera, che a quel cambiamento si opponevano e tutt’oggi si oppongono, con una crescente violenza.

Io credo che tu sia ancora in tempo per salvarti dall’oblio e da un grigio destino da “padre nobile”, non ti si addice e non credo tu lo sappia e voglia fare. Hai perso per due tue mancanze, che non a caso nessuno fino ad oggi pubblicamente ti ha detto: ti manca alle spalle un potere economico personale e soprattutto ti manca, o non sei stato in grado di costruire, un potere mediatico che ti permettesse di resistere alle tempeste che ti hanno scatenato contro. Senza questi due elementi ogni tuo errore agli occhi dell’opinione pubblica è diventato un crimine, ogni tua azione un potenziale attentato alla democrazia ed alla giustizia, cucendoti addosso un abito mostruoso che neanche ad un satrapo si addirrebbe.

Non lasciare il Pd, perché qui c’è il tuo popolo che non può essere abbandonato e non si deve abbandonare alla vedovanza, ma dammi retta, sfilati dalle dispute congressuali, dalle maggioranze e dalle minoranze interne, dai tuoi cortigiani e dalle nuove corti nascenti, dalle tessere, dai circoli e dal risiko degli stessi. Sfilati tu e non cercare inutilmente candidati per conto terzi, sei un capo, nessuno può essere la surroga di un capo carismatico come te in politica senza rendersi ridicolo. Il congresso lo vincerà chi lo dovrà vincere, tu fai un passo avanti, espressamente da solo, liberandoti dalla pesante zavorra di tutti i vassalli che in questi anni sui territori, nascondendosi dietro il tuo nome o semplicemente autoproclamatisi “renziani”, hanno fatto strame dell’idea stessa di partito che tu proponevi ai militanti e che i militanti ancora vogliono, sperano.

Girare il mondo va bene, ma non dimenticare di girare un po’ anche l’Italia, niente treni con codazzi al seguito e tragitti preconfezionati, niente comizi e comizianti, vieni sui territori per incontrare al bar senza annunciarti un militante per volta, vieni a scoprire i ragazzi che hanno buone idee, i bravi amministratori, le associazioni, fallo senza filtri, senza intermediari, senza capi bastone che ti fanno largo tra la folla. Non vincerai questo congresso, a cui non dovresti neppure partecipare, ma potrai vincere o far vincere il prossimo a coloro che in te credono ancora e che non hanno smesso di lavorare pancia a terra mai per l’obiettivo che dalla prima Leopolda si sono dati insieme. Buon vento Matteo, ci rivedremo, per vincere ancora, insieme.

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