L’Europa viaggia verso l’ecosostenibilità

Stop alla plastica, incremento del riciclo: l’Europa viaggia verso l’ecosostenibilità. L'importanza del riciclo che Italia prende sempre più piede

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Riciclo

Stop alla plastica, incremento del riciclo: l’Europa viaggia verso l’ecosostenibilità

Piovono misure restrittive contro la produzione e l’utilizzo di plastica, soprattutto quella usa e getta. Pare sia arrivato il momento, per una delle principali cause dell’inquinamento marino e non solo, di farsi da parte e cedere strada ad un nuovo corso improntato all’ecosostenibilità. Il riciclo non basta: per quanto rappresenti un’arma potente contro la diffusione nell’ambiente di agenti inquinanti, i governi hanno capito, si spera, che il problema va affrontato a monte, nella produzione indiscriminata di un materiale che il nostro pianeta impiega tempi biblici a smaltire.

L’UE dice stop alla plastica

Le misure di cui parliamo vanno dallo stop all’utilizzo della plastica nel parco naturale del Cilento alla scelta della Coop di usare solo plastica riciclata per confezionare i prodotti a marchio. Tutte scelte che rispondono all’adeguamento richiesto dall’Unione Europea che a fine maggio ha emanato le direttive per la riduzione dei rifiuti plastici.

Entro il 2025, gli Stati membri dovranno raccogliere oltre il 90% delle bottiglie di plastica monouso per bevande, magari usando un sistema di cauzione-deposito. L’obiettivo è ambizioso e passerà attraverso il divieto di vendita di stoviglie, cannucce, agitatori per bevande, cotton fioc e bastoncini per palloncini in plastica. Molti di questi oggetti che sono presenti nella nostra quotidianità vengono prodotti dal mercato asiatico, sul quale ovviamente l’UE non ha nessuna possibilità di intervento se non il divieto di vendita in patria.

Sempre secondo la stessa direttiva, i contenitori per bevande in plastica saranno ammessi solo se i tappi e i coperchi saranno pensati per rimanere attaccati al contenitore. I membri UE dovranno fissare degli specifici obiettivi per ridurre la produzione di contenitori per alimenti e tazze per bevande in plastica, gli stessi produttori saranno chiamati a coprire i costi di gestione dei rifiuti per lo smaltimento di mozziconi, palloncini ed attrezzi da pesca in plastica. Assorbenti igienici e salviette indicheranno il loro impatto negativo sull’ambiente con un’etichetta chiara e standardizzata.

Da consumatori a riciclatori: economia circolare

Questi provvedimenti sono in qualche modo figli dell’approvazione del pacchetto sull’economia circolare del 18 aprile scorso, un nuovo ambizioso obiettivo in linea con i piani di sostenibilità dell’Unione Europea. In questo caso, vengono stabiliti nuovi standard giuridicamente vincolanti e con precise scadenze riguardo il riciclaggio dei rifiuti e la riduzione dello smaltimento in discarica. Condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo, la vita dei prodotti all’interno del cerchio di questa economia è molto più lunga e rifugge dallo spreco, ma andiamo a vedere più precisamente di che standard stiamo parlando.

Due sono gli obiettivi comuni: portare al 55% il riciclo dei rifiuti urbani entro il 2025, una quota che salirà al 60% entro il 2030 e al 65% entro il 2035; portare il riciclo dei rifiuti da imballaggio al 65% entro il 2025 e al 70% entro il 2030. L’obiettivo è così diversificato per materiali (riferendoci allo standard finale del 2030):

Plastica 55%
Legno 30%
Metalli ferrosi 80%
Alluminio 60%
Vetro 75%
Carta e cartone 85%

Limite inderogabile è invece quel 10% (entro il 2035) sul totale dei rifiuti urbani che i singoli paesi potranno smaltire tramite l’interramento in discarica. Per alcuni questo limite è stato giudicato troppo blando, ma si tratta pur sempre di una direttiva comunitaria che dovrà poi essere applicata a tutti gli stati membri; paesi come Danimarca, Germania, Olanda e Svezia non gestiscono lo smaltimento dei rifiuti con le discariche; per contro, Cipro, Croazia, Grecia, Lettonia e Malta hanno già interrato più di tre quarti dei loro rifiuti urbani, mentre l’Italia è ferma al 27% circa.

Italia campionessa di riciclo

Se parliamo di riciclo, non possiamo fare a meno di constatare che l’Italia è il paese ad aver raggiunto i migliori traguardi in termini di riciclo. Il nostro riutilizzo si appresta al 76,9% contro una media europea da 37% circa, media viziata sia dai paesi che interrano sia da quelli che inceneriscono. D’altronde, oggi la performatività tecnologica consente di fondere e riutilizzare materiali plastici come l’HDPE (ovvero il polietilene ad alta densità) e il PP (il polipropilene) quasi del tutto, nel rispetto dei casi limite: fanno eccezione i contenitori in plastica progettati per il trasporto di alimenti e liquidi alimentari poiché richiedono ogni volta l’utilizzo di materia vergine per la produzione.

Si spera che l’Italia, che già è stata tra gli apripista di questi provvedimenti targati UE, continui a mantenere un ruolo di prima rilevanza in questa eco conversione della produzione e per quanto riguarda il riciclo, ne avrebbe tutto l’interesse considerato che, solo nel 2015, il settore ha prodotto un valore di 12,6 miliardi di euro pari all’1% del nostro Pil.

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