L’Isis distrugge i Templi dell’antica città siriana di Palmira

0
851
palmira
Isis distrugge Templi di Palmira
palmira
Isis distrugge Templi di Palmira

Negli ultimi giorni si è tornato a parlare dell’antica città siriana di Palmira, anche conosciuta come “la sposa del deserto”: le milizie dell’ISIS (o Stato Islamico), infatti, hanno distrutto il tempio di Baal Shamin, sito archeologico nella parte centrale del Paese e uno dei più importanti di tutto il Medio Oriente, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Palmira era stata conquistata dall’ISIS lo scorso 21 maggio, insieme a Tadmor, la città fondata in prossimità delle rovine che prima era controllata e difesa dall’esercito siriano fedele al presidente Bashar al Assad. A giugno si era poi diffusa la notizia che il gruppo islamico aveva iniziato a sistemare bombe e trappole esplosive nell’antica città. Il tempio di Baal Shamin è stato distrutto domenica 23 agosto, alcuni giorni dopo che i jihadisti hanno decapitato su una piazza pubblica Khaled Asaad, 82 anni, uno dei massimi esperti siriani di antichità ed ex direttore del sito archeologico locale. Per il direttore generale dell’Unesco Irina Bokova la distruzione è pari a un “crimine di guerra” e i “responsabili devono rendere conto delle loro azioni”. Anche gran parte del tempio di Bel, considerato il più importante e meglio conservato dell’area archeologica, è andata distrutta. Secondo le prime informazioni raccolte da fonti locali e riportate dalla tv satellitare Al Arabiya, gli uomini del Califfato nero avrebbero minato il sito con oltre 30 tonnellate di esplosivo. La notizia è stata confermata dall’Osservatorio per i diritti umani (Ondus) e da immagini satellitari dell’Istituto delle Nazioni Unite per la formazione e la ricerca (Unitar). Il tempio era dedicato a Bel (il “signore”), l’equivalente del greco Zeus, e venne consacrato tra il 32 e il 38 d.C.: i principali edifici di Palmira, infatti, risalgono all’epoca della dominazione romana, tra il I e il III secolo d.C. Tuttavia, Palmira vanta una storia millenaria che si riallaccia agli albori della civiltà. La città è citata per la prima volta col nome di Tadmor in archivi risalenti al Secondo millennio a.C. e con lo stesso nome, o meglio “Tadmor del deserto”, la ritroviamo citata negli archivi degli Assiri, quando era già un importante snodo commerciale sulle vie che collegavano la Mesopotamia alla Siria settentrionale, ruolo che avrebbe mantenuto anche nei secoli successivi. Nel 323 a.C. la Siria passò sotto il controllo dei Seleucidi e Palmira divenne indipendente, sviluppando un proprio dialetto semitico e un proprio alfabeto. La città mantenne la propria indipendenza anche quando i Romani, nel I secolo d.C., fecero della Siria una propria provincia: la regina Zenobia, personaggio femminile di grande rilievo nella storia dell’Impero romano, trasformò Palmira in un regno indipendente di cui si autoproclamò sovrana. Successivamente la città si sviluppò molto sotto i Romani, prima di essere conquistata dagli Arabi nel 634: da quel momento la sua importanza venne molto ridimensionata e Palmira andò in rovina. Adesso la sua antica anima non esiste più. Ha subito la stessa sorte delle sue vicine Nimrud, città del nord dell’Iraq che fu capitale dell’Impero assiro, e Hatra, città irachena fondata nel Terzo secolo a.C. dalla dinastia seleucide, devastate dalla furia dei miliziani jihadisti.

Print Friendly, PDF & Email