L’isola che c’è, nota di FareRete

FareRete: Rispetto al Nido “L’isola che c’è” il problema principale consiste nella riduzione delle risorse messe a disposizione dal Comune.

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#FareRete

“#FareRete: Rispetto al Nido “L’isola che c’è” il problema principale consiste nella riduzione delle risorse messe a disposizione dal Comune.

Subito dopo il Consiglio Comunale del 29 ottobre scorso abbiamo soltanto potuto ricevere conferme in merito alle preoccupazioni manifestate dalle lavoratrici del nido di Grottaferrata e raccolte dal nostro movimento civico #FareRete concernenti la drammatica situazione che si va palesando per quanto attiene la volontà dell’Amministrazione di trasformare le modalità gestionali del Nido e di ridurre rispetto agli anni passati di circa 90 mila euro la base d’asta (considerato l’eventuale ribasso fino al 14% con cui sarà aggiudicata la gara) non lasciando così presagire, nei fatti, certezze rispetto alla futura situazione occupazionale delle lavoratrici della struttura: il timore è che la mannaia dei tagli cali sulla loro testa, malgrado le rassicurazioni finora fornite dalla Amministrazione. A nostro avviso, dopo aver ascoltato gli interventi in aula non ci sono più dubbi sulla profonda inadeguatezza politica, rispetto ai ruoli ricoperti, sia da parte del Sindaco (ma purtroppo questa non è una novità) che da parte dell’Assessore alle politiche sociali. Una delibera di una delicatezza e di un’importanza ragguardevoli, che va a coinvolgere la vita dei bambini, delle bambine, delle famiglie e delle lavoratrici, non è stata trattata con la dovuta attenzione. Si pensi, ad esempio, al fatto che durante il consiglio si è scoperto che non tutti i consiglieri avevano ricevuto gli stessi atti e che soprattutto esistevano versioni diverse della documentazione presentata. Questa grave situazione di superficialità, caos e  disorganizzazione, che purtroppo continuano a regnare sovrani a Palazzo Consoli, hanno indotto il Presidente del Consiglio a ritirare il punto all’ordine del giorno, proponendo il rinvio della trattazione. Ciò nonostante la irragionevolezza e le criticità di ciò che l’amministrazione intende attuare rispetto al Nido sono state ben evidenziate in termini politici dal consigliere Fabrizio Mari nel suo breve ma, efficace intervento. Sulla stessa linea sono i nostri consiglieri Massimo Garavini e Veronica Pavani che in varie forme e circostanze hanno già a più riprese reso pubbliche tutte le loro perplessità rispetto ai rischi cui il comune sta andando incontro sia per quanto attiene la proposta di modifica della gestione del Nido, sia per quanto concerne il modus operandi autoreferenziale e autarchico che contraddistingue ormai molti iter intrapresi da questa Amministrazione.

Gli interventi dell’assessore Salmaso hanno evidenziato una certa imprecisione per quanto concerne la tematica dei servizi socio educativi, se consideriamo i riferimenti impropri fatti rispetto alla applicazione della legge Regionale n° 7 del 5 Agosto del 2020. Ricordiamo all’Assessore e all’Amministrazione che una legge ancora priva dei regolamenti attuativi  regionali non può essere applicata in quanto deve essere ancora recepita dai comuni. Per questa ragione la nota recentemente diramata dal Sindaco e dall’Assessore, a nostro giudizio, rasenta il grottesco. Viene, infatti, nuovamente tirata in ballo, in modo inappropriato, la Legge Regionale n°7 de 5 agosto 2020, che riforma il sistema integrato dei servizi educativi per l’infanzia, al fine di giustificare la scelta politica di affidare in regime di concessione il Nido comunale. La stessa Legge Regionale prevede che la Regione Lazio, nell’ambito del Programma dei servizi educativi per la prima infanzia, adotti entro il 5 febbraio 2021 il regolamento regionale di dettaglio ed integrazione. I comuni, entro ulteriori 6 mesi dall’emanazione del regolamento regionale, dovranno adottare propri regolamenti.

Alla luce di tutto ciò, ancor prima che la Regione emani i regolamenti necessari ai comuni per l’attuazione della legge, i due “preveggenti” dell’amministrazione di Grottaferrata intendono portare in Consiglio Comunale un provvedimento, a nostro avviso, utile solo  a ridurre i costi di gestione.

A questo bisogna aggiungere le criticità in merito al progetto dell’Amministrazione dei servizi integrativi che finora si è palesato un totale flop (per scarsa partecipazione e risposta riscontrata) costato ai cittadini di Grottaferrata  la bellezza di 50.000 euro. Il Sindaco anche su questa questione deve fare immediatamente chiarezza. Questo nebuloso quadro complessivo degli scarsi risultati raggiunti finora dall’assessorato alle politiche sociali e al contempo lo scarso rigore metodologico con cui si portano avanti le nuove proposte è la dimostrazione che l’inesistenza di linee strategiche chiare, partecipate e condivise (non solo con le forze politiche ma soprattutto con la cittadinanza e le categorie) può, a lungo andare, provocare danni irreversibili, facendo pagare i costi agli utenti ai cittadini e a chi da anni, come nel caso delle operatrici del nido, svolge con professionalità un lavoro impegnativo e delicato, di cui ne beneficiano tutti, soprattutto i bambini e le famiglie.

L’Assessore Salmaso ha dichiarato che con le modifiche che l’Amministrazione intende attuare si andrà incontro alle esigenze delle famiglie e del territorio. Ma, ci chiediamo noi, come si può parlare di  esigenze se il Comune non ha svolto una analisi dei bisogni con strumenti oggettivi riconosciuti e verificabili? Le chiacchiere stanno a zero. Qui l’unico punto evidente che traspare dagli atti è di natura economica e corrisponde alla  volontà politica di tagliare energicamente e i maniera rilevante risorse su di un sevizio importantissimo, favorendo altresì un processo di privatizzazione dell’educazione all’infanzia che finisce per scaricare sui gestori questioni delicatissime sulle quali non è ammissibile perdere il pubblico controllo”. Lo rende noto il portavoce del movimento civico di Grottaferrata FareRete Mirko Di Bernardo

 

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