Liste civiche di destra per dare rappresentanza autonoma ad un popolo

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Palazzo Montecitorio
Palazzo Montecitorio Camera dei Deputati
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Palazzo Montecitorio Camera dei Deputati

Ci sentiamo di sottoporre una riflessione all’attenzione dei lettori di Meta Magazine. Oggi per una parte della classe politica, soprattutto in quella facente riferimento al centrodestra, è tempo di grandi manovre. Incertezza sul futuro, costruzione di nuovi leader, nascita di nuovi soggetti politici, disfacimento di partiti e storie che volenti o nolenti ci hanno accompagnato nell’ultimo ventennio. Ma cosa di tutto ciò dovrebbe interessare il popolo di centrodestra, ancora non del tutto disilluso dagli eventi, ma sufficentemente disincantato da quella che avrebbe dovuto essere la propria classe dirigente delegata a rappresentarlo? Una parte di elettori e militanti di quella che negli anni si è definita “maggioranza silenziosa”, sta decidendo se aderire ai tanti contenitori di nuovo e vecchio conio: chi nel Pdl, chi dal Pdl a Forza Italia, chi alla Forza Italia 2.0, chi a Fratelli d’Italia, chi con La Destra, chi si sta preparando ad aderire al nuovo soggetto “Popolare” ancora in incubazione a Palazzo Chigi, chi in ciò che resta dell’Udc, di Fli, e persino di Scelta Civica, chi sogna di poter aderire ad una rispolverata Alleanza Nazionale. Laboratori, Officine, fabbriche, e quant’altro il vocabolario mette a disposizione per descrivere qualcosa che si vorrebbe sia ma ancora non è, sono in continua e vorticosa attività. Tutto ciò non solo, come ovvio è legittimo, ma ci chiediamo a che serve, o meglio, a chi e perchè serve? L’elettore di centrodestra e di destra assiste a continui posizionamenti, spostamenti e riposizionamenti dei propri riferimenti istituzionali, che ormai avvengono con cadenza più che giornaliera: ad ogni stornir di fronda a Roma, il politico di turno in periferia crea una associazione, un contenitore appunto, per riporlo nel cassetto nello spazio di un mattino, con conseguente disorientamento per gli aderenti all’idea del momento. In questo modo l’ansia da prestazione, o da riposizionamento, produce un valzer di cambi di casacca, non disdicevoli come un tempo non troppo lontano, perchè si tradisce qualcosa o qualcuno, ma semplicemente perchè improduttivo e privo di qualsivoglia significato e contenuto politico. Ci si aggrappa a quella che si ritiene la zattera meno claudicante del momento, pronti a cambiare idea appena inizia a traballare, incuranti che il mare tra poco potrebbe travolgere tutta questa flottiglia di naufraghi. Io credo che il popolo di centrodestra, quello che nelle urne da sempre vota in modo alternativo alla sinistra, e che in certi valori ed in una certa idea dell’Italia si riconosce, debba prendere coscienza del suo stato, comprendendo che la ricerca spasmodica di un riferimento politico nelle Istituzioni oggi è inutile, perchè chi nelle Istituzioni siede, non è stato in grado di dare risposte politiche ai problemi prima, sta dimostrando di non capirli ora e non sarà in grado di darne domani, avendo semplicemente fallito. Neppure le liste civiche possono essere una risposta dal respiro duraturo, perchè il fritto misto può illuderci come momentaneo rifugio in attesa di un “salvatore”, ma in realtà non fa altro che perdurare lo stato di subalternità degli elettori alle altrui scelte. Mettere assieme cose antropologicamente diverse non produrrà mai una univoca proposta e azione politica, ecco perchè, indipendentemente da partiti e contenitori vari, occorre che il popolo di destra si unisca, a partire dal territorio, su proposte politiche di destra e su di esse chieda il consenso. Liste civiche di destra insomma, cittadini che, senza padrini e officianti che ne battezzino l’ortodossia del rito, si riuniscano in assemblee aperte per mettere insieme la maggioranza, non silenziosa e oggi non rappresentata, in alcun soggetto politico di centrodestra esistente, in quanto tutti parziali ed inadatti da soli a rispondere alle questioni che toccano la vita delle persone. Invertire la logica che ha caratterizzato il centrodestra negli ultimi decenni, che calava dall’alto ogni cosa e muoveva i militanti come pedine su una scacchiera che a Roma gestivano e gestiscono in sempre meno persone, chiamando al dibattito e confronto coloro che credono ancora nei valori e nei principi della destra ed in base ad essi producono idee e azioni sui territori e da proporre nelle amministrazioni locali.

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