L’Italia tra rischio contagio e crisi economica

Il Prof. Luca Andreassi in Zona Mista mette a confronto alcuni Paesi del mondo e le modalità scelte per contrastare la pandemia da Covid19

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Impatto Covid

L’immagine che meglio rappresenta, in questo momento, l’Italia, ma anche tutti i Paesi coinvolti nella battaglia contro il COVID 19, è quella di una nave che si muove, in un mare tempestoso, cercando un corridoio sicuro di passaggio tra due enormi scogli. Da una parte lo scoglio del virus, dall’altro quello della crisi economica. Evitare l’uno non significa non infrangersi sull’altro.

Questi due “scogli” sono stati riportati nel grafico dell’analista Peter Krueger allegato a questo post. Un grafico, cioè, che tiene conto sia dell’impatto sanitario, attraverso il numero di decessi per milione di abitanti sia dell’impatto economico, con la proiezione di crescita o, meglio, decrescita del PIL (sulla base dei dati di aprile).

Si evidenziano chiaramente 4 aree.

AREA TTT. In basso a sinistra. Pochi decessi (meno di 250 per milione), limitato danno economico (decrescita in termini di PIL inferiore al 7%). È l’area della Corea del Sud, ovviamente, ma anche della Germania, della Nuova Zelanda, dell’Austria, della Danimarca, della Norvegia, dell’Islanda.

Sono i Paesi che sono riusciti ad intervenire immediatamente con test, sofisticati sistemi di tracciamento e grande capacità di isolamento delle linee di contagio. In alcuni casi, vedi la Corea, talmente sofisticati da non necessitare neanche lock down particolarmente duri. Insomma, sono i Paesi che hanno adottato la strategia delle 3T.

AREA EARLY LOCKDOWN. In alto a sinistra. Pochi decessi (meno di 150 per milione) ma pesante recessione economica (decrescita in termini di PIL prossima al 10%). È l’area della Lituania, della Slovenia, del Portogallo. Paesi che hanno attuato sin da subito un severissimo lockdown senza però essere capaci di mettere in campo una reale strategia delle 3T. Il distanziamento fisico ha contenuto i decessi ma l’assenza di una strategia evoluta di convivenza col virus ha prodotto un significativo danno economico.

AREA LATE SOFT LOCKDOWN. In basso a destra. Tanti decessi (tra i 500 e 1000 per milione) e contenuto danno economico (caduta del PIL inferiore al 7%). È l’area degli Stati Uniti, della Francia, del Belgio, del Regno Unito, dell’Irlanda, dell’Olanda. Della maggior parte dei Paesi dell’Unione Europea. Sono i Paesi che hanno attuato un lockdown “tardivo” ma sono riusciti comunque a sostenere la propria economia anche grazie a risposte del sistema sanitario avanzate ed un eccellente sviluppo tecnologico.

AREA LATE LOCKDOWN. In alto a destra. Tanti decessi (fino a 800 per milione) e pesante danno economico (PIL in calo anche del 10%). È l’area di Spagna e Italia. Solo di Spagna e Italia. Paesi che hanno risposto tardi (tanto per fare un esempio, ricordate per l’Italia la conferenza stampa di Conte che, annunciando la chiusura delle Regioni provocò la grande fuga dal Nord verso il Sud?) e senza essere stati in grado di mettere in atto una adeguata strategia di isolamento delle linee di contagio. Prolungando come unica soluzione il lockdown causando ingenti danni all’economia dei Paesi.

È certamente vero che in questo grafico entrano in gioco anche altri fattori che non si sono considerati. Ad esempio, lo sviluppo del sistema sanitario, i posti in terapia intensiva, il grado di sviluppo tecnologico.

È pur vero che il grafico rappresenti comunque una fotografia piuttosto fedele di come siano andate le cose.

Ma a me non interessa il passato. Mi interessa guardare avanti. Imparando dagli errori del passato, quello sì. E, qualora in autunno dovesse esserci un nuovo sviluppo del virus, voglio trovarmi in basso a sinistra nel grafico. Nella zona delle 3T.

E magari essere davvero, nei fatti e non solo nelle vuote parole di qualcuno, un modello per il resto del mondo.

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