Luca Signorelli protagonista ai Musei Capitolini

Fino al 3 novembre 2019, le sale espositive di Palazzo Caffarelli ai Musei Capitolini di Roma celebrano il maestro di Cortona Luca Signorelli

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Mostra di Luca Signorelli ai Musei Capitolini

Fino al 3 novembre 2019, con circa 60 opere, i Musei Capitolini di Roma omaggiano Luca Signorelli, da Cortona. Pittore noto per la sua abilità come disegnatore e per l’uso dello “scorcio”; rispetto a quelle dei coevi, le sue opere godono di grande qualità e attenzione all’anatomia. L’esposizione a Palazzo Caffarelli (“Luca Signorelli e Roma. Oblio e riscoperte”) è un focus sul contesto storico-artistico in cui avvenne il primo soggiorno romano dell’artista, offrendo letture alternative sul legame che questi instaurò con l’Urbe.  Signorelli è considerato – a giusto merito – fra i più grandi del Rinascimento italiano, eppure, per diversi motivi, ha avuto momenti di grande notorietà seguiti da profondo oblio. Anche in rapporto al fenomeno del collezionismo tra Otto e Novecento: le sue opere, pure ricercate, sono state smembrate e decontestualizzate dal mercato antiquario. L’evento capitolino, a cura di Federica Papi e Claudio Parisi Presicce, promossa da Roma Capitale con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura, dunque, ha il merito di “ricucire” qualche torto storico; celebrare Signorelli per la prima volta a Roma e riunire opere provenienti da collezioni italiane (anche private) e straniere mai viste prima.  E diversi davvero sono gli spunti forniti: dall’eredità raccolta da Franco Gentilini e Corrado Cagli, alla lettera del debito con Michelangelo dall’Archivio Storico Capitolino, passando per il “Martirio di San Sebastiano” di Città di Castello, restaurato per l’occasione. Lo spettatore ha per sé un excursus di sette sezioni: da un’introduzione sull’errore vasariano del vero volto dell’artista alla Roma di Sisto IV; dalla Cappella Nova di Orvieto (ricostruita con un gioco di riproduzioni retroilluminate) ai capolavori sul tema della grazia e dell’amore materno. E, intanto, il soggiorno di Signorelli a Roma sotto Leone X e i suoi rapporti con Bramante e Michelangelo. Infine, la riscoperta di Signorelli tra Otto e Novecento nell’arte e nella letteratura. Quest’inaugurazione non è a caso, vista la ricorrenza dell’anniversario per i 500 anni dalla morte di Raffaello. Un modo per sottolineare affinità che acuire differenze: l’altissima parabola pittorica di Signorelli è stata sicuramente oscurata proprio dal Sanzio e da Michelangelo. Entrambi, però, proprio sollevati sulle “spalle” di Signorelli librarono il volo per raggiungere le vette che tutti gli riconosciamo.  A lui, infatti, si devono, per esempio, la rappresentazione della struttura e il meccanismo del nudo in movimento; oltre alla prova delle combinazioni per avvicinarsi a verità al di là delle forme. Proprio a Roma, grazie alla conoscenza diretta delle origini della statuaria antiche, il maestro di Cortona elaborò un linguaggio pittorico originale che “fuse perfettamente civiltà classica e cristiana” e dallo studio dell’antichità ricavò un repertorio tipologico maschile e una varietà di pose che fecero scuola.  Lì per lì, La Capitale non gli tributerà gli onori che ebbe in Umbria e a casa sua, ma, col tempo, gli ha assegnato un posto nel Pantheon: il “suo” Paradiso.
Info: www.museicapitolini.org; www.museiincomune.it

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