Lucia Azzolina come Oronzo Canà

Il Prof. Luca Andreassi nella sua Zona Mista si sofferma nel giudizio sull'operato del Ministro della Pubblica Istruzione Lucia Azzolina ai tempi del Covid

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L’idea è che metà studenti vadano per metà settimana in classe de visu e l’altra metà collegati da casa a seguire quello che l’altra metà della classe fa in classe”

[Lucia Azzolina, Ministro dell’Istruzione su SkyTg24 a L’intervista di Maria Latella]

“Quando i 5 della difesa vanno in avanti i 5 attaccanti retrocedono e così viceversa. Allora la gente pensa “e che c’ha 5 giocatori in più?” e invece no. Perché mentre i 5 vanno avanti i 5 vanno indietro. Durante questa confusione generale le squadre avversarie si chiederanno “e che sta succedendo?” E non ci capiscono niente.”

[Oronzo Canà interpretato da Lino Banfi nel film L’allenatore nel pallone]

Noi, invece, una cosa l’abbiamo capita. La logica secondo la quale i nostri figli torneranno a scuola a settembre è stata disegnata da Oronzo Canà. La Azzolina ne è solo l’interprete.

Solo che Canà riuscì a salvare la sua Longobarda grazie all’apporto di un fuoriclasse, individuato dai talent scout Gigi e Andrea. Canà aveva Aristoteles.

Dalle parti di Azzolina di fuoriclasse se ne vedono pochi. Aggiungo anche che, mentre molti sottolineano la evidente somiglianza tra la Azzolina e la Guzzanti, per rimanere nel tema del film a me la Azzolina ricorda tanto Crisantemi. Ve lo ricordate nel film? Emaciato, pallido, capelli neri impomatati e sempre in panchina perché Canà/Banfi riteneva portasse jella?

Quanto ci sarebbe da ridere se non fosse tutto drammatico.

Un dramma che va ben oltre l’emergenza di tipo medico/sanitario.

Non è mai successo, almeno nella società occidentale ad alto reddito, che le scuole rimanessero chiuse per così tanto tempo. Sono rimaste aperte anche durante le guerre e le carestie.

I problemi sono e saranno enormi. La lontananza dalla scuola non solo compromette l’apprendimento e lo sviluppo degli studenti ma, soprattutto, penalizza i ragazzi più fragili, quello che hanno maggiore bisogno dell’istruzione. Incrementando il divario e le diseguaglianze sociali. Oggi e ancora più domani.

I genitori vengono limitati nella loro capacità di essere produttivi in quanto obbligati a restare in casa coi figli. Oppure, obbligati a sostenere spese ulteriori ed ingenti per assumere baby sitter.

Ma la scuola non si è fermata completamente, direte voi.E’ vero. Più o meno si sono attivate ovunque lezioni a distanze. Ma dietro a quel “più o meno” si nascondono altri problemi.

Perché si passa da scuole che fanno regolarmente lezione su tutto l’orario consueto in modalità agile, a scuole che fanno un paio di ore al giorno, a scuole che non la fanno proprio, lasciando al buon cuore degli insegnanti la consegna dei compiti.

Andando ad incrementare le diseguaglianze di cui sopra.E chi ci rimette principalmente? Sempre le categorie più fragili. Quelle costrette a dividere un computer in quattro persone, quelle con la connessione internet scadente, quelle con i genitori meno istruiti e, dunque, meno in grado di seguirli.

Ed, infine, gli insegnanti. Abituati a lavagna e gessetto ed improvvisamente gettati, senza formazione, in una nuova modalità di insegnamento completamente nuova.

Questi, Ministro Azzolina, sono i temi da mettere al centro del dibattito. Non i suoi comici schemi che, a differenza di quelli di Banfi, neanche fanno ridere.

Pur comprendendo, Ministro, la sua ammirazione per il comico pugliese, nominato dal suo partito qualche tempo fa ambasciatore dell’Unesco, confondendo l’Unesco con l’Unicef, dia retta a me.

Copi dagli altri Paesi Europei. Con la sua tesi finale di tirocinio ha già dimostrato di sapere come si fa. Non perda questa occasione. Stavolta per il bene dei nostri figli.

Come era quell’altro hashtag che vi piace tanto?

Ah sì, #nessunorestaindietro.

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