Magliette i Love Foibe, l’Anpi ci accusa di ignoranza e revisionismo

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Corteo antifascista i love foibe
Uno dei manifestanti che indossavano la maglietta "I LOVE FOIBE" (Foto tratta da Qelsi Quotidiano - sabato 9 novembre 2013"
Corteo antifascista i love foibe
Uno dei manifestanti che indossavano la maglietta “I LOVE FOIBE” (Foto tratta da Qelsi Quotidiano – sabato 9 novembre 2013″

EDITORIALE – Pubblichiamo, una nota diramata a mezzo facebook, della sezione Anpi, e non Ampi, come erroneamente da noi battuto in un refuso di cui facciamo ammenda, in merito all’articolo a mia firma sullo sfoggio, da parte di alcuni, alcuni e non uno solo, come confermato anche dalla nota sottostante, partecipanti al “corteo antifascista” del 9 novembre ad Albano Laziale. Nella replica dell’Anpi, assai ampia, con una certa tendenza all’attacco personale piuttosto inopportuno e con alcune cadute di stile su cui sorvoliamo, ci si produce in una lunga dissertazione storica sulle vicende inerenti alcuni crimini praticati da numerosi ufficiali Italiani operanti in vari teatri di guerra durante il secondo conflitto mondiale. A ciò non ci sentiamo di replicare, semplicemente perchè si tratta di verità in alcun modo richiamate, ne tantomeno messe in dubbio nel nostro articolo “http://www.metamagazine.it/al-corteo-spuntano-magliette-i-love-foibe-i-sindaci-si-dissocino/”. Possiamo solo rappresentare il nostro personale rammarico verso il fatto che, alcuni di questi ufficiali, non hanno scontato a pieno le loro responsabilità perchè, in nome degli “equilibri internazionali”, l’Italia “democratica ed antifascista”, ha preferito celare alcune di quelle dolorose verità storiche per decenni. Detto ciò, non capiamo il motivo di tale dissertazione, dato che, nel nostro pezzo si chiedeva una presa di posizione in merito ad un fatto preciso, ossia all’offesa verso vittime di un crimine preciso, che ha colpevoli precisi, materiali e politici. Non dubitiamo della profonda riflessione dell’Anpi sulle vicende delle terre istriano dalmate, certo, oltre alla puntuale cronaca sulle sorti del Maresciallo Graziani, ci saremmo aspettati due parole su altro Maresciallo, più inerente all’argomento Foibe magari, il Maresciallo Tito, ma non ce ne facciamo un grosso problema, ci sarà stata confusione di Marescialli. Per il resto non ci interessa strumentalizzare nulla, stiano sereni gli amici dell’Anpi, anzi, riconsegnamo loro e facciamo nostre le dichiarazioni rilasciate dal Sindaco di Castel Gandolfo Milvia Monachesi dopo la partecipazione al corteo, sperando di non fare incorrere anchel’incolpevole Sindaco Monachesi nell’accusa di revisionismo o peggio di ignoranza che l’Anpi ci attribuisce. Sarà poi il lettore, supremo giudice dei fatti e dei protagonisti, a farsene libera opinione.

“Io ho già espresso il mio dissenso andandomene a metà corteo – dice Milvia Monachesi – e spiegando pubblicamente che non mi riconoscevo nelle frasi e atteggiamenti che avevo visto e sentito. I martiri delle Fosse Ardeatine e delle Foibe sono uguali, come uguale deve essere la condanna ad ogni forma di tirannia, senza distinzioni. Ma voglio anche sottolineare – conclude – che la stragrande maggioranza delle persone presenti erano li per rappresentare i valori di pace, libertà e democrazia alla base della nostra Costituzione”.

Ora sommessamente chiediamo a noi stessi: l’Anpi non avrebbe potuto usare parole e toni simili, se non proprio eguali, a quelli adoperati dal Sindaco di Castel Gandolfo, sull’episodio delle magliette “I Love Foibe”, invece di prodursi in una scomposta disquisizione storiografica del tutto fuori tema? Vedi alla voce occasioni perse.

Nota Anpi:

L’Anpi di Albano Laziale, In merito all’articolo di Andrea Titti pubblicato su Meta Magazine che contiene diverse imprecisioni e serie insinuazioni, raccontando in modo assolutamente personale e piuttosto contorto la manifestazione democratica e antifascista del 9 novembre u.s., intende rispondere in modo chiaro e articolato.

I dati sulla partecipazione al corteo, forniti da fonti autorevoli, ci risultano essere abbondantemente superiori “ai circa 300 manifestanti” da lei citati; cittadini, giovani, donne e anziani hanno sfilato in rappresentanza del tessuto sociale dei nostri paesi.

Il corteo durante tutto il percorso si è svolto in maniera pacifica,  ribadendo le sue radici antifasciste ma sempre attenendosi all’itinerario che l’Anpi aveva successivamente concordato con i funzionari della Questura di Roma e nessuna deviazione è stata effettuata rispetto a quanto stabilito congiuntamente con essa. A volte lo sciacallaggio mediatico spinge alcuni “professionisti” della stampa a ricercare eventi ed episodi inesistenti in mancanza del “grave incidente”. E’ importante ricordare che il corteo si è snodato per le molte vie cittadine, partito da Piazza Mazzini alle 16 per arrivare alle 18 in Piazza Costituente, sotto il palazzo comunale. Si sono poi susseguiti gli interventi del Sindaco di Albano, di alcuni rappresentanti degli altri firmatari del manifesto, con le conclusioni del presidente dell’Anpi locale e del vice presidente vicario di Roma e provincia. Tutti hanno voluto ricordare e ribadire l’impegno per la difesa e l’affermazione dei valori della libertà, della democrazia, della pace e dell’antifascismo, pilastri importanti della nostra Repubblica fondata sulla Costituzione, nata dalla Resistenza che, con l’alto sacrificio di centinaia di migliaia di vite umane, ha liberato il nostro paese dalla criminale dittatura fascista e dalla feroce e assassina occupazione nazista, a cui il popolo italiano ha saputo ribellarsi e liberarsi.

Rispetto ad “alcuni” manifestanti con indosso la maglietta facente riferimento alle Foibe, dai quali, come è naturale, ci dissociamo totalmente, sgombrando così il campo da ogni equivoco o maliziosa strumentalizzazione. Facciamo presente che la nostra Associazione nelle sue varie iniziative comprese quelle ai Castelli (lo scorso anno a Marino), ha sviluppato un serio e concreto approfondimento storico sulla guerra nei Balcani, non solo sulla atroce specificità delle Foibe proprio per evitare di fare solo del revisionismo storico. A lei Sig. Titti che chiede una “netta e chiara presa di distanza”, le diciamo che la nostra storia è stata sempre chiara e coerente, né abbiamo mai avuto timore o remore nell’affrontare queste problematiche, confrontandoci però con persone e rappresentanti, storici o meno, che avessero davvero l’intento di fare una seria rivisitazione e un approfondimento storico.

L’argomento “Foibe” è stato il fulcro del suo articolo; lo ha voluto rimarcare facendo trapelare evidenti venature polemiche e strumentali, lontane anni luce dal vero obiettivo della manifestazione. Proprio per questo dedicheremo qualche riga a beneficio dei fatti reali.

Il periodo fascista e nazista, di cui parla o prova a farlo, ha portato alla grande nefandezza della seconda guerra mondiale, i cui regimi sono stati i responsabili e fautori degli efferati eccidi e pulizie etniche, come le leggi razziali fasciste del 1938. Non dimentichiamo l’operato barbarico del “Maresciallo d’Italia” Rodolfo Graziani, che fu l’artefice dello sterminio, con l’utilizzo di gas e altri strumenti, di intere popolazioni delle allora “colonie italiane fasciste” dell’Etiopia, Somalia, ecc. Nel 1939 divenne Capo di Stato Maggiore dell’esercito fascista a seguito delle “campagne di guerra del “35-’36”. Finita la guerra fu condannato alla degradazione e a 19 anni di reclusione. A coronazione del suo splendido curriculum, nel 1950 fu arruolato dal partito neo-fascista Movimento Sociale Italiano in cui “giustamente” divenne Presidente Onorario!

Durante il periodo bellico non va dimenticata e contestualizzata la tragedia dei tanti campi di concentramento e di sterminio realizzati dal ’42 dall’Italia fascista, come i lager di Gonars, Arbe, Fiume, ecc., dove avvenne l’internamento di oltre centomila persone dei territori jugoslavi occupati e la morte di alcune migliaia per fame e malattie. Non si può dimenticare il ruoto determinante che ebbero alcuni generali fascisti come Roatta, Robotti, Gambara (per citare i principali), i governatori della Dalmazia Bastianini e Giunta e l’Alto Commissario per la provincia di Lubiana Grazioli e il Governatore del Montenegro Pirzio Biroli. La invitiamo a ricercare la verità su fonti letterarie come “Italiani, brava gente?” di Angelo Del Boca e “L’occupazione allegra” di Eric Gobetti. Il primo autore scrisse: “…anche se la presenza dell’Italia fascista nei Balcani ha superato di poco i due anni, i crimini commessi dalle truppe di occupazione sono stati sicuramente, per numero e ferocia, agghiaccianti…”

Nei Balcani il lavoro sporco è stato fatto dall’Italia fascista, seguendo le precise direttive dei più importanti nomi dei generali dell’esercito italiano, tra cui il Generale Mario Roatta, il quale comandò, nel ’36-’39, le truppe fasciste mandate da Mussolini a sostenere il Generale dittatore Franco contro il legittimo governo repubblicano spagnolo. Addetto militare poi a Berlino, amico dei nazisti, fuggito poi con il Re e Badoglio l’8 settembre 1943 a Brindisi, nel 1944 fu arrestato per collaborazionismo. Lo stesso ebbe un ruolo determinante nei Balcani; all’inizio dell’estate ’42 il generale Roatta, al comando della II° Armata, diede questa disposizione: “…questo comando habet incaricato intendenza preparare in un’isola della Dalmazia campo di concentramento della capacità di circa 20.000 internati”. I generali Grazioli, Roatta e Robotti, nei territori della provincia di Lubiana e di Fiume emanarono un decreto di “snazionalizzazione” dei croati e dei serbi della Dalmazia; nel luglio del 1941 fu emanato un altro decreto per l’espulsione dei dipendenti pubblici croati dagli uffici pubblici e fu reso l’italiano  lingua obbligatoria.

Il problema è che noi italiani non abbiamo avuto la nostra “Norimberga”, ma questa è storia e non si può in alcun modo contraffare!

Nella giornata del 9 novembre la cittadinanza ha voluto testimoniare le proprie radici, in modo pacifico ma determinato, contro l’oltraggioso arrivo della salma del boia delle Fosse Ardeatine Pribke nel nostro territorio. Lo stesso è stato osteggiato anche dall’Amministrazione Comunale, imposto,però, da un’ordinanza prefettizia e poi fortemente contrastato dai cittadini che, scendendo in strada, hanno ribadito la loro contrarietà a tale imposizione.

Tutti devono sapere che Albano e i Castelli Romani osteggeranno e contrasteranno ogni tentativo di offesa e oltraggio alle radicate convinzioni democratiche e antifasciste.

L’Anpi (e non AMPI come lei erroneamente ripete) ritiene che con la parte finale del suo articolo esprime il meglio di se! Detto tra noi, se lo poteva anche risparmiare evitando di offendere i partecipanti al corteo e la storia della Città di Albano e di chi, in quel momento, la rappresentava. A volte le frasi estrapolate da precisi concetti (vedi quella di Marco Pannella) ed “appiccicate” maldestramente e dilettantisticamente a episodi di tutt’altro genere, fanno molta presa… ma solo sugli stolti!

 

ANPI Sez. “M.Moscati” Albano Laziale-Cecchina-Pavona-Mole

 

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