Maltempo, Salvini e le emergenze d’autunno

L'editoriale della nostra Elena Mazzoni sul maltempo e l'ennesima emergenza d'autunno prendendo spunto dal selfie del Ministro Matteo Salvini

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Salvini

Mentre il maltempo vessava l’Italia da nord a sud, mentre si contavano i danni e si piangevano i morti, il Ministro degli interni, in motoscafo a Venezia, si pavoneggiava sui social. Pollice alzato e tuta della protezione civile d’ordinanza, avvisava i suoi follower di essere in partenza per Belluno. Modo alquanto singolare di annunciare una visita istituzionale nel posto dove, in questi giorni di eccezionale maltempo, la voce del Piave è tornata a mormorare, più sommessamente di quel terribile 10 ottobre del 1963 e della strage del Vajont, ma in modo minacciosamente accusatorio.
Mormorando contro inerzia e capitale che causano le frane, gli smottamenti, gli allagamenti, le strade bloccate dai tronchi, i tetti disarcionati volati a metri di distanza. Mormorando anche di tre morti. 
Mormorando contro istituzioni servili, contro chi pensa in “grande” ed agisce miseramente. Al sud intanto, quelli definiti dai condoni “torrenti, rivelavano la loro natura di fiumi, ingrossati dalle piogge, e si portavano via case e vite, 12 per la precisione, due famiglie distrutte e i soccorritori, inermi, a muoversi tra le pentole e i giochi dei bambini, tra le foto incorniciate e il mobilio in frantumi. Ma non contento Salvini, non pago dei selfie e delle pose in costume, come se ancora fosse Halloween, ha regalato al Paese lo scherzetto finale, l’attacco agli “ambientalisti da salotto”, additati come responsabili delle tragedie di questi giorni, tragedie che invece confermano quanto denunciato dagli ambientalisti da sempre, ovvero che la messa in sicurezza del territorio sia la prima emergenza nazionale, che c’è bisogno di investire sulle nostre montagne, che non bisogna costruire in zone alluvionali. Quello operato dal Ministro degli Interni è un rovesciamento della realtà, in un paese dove si costruisce ovunque e senza rispettare, ne i vincoli paesaggistici ne i vincoli europei; è  una pericolosa dichiarazione di intenti, che si accompagna al nuovo piano di investimenti infrastrutturali.  D’altronde che l’ambiente non sia interesse primario di questo governo lo dice anche l’art.41 del decreto Genova, una norma che aumenta i limiti di idrocarburi pesanti C10 e C40 di 20 volte per quanto riguarda i fanghi di depurazione, sia civili che industriali, che possono essere sparsi sui suoli agricoli, passando per gli idrocarburi da un limite di concentrazione 50 a 1000, il tutto aggravato dalla metodologia indicata di accertamento, che, in sostanza, rischia di eliminare del tutto anche questi limiti. Insomma, grazie al nuovo emendamento presentato dalla maggioranza, avremo per merenda i cavoli alla diossina.
Forse Salvini, e i suoi compagni di travestimenti, dovrebbero iniziare ad abbandonare la propaganda e a pensare all’Italia, sempre che questo sia il loro reale interesse. Sembra che ieri, 4 novembre, il Piave mormorasse anche lui che, l’unica grande opera di cui ora c’è bisogno, è la messa in sicurezza del territorio.

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