Mammarella sprona il Pd, “Marini nostro candidato per riconferma, anche con le primarie”

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giacomo_mammarella
Giacomo Mammarella segretario Circolo Partito Democratico di Pavona
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Giacomo Mammarella segretario Circolo Partito Democratico di Pavona

INTERVISTA -Meta da la parola al nuovo segretario eletto alla guida del Partito Democratico di Pavona, il giovane Giacomo Mammarella fa il punto sul partito e sullo stato della giunta Marini in un passaggio delicato che porterà Albano alle elezioni della primavera 2015.

Da poche settimane sei il segretario del Circolo Pd di Pavona, come hai trascorso questo primo periodo alla guida del partito pavonese e quale il tuo programma per il prossimo futuro?

“Quando lo scontro per la guida del partito diventa aspro e si riduce a scontro personale, diventa subito importante vedere i primi effetti della vittoria, i fari si puntano sull’individuo che promette per cercare di capire se poi mantiene. Nel caso del circolo di Pavona questa ansia da prestazione non c’è vieppiù che i tempi della politica non li detta il partito, il quale anzi deve sempre essere vigile per sapere quale è il momento contingente: la protesta, la discussione, l’elaborazione, la proposta, l’iniziativa pubblica ecc. La sintonia politica che c’è con l’assessore, col consigliere e col partito tutto che rappresenta virtualmente la piazza pavonense, mi rende tranquillo sui passi da fare ma soprattutto su quando farli. Nicola Marini vive oggi un momento delicatissimo con la formazione della nuova giunta e il nostro circolo ha dato tutta la fiducia possibile rimettendo nelle mani del sindaco tutte le deleghe dell’assessore Rossi ad esempio, che rappresenta ovviamente tutto il pd in giunta, ma è un iscritto al circolo di pavona quindi è con lui che ho un rapporto più stretto. Spero ovviamente che il mio primo risultato non sia la perdita di un rappresentante in giunta”. Sorride il giovane segretario.

La tua elezione è avvenuta al termine di un percorso assai turbolento nel partito che ha prodotto divisioni forti, come è oggi il clima a Pavona?

“Ma il clima turbolento è segno di vivacità! Quando non diventa frattura ma viene ricomposto all’unità, diventa sempre un valore aggiunto ed una ricchezza. Come ho detto al congresso stesso e come ripeto sempre, i circoli piccoli come quello che rappresento hanno bisogno di unità per avere forza altrimenti rimarranno sempre ai margini del dibattito. Condurre la vivacità alla spaccatura non è mai stato l’obiettivo di nessun pavonense, ne sono certo. Con Stefano Iadecola – antagonista all’ultimo congresso ndr – ho un ottimo rapporto e tra noi c’è massima fiducia, lo abbiamo visto al momento del congresso quando siamo riusciti a proporre agli iscritti una candidatura unica con un direttivo rispettoso di tutte le sensibilità. Già durante tutto il periodo del commissariamento il clima era tornato ad essere sereno”.

Pavona è un territorio che necessita di notevoli attenzioni da parte delle amministrazioni comunali di Albano: come intendi orientare le scelte del tuo partito a favore del territorio che sei chiamato a rappresentare?

“Ad esempio ho già avviato dei contatti con l’amministrazione romana e col municipio castel di leva che confina con noi. Riuscire a trattare i temi in maniera ampia e sovraterritoriale è l’unica strategia che vedo funzionare. I circoli pd servono si ad organizzare consenso sotto campagna elettorale e quindi vengono costituiti coi criteri di residenza, ma poi quando sono al governo delle città devono elaborare proposte concrete e, proprio come dovrebbe succedere con le amministrazioni, soprattutto se dello stesso colore politico, dovrebbero dialogare per trovare soluzioni comuni. Il circolo del pd di pavona non può permettersi di non cercare soluzioni coi territori confinanti perché il nostro territorio non ce lo permette. Costruire questa cerniera tra amministrazioni è fondamentale ed è un altro mio obiettivo. Potremmo dire che punto all’unitarietà anche in ottica extraterritoriale”.

Il Pd dei Castelli Romani ha celebrato nelle realtà comunali che andranno al voto a maggio prossimo le sue primarie di coalizione, in alcune rilevanti realtà però non sono mancati scontri e polemiche: cosa sta succedendo secondo il tuo parere? Lo strumento primarie è in crisi?

“Ogni volta che c’è qualcuno che perde, si crea una frattura. Alle primarie, qualcuno perde necessariamente e uno solo vince. Sta all’abilità del vincitore coinvolgere gli altri e all’intelligenza degli sconfitti dai numeri farsi valere con le idee e la politica. Spaccare il centrosinistra alle elezioni significa evidentemente far vincere la destra e le primarie servono a questo: ricomporre un quadro e far uscire degli equilibri che poi devono essere accettati e portati alle elezioni. Marino e Ciampino sono due grandi città, sono sotto gli occhi di molti, non dovremmo fare queste figure anzi dovremmo avere lì le energie e le risorse migliori, purtroppo invece non accade così. I regolamenti delle consultazioni nel pd, dei congressi come delle primarie, possono avere dei confini così sottili da lasciare margine all’imbroglio e all’infiltrazione e questo è successo e lo abbiamo visto sui telegiornali. Sta a chi partecipa alle primarie vigilare su questi aspetti e questi rischi: ma non può essere che a scrutinio concluso uno dei perdenti rinnega le primarie e si candida a sindaco ugualmente. Se gli aventi diritto alle primarie sono gli stessi che hanno diritto di voto alle amministrative, non c’è motivo di credere che qualora uno perdesse le primarie, poi riesca a vincere le elezioni. Bisogna fare più politica perché il consiglio comunale non è fatto dal sindaco, ma dalle preferenze che una lista prende e che ogni singolo consigliere in base alla sua credibilità riesce a catalizzare. Quindi la crisi è della società e dei politici: non si è abbastanza umili da arrivare secondi e farsi riconoscere come minoranza organizzata”.

Manca ormai un anno scarso all’appuntamento elettorale in cui i cittadini di Albano Laziale saranno chiamati a rinnovare o confermare l’amministrazione comunale: che bilancio ti sentiresti di tracciare ad oggi in merito all’operato del centrosinistra al governo della città? Quali i punti di forza e quali le debolezze secondo te nell’azione amministrativa si sono evidenziate? Quale la tua priorità che vorresti vedere realizzata nei mesi che restano da qui alle elezioni comunali di Albano nel 2015?

“Questa città ha cambiato volto sotto molti punti di vista, purtroppo però i nostri interventi sono stati tutti in negativo: grazie a noi NON ci sono stati effetti devastanti sulla città e non siamo precipitati nel baratro in cui molti comuni sono finiti. Grazie a noi NON ci sono Patti Territoriali che vogliono ancora cementificare albano, grazie a noi le società partecipate NON hanno mandato a casa decine di lavoratori e quindi messo in crisi famiglie che avrebbero messo ancora più in crisi tutti gli altri settori lavorativi di albano. Grazie a noi insomma NON c’è più la scelleratezza alla guida della città. Spesso purtroppo però il buon padre di famiglia che tira la cinta non è propenso ad azzardare e non è abbastanza fiducioso sugli effetti di alcune politiche. Ci sono molte cose a costo zero che si potrebbero fare per rilanciare entusiasmo e partecipazione, molte cose che sarebbero semplice indirizzo politico, ci sono manovre che richiedono una spesa minima e potrebbero ottenere risultati deflagranti sulla percezione della città dei cittadini. Albano2030, che è il filone di pensiero che ho sposato all’interno del pd di albano, fa questo lavoro meritorio: ricucire i pezzi di partecipazione e consultazione democratica, quelle che dentro il nostro partito chiamiamo “doparie” e “mobilitazione cognitiva”, insomma qualcosa che possa trascendere il partito in sé e che approdi al cittadino come appartenente ad una area culturale di sinistra, quella attenta alle consultazioni, alle partecipazione, quella che vuole dire la sua. E’ un modo di approcciare alla crisi della rappresentanza annichiliti in questi anni dal ducismo di berlusconi che pone e dispone dei suoi elettori e del suo partito e dell’illusione del click a cinque stelle. La sinistra è un’altra cosa. E’ una partecipazione concreta che mette in gioco le persone e non il pacchetto di tessere (che poi il mio è sempre vero e il tuo sempre gonfiato) o un account (che poi il mio è sempre certificato e il tuo è sempre un fake o un troll). La politica è soprattutto un metodo: con un giusto metodo si può fare una politica diversa. Poi c’è la questione del rinnovamento e della credibilità di chi propone un metodo diverso e finalmente moderno. I problemi di Nicola Marini dipendono da questa mancanza di fiducia in questi metodi nuovi, ma per noi non esiste disgiunzione anzi c’è proprio congiunzione tra “rinnovare” E “confermare”. La sinistra è quella parte che vuole confermarsi rinnovandosi. Prima avevamo bisogno di una ampia coalizione in grado di scardinare un sistema clientelare della destra stratificato e radicato, oggi abbiamo scoperto che esistono dei “soliti noti” con la tendenza a conservare e che non vogliono instaurare un percorso comune con i progressisti di questa città e che vogliono fare altri percorsi nel 2015. Noi andiamo avanti ugualmente e sono sicuro che Nicola troverà il modo di rilanciare la giunta e chiudere il mandato con la cantierizzazione dei progetti tav e plus. C’è già chi parla di primarie, ma per quanto ci riguarda il candidato è Marini: e sono convinto che qualora si rendesse necessario l’utilizzo di questo strumento non potrebbe che far bene a Nicola e al pd che troverebbe una legittimazione più forte e più convinta, servirebbero anzi a ricucire una sinistra un po’ sfilacciata che ha perso il suo smalto proprio a causa di quelle importantissime manovre che però sono “in negativo” come dicevo prima, come il salvataggio delle società e il riordino dei conti pubblici”.

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