Maria Chiara Prete “Al Meeting di CL mancato dibattito sulla cultura gender”

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Maria Chiara Prete - Meeting Per l'Amicizia Tra i Popoli 2014
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Maria Chiara Prete – Meeting Per l’Amicizia Tra i Popoli 2014

Meta Magazine in esclusiva ha raccolto il parere e le sensazioni di Maria Chiara Prete, giovane volontaria e militante al Meeting di Comunione e Liberazione che ogni anno si svolge in quel di Rimini ed è appuntamento fisso di dibattito e confronto tra personalità politiche nazionali ed internazionali, mondo del volontariato, dell’imprenditoria, con un occhio ai valori ed ai mutamenti della cristianità, visti dal versante del movimento fondato da Don Giussani e messi a confronto con la società in cammino. Maria Chiara ci racconta il suo vissuto dell’edizione 2015 appena conclusa, non nascondendo sia le sue convinzioni che la spingono a rinnovare l’adesione al movimento di Cl che alcuni spunti critici che di seguito riportiamo.

“Il Meeting per l’amicizia tra i popoli è il grande evento organizzato dal Movimento di Don Luigi Giussani. Appuntamento annuale, che si verifica solitamente l’ultima settimana di agosto, per chi ha voglia di conoscere e scoprire la realtà che ci circonda. Incontri, mostre, spettacoli, stand. Una cultura sconfinata.

Quest’anno, però, il Meeting è stato un po’ sotto tono rispetto agli altri anni. Mancanza di soldi e mancanza di ospiti di spessore ai quali eravamo stati abituati gli anni precedenti. Molti i politici presenti, molti gli incontri socio-economici, presenza del Presidente del Consiglio e di molti ministri, tanti incontri sui rapporti tra le varie religioni e le esperienze di alcuni padri in Medio Oriente.

Assenti invece tutti i grandissimi temi sui quali si dibatte molto vivacemente negli ultimi tempi: unioni civili, teoria del gender, il mercato degli uteri in affitto, liberalizzazione delle droghe ecc.

Io sono stata al Meeting tutta la settimana, appartengo al movimento di Comunione e Liberazione e ho lavorato nel Ristorante Romano come volontaria. Seconda esperienza bellissima nata dalla voglia di contribuire alla realizzazione di un evento cosí grande e bello. Bellezza che non ha voluto intravedere l’On. Fantinati del Movimento 5 Stelle, il quale ha sfruttato l’invito a tenere un incontro per dare addosso a Comunione e Liberazione elencando critiche che chi ne fa parte sente da anni e anni. Critiche che scivolano addosso a chi, proprio grazie all’esperienza in CL, è felice e vive esperienze ed amicizie bellissime.

Invito, pertanto, Fantinati e quanti non ci risparmiano insulti a vivere e a conoscere il Meeting. Magari potranno esprimere giudizi su un qualcosa che vivono piuttosto che per sentito dire.

D’altra parte anche in un Movimento come questo non mancano criticità. Niente e nessuno è perfetto. Ha fatto molto discutere la censura che la Direzione del Meeting ha operato a Padre Giorgio Carbone, che doveva tenere un incontro sul gender nel suo stand, il quale è stato attaccato su Repubblica riguardo una frase pronunciata sul fatto che il “rapporto sessuale” consumato tra due omosessuali ha più possibilità riguardo la trasmissione di malattie. Frase che non è un pensiero di Padre Carbone ma è una realtà. Il Padre domenicano è stato schiaffato sui giornali e delineato come il peggiore degli anti-gay e la direzione di CL invece di acchiappare quei due giornalisti di Repubblica ha censurato l’incontro sul gender. Mi chiedo perchè si preferisce “evitare polemiche” piuttosto che lasciar svolgere un incontro importantissimo e che riguarda tutti. Cosi come non mi spiego il rifiuto a partecipare alla manifestazione del 20 giugno contro il gender e l’utero in affitto. Sono temi fondamentali che soprattutto un Movimento cristiano dovrebbe affrontare, sembra quasi che si voglia il più possibile silenziare certi temi per non si sa quale paura. Ci hanno detto che bisogna “dialogare con chi la pensa diversamente”. Risulta alquanto difficile dialogare con chi vuole fare leggi che mandano in galera le persone anche se esprimono una semplice opinione. Ma poi dialogare su cosa? Sul fatto che se si nasce femmine si è femmine e se si nasce maschi si è maschi? (Cosa che la teoria del gender vuole negare) O sul fatto che i bambini non sono cose e non si comprano tramite gli uteri in affitto? Non esiste dialogo su queste cose, non esistono compromessi. Ha ragione comunque CL a dire che l’azione capillare, ossia l’incontro e la discussione con chi la pensa diversamente sia più incisiva di una manifestazione di piazza. Ha ragione e infatti io personalmente e tante altre persone già lo facciamo. La manifestazione era un qualcosa in piú per fermare questi abomini. Anzi la manifestazione non è un qualcosa, ma un qualcuno. Un insieme di persone, è il popolo che grida una veritá che sta per essere messa sotto scacco a botte di relativismo. È la gente che ha a cuore la famiglia e i propri figli e si fa duecento kilometri per raggiungere i propri fratelli, perché non ci sta che una lobby relativizzi l’ovvio mentre il mondo rimane a guardare indifferente. Loro non si limitano a portare singolarmente la loro esperienza a chi hanno intorno, bensì capiscono che è anche bello condividere questa battaglia (in molti non amano questo termine ma io non riesco a chiamarla in un altro modo) insieme. Capiscono che la mancanza che in tanti hanno oggi è il fatto di non crederci più abbastanza fino in fondo, di sentirsi rassegnati. Manca la speranza e quel popolo, quel giorno bellissimo in cui io ero presente, l’ha riaccesa mostrando un segnale, senza doppi fini, non solo ai potenti di turno, ma a tutti noi. Per questo mi chiedo: perchè attendere? Perchè non mettersi in gioco? Perchè non prendere di petto la situazione? Se se ne parlasse sarei anche abbastanza contenta ma l’argomento viene evitato e non preso in considerazione e vorrei capire il perchè.

Molte le mostre create, curate e spiegate da tutti i volontari che hanno passato l’estate a studiarsi la mostra per poi trasmetterla a chi andava ad ascoltare. In particolare mi è piaciuta una mostra interamente dedicata alla strage delle Foibe. Veramente toccante perchè a raccontare c’era proprio chi quella tragedia l’ha vissuta sulla propria pelle. Vedere oggetto di una mostra uno sterminio operato dai partigiani comunisti e che è stato oscurato per piú di sessant’anni fa sicuramente piacere.

Ho vissuto il meeting per una settimana, lavorando mezza giornata e conoscendo tante persone. È un mondo che solo chi lo vive dall’esterno può criticare. E non lo dico per una difesa a spada tratta, lo dico perchè è proprio grazie all’incontro di questa compagnia che sono la persona che sono. Sono grata ogni giorno di farne parte perchè le amicizie che ho costruito negli anni (quasi decenni) qui e grazie a questo posto valgono piú di tutto l’oro del mondo”.

Maria Chiara Prete

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