Marino, Onofrio a 360° sulla cultura fra fuga di cervelli e meritocrazia

Intervista a Marino Laziale allo scrittore Marco Onofrio autore del volume Le segrete del Parnaso. Caste letterarie in Italia

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Marco Onofrio

Marino, Onofrio a 360° sulla cultura fra fuga di cervelli e meritocrazia

Marco Onofrio ha sempre dimostrato di essere uno scrittore coraggioso, diretto, senza peli sulla lingua. Ora ne dà l’ennesima, dirompente prova con un pamphlet di un centinaio di pagine dedicato allo svelamento dei meccanismi nascosti dietro le quinte e le facciate della cultura nostrana. Il volume, tascabile e di gradevole aspetto, si intitola emblematicamente “Le segrete del Parnaso. Caste letterarie in Italia” (Terra d’ulivi Edizioni, settembre 2020), e procede ad una analisi meticolosa delle ragioni storiche e sociali che presiedono alla condizione attuale degli scrittori e degli intellettuali, da quelli sommersi a quelli affermati. Onofrio vuota il sacco e dice veramente tutto sulle storture che impediscono la meritocrazia, in letteratura come in altri settori del Paese. E lo fa con sincerità assoluta, unendo al “vulcanismo” solito della sua verve polemica una lucidità di sguardo così limpida e affilata da ricordare gli illuministi francesi del ‘700 o, in tempi a noi più vicini, le pagine “corsare” di Pasolini. Lo abbiamo incontrato a Marino, dove vive dal 2006, per rivolgergli qualche domanda sul nuovo lavoro, il trentacinquesimo libro della sua prolifica carriera letteraria.

Onofrio, ci risiamo. Dopo i versi tambureggianti di “Emporium”, il suo poemetto civile recentemente tradotto e pubblicato in Spagna, e dopo le fiammeggianti denunce contenute nei racconti visionari di “Energie”, ora questo pamphlet che ha la forza esplosiva di un ordigno atomico. Quando si esaurirà la carica della sua indignazione?

“Quando vedrò un mondo più giusto intorno a me, intorno a noi: cioè, mai. La mia sete di giustizia e verità è irriducibile, finirà solo col mio ultimo respiro. Più vado avanti negli anni e meno riesco a rassegnarmi”;

Che cos’è che non funziona nel mondo letterario italiano?

“Mi chieda, piuttosto, che cosa funziona. I giochi sono truccati, le faccende “ufficiali” decise a tavolino: chi ambisce a livelli importanti deve maneggiare delle garanzie di tipo politico o familiare, pena l’ostracismo. Il talento e il lavoro non bastano, se non a raggiungere l’aurea mediocrità di un’eco limitata; se si punta alle vette, cui legittimamente dovrebbero portare i meriti acquisiti con le “sudate carte”, ci si imbatte negli infiniti ostacoli frapposti dal Potere per bloccare l’ascesa ai “non autorizzati”. Oltre un certo punto non si va, ci sono i muri di gomma. E chi “sgarra” viene punito. La punizione è simbolica solo perché la letteratura conta infinitamente meno della politica o del malaffare, dove circolano interessi economici enormi, ma il principio è lo stesso: le persone scomode vengono “eliminate””;

Dinamiche e terminologie di stampo mafioso…

“E che cos’è, la massoneria, se non una forma di mafia? La gestione occulta di ciò che invece dovrebbe essere trasparente e democratico determina la selezione dei candidati in liste “dorate” (privilegiati, raccomandati, predestinati) e “nere” (coloro che viceversa sono da escludere, soprattutto se meritevoli). A chi si ostina a rompere le uova nel paniere si crea il vuoto attorno. Isolamento, Esclusione. Maldicenze. La speranza è che il pericoloso “outsider”, stanco di non ottenere i risultati che merita, si scoraggi e a un certo punto molli la presa. Ma con me hanno fatto male i conti: io sono fatto in modo tale che più ostacoli trovo, più mi diverto a insistere”;

Le maldicenze sono tipiche di ogni ambiente professionale, non crede?

“Certo. Un conto però quelle messe in giro dai colleghi gelosi, un altro quelle decretate come sentenze punitive dai vertici di chi governa nelle “segrete” del sistema. Se non possono colpirti sul piano del merito, cercano di farlo sul piano umano: per esempio, diffondendo la voce che hai un “brutto carattere”. Nella maggior parte dei casi significa che sei una persona integra e non malleabile, cioè poco disposta a recedere dai suoi principi etici. E questo per il Potere è un difetto intollerabile”;

Perché, secondo lei, la cultura italiana oggi “funziona” così?

“Perché è lo specchio di un Paese che “funziona” tutto così. Non conta tanto il curriculum o il lavoro svolto, quanto bensì i contatti, le amicizie, le entrature, e insomma i sistemi di convenienze che ti vengono cuciti addosso dalla famiglia o dalla politica. Se non sei caldeggiato da una struttura di potere in grado di garantire su chi sei e ciò che ha fatto o potrai fare, non avrai mai l’autorevolezza di ottenere gli incarichi ufficiali che, per quanto dimostrato, già meriteresti. Ecco la cosiddetta “fuga dei cervelli”: le tante, troppe eccellenze soffocate dal sistema-Italia, che trovano in altri Paesi una degna o più adeguata corrispondenza al merito. La cultura italiana è, da ultimo, un meccanismo non di promozione sociale ed evoluzione civile, ma di riproduzione dei rapporti di potere, funzionale al consenso e al privilegio. La chiusura oligarchica riflette quella di un Paese dove l’ascensore sociale è fermo da almeno vent’anni, fossilizzato sullo “status quo” e governato per vie occulte dalle massonerie”;

Quindi, Onofrio, lei parla di un problema trasversale a tutti gli ambiti professionali?

“Assolutamente sì, il sistema riproduce ovunque le sue metastasi. Io ho parlato per il mondo che mi compete come scrittore professionista, ma praticamente le stesse denunce potrebbero – e, anzi, dovrebbero – farle gli esponenti di ogni settore (università, giornalismo, avvocatura, medicina, spettacolo, ecc.). Anche il calcio, che pure per natura dovrebbe essere meritocratico, soffre delle medesime storture. Si legga per esempio il recente sfogo di Claudio Gentile, indimenticato campione del mondo 1982, la cui brillante carriera da allenatore è stata “bloccata” solo perché incompatibile con la mediocrità e l’ipocrisia indispensabili a fare carriera e ad essere cooptati”;

E lei non prevede conseguenze personali?

“No, poiché sono già oggetto di ostracismo (il sistema ha rilevato da anni le mie “intemperanze”, decretando pollice verso) e non ho niente da perdere, né incarichi ufficiali né posizioni di potere; proprio per questo sono nelle condizioni di dire che il re è nudo”;

Quali reazioni prevede al suo pamphlet?

“Mi piacerebbe che spingesse al coraggio di vuotare il sacco anche altri professionisti; sarebbe interessante, poi, confrontare le rispettive esperienze per dare vita a un movimento di liberazione democratica fondato sulla rivendicazione del merito in ogni ambito della società italiana. Quanto al mondo letterario, si potrebbero ipotizzare reazioni di scandalo e biasimo, se è vero che – come scrive Cicerone – “l’ossequio partorisce amici, la verità odio”. In realtà mi aspetto esiti di indifferenza e silenzio assoluto, dall’alto e dal basso. Quelle dall’alto le capisco, quelle dal basso no. Ho dato voce al malcontento di centinaia di colleghi che ogni giorno inciampano sugli stessi ostacoli da me descritti, ma ora (ne sono quasi certo) si guarderanno bene dal condividere ciò che ho denunciato per me e per loro, o dal dimostrarsi partecipi e solidali, forse per il terrore di compromettersi agli occhi del Potere o per il timore che il mio libro possa avere successo. L’ipocrisia regna sovrana nel mondo letterario, e non solo. Sta di fatto che una voce isolata, per quanto dirompente, ha un impatto risibile e pressoché nullo; solo dal confronto degli sguardi e dall’unione delle esperienze può scaturire una forza autentica di cambiamento”.

Di F.G.

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