Marino, a fine ottobre la rassegna La Dolce Arte

Marino, sabato 28 ottobre inizia “La Dolce Arte”, rassegna dedicata ai mostri sacri del cinema italiano, con il ricordo di Nino Manfredi

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La Dolce Arte

La cultura a Marino si dice cinema, e non solo per la lettera iniziale che accomuna le due parole. Sta per prendere vita «La dolce arte», una rassegna dedicata ai “mostri sacri” del cinema italiano (Manfredi, Magnani, Mastroianni, Blasetti, Sordi, Zavattini, Fellini) che avrà luogo – da questo mese al maggio del prossimo anno – presso la Sala Lepanto, annessa all’edificio di Palazzo Colonna. La rassegna – promossa da EdiLet-Edilazio Letteraria e organizzata da Markfilm, con il patrocinio del Comune di Marino e il supporto della Federazione Italiana dei Circoli del Cinema – sarà dedicata ogni mese a un protagonista diverso. Si comincerà sabato 28 ottobre, alle ore 18, con il ricordo di Nino Manfredi. L’evento, ad ingresso libero, vedrà la partecipazione testimoniale di Erminia, vedova del grande attore, e si avvarrà degli interventi di Luciano Saltarelli, presidente dell’Associazione Senza Frontiere onlus, che gestisce le attività della Sala Lepanto; dello scrittore e critico letterario Marco Onofrio, che parlerà della rassegna e, nello specifico, del percorso artistico di Manfredi; della giornalista e direttrice editoriale Mariarita Pocino, che avrà fra l’altro il piacere di intervistare Erminia. Le letture saranno a cura di Barbara Frascà. Alle ore 19 è prevista la proiezione del cortometraggio “Una giornata decisiva” (regia di Dino Risi: primo episodio del film “I complessi”, del 1965) con Manfredi nei panni di Quirino Raganelli, timidissimo impiegato che si ritrova a dire e fare l’esatto contrario di ciò che vorrebbe. Domenica 29 ottobre, alle ore 17.30, è prevista – sempre presso la Sala Lepanto – la proiezione del classico “C’eravamo tanto amati” (regia di Ettore Scola), del 1974. Seguiranno, nei giorni successivi, altri film con Manfredi protagonista, tra cui lo splendido “Girolimoni, il mostro di Roma” (regia di Damiani), del 1972. «La dolce arte» ha dichiarato Marco Onofrio, ideatore della rassegna, «non è soltanto un chiaro riferimento a Federico Fellini, che con il suo genio ha portato il cinema ad altezze difficilmente superabili, ma è anche un modo per alludere alla struggente bellezza di questo patrimonio di civiltà che – in particolare negli anni ’60 e ’70 – ha plasmato il nostro sguardo di italiani, offrendoci uno specchio dove riconoscere “per sempre” i nostri pregi e soprattutto i nostri difetti costitutivi. C’era un codice espressivo che il pubblico condivideva pienamente; quella koinè culturale si è poi frantumata nella volgarità e nel cinismo di un Paese in cui stentiamo a riconoscerci, soprattutto rivedendo la “dolce” Italia che ha prodotto e si è rappresentata in certi film».

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